Da qualche tempo il Ticino è alla ricerca di un riposizionamento sia nel panorama delle offerte svizzere sia a livello internazionale affinché torni nuovamente ad essere polo di attrazione per specifici comparti produttivi. Uno di questi settori potrebbe essere proprio quello della medicina, grazie anche alla presenza del Cardiocentro, dell’IRB, dello IOR di Bellinzona e di piccoli e medi cluster di imprese e laboratori che si sono e/o si stanno formando. 

La competizione con i grandi centri di ricerca della Svizzera interna è evidentemente molto accesa ed il Ticino sconta un ritardo negli investimenti di questo settore, tenendo conto del fatto che fino a poco tempo fa il Cantone era quasi esclusivamente dedito al Private Banking.  In particolare, oggi si possono intravedere delle opportunità nel breve e medio periodo.  Occasioni di sviluppo legate obbligatoriamente a nuovi meccanismi di “open innovation”: ad esempio la vicinanza con la Lombardia e in particolare con Milano dovrebbe indurre a sfruttare opportunità come lo Human Tecnopole su cui il mondo scientifico sta puntando moltissimo. IOR, IRB, Cardiocentro, o ad altre future imprese locali potrebbero fornire servizi od offrire piattaforme di sviluppo per i ricercatori provenienti da tutto il mondo ed interessati alla ricerca che si farà allo Human Tecnopole.

In ogni caso, diversi studi hanno dimostrato come l’investimento nella ricerca biomedica generi importanti ritorni economici. Negli USA è stato rilevato che per ogni dollaro speso dal National Institutes of Health (NIH) si generano, in soli 12 mesi, 2,21 dollari in crescita economica aggiuntiva. Gli investimenti in ricerca sono dunque essenziali per migliorare la salute umana, ma anche strategici per assicurare il benessere economico di un Paese. L’industria della salute, intesa come somma del settore farmaceutico e del biotech continua a mostrare tassi di crescita importanti. Le aziende biotech spendono quasi il 30% del loro fatturato in ricerca, e l’industria farmaceutica mediamente il 15%, garantendo un impatto occupazionale significativo.

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito alla nascita e al declino di molte startup in diversi settori che facevano un uso abbondante delle nuove tecnologie. Recentemente si assiste a un forte interesse per tutto ciò che circonda e permea il settore salute, che da sempre attrae investitori sia per fini sociali/istituzionali che economici.

Oggi viviamo all’interno di una economia divenuta veramente collaborativa (cosiddetta sharing economy) nella quale gruppi di persone o imprese apparentemente lontani per obiettivi o processi di business mettono a fattor comune le proprie risorse al fine di giungere a risultati di comune interesse. A tutto questo non è estraneo quel trasferimento tecnologico che è certamente ulteriore motivo di interesse per chi fa ricerca e per gli imprenditori che fondano imprese sulla base delle ricerche scientifiche Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Infatti, a fronte alle migliaia di aziende che si sono presentate al mercato nel mondo, sono relativamente poche quelle che poi hanno mantenuto le promesse ed hanno trasformato il mercato – anche per gli ingenti investimenti effettuati – o che saranno in grado di farlo dal punto di vista quantitativo o qualitativo.

 

Stefano Rizzi

Direttore della Divisione dell’economia del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE)

Lorenzo Ambrosini

Direttore della Fondazione Agire

Giampiero Bracchi

Presidente Emerito Fondazione Politecnico di Milano

Paolo Battaglia

Direttore di Accumed SA

Silvano Coletti

Fondatore e CEO di Chelonia Applied Science

Eduardo Grottanelli De’ Santi

Moderatore e Responsabile editoriale di Ticino Welcome

 

In che misure con quali caratteristiche a il Ticino costituisce un contesto favorevole per lo sviluppo di un ecosistema industriale teso all’innovazione?

Stefano Rizzi

«Il Cantone Ticino si è dotato già da qualche anno di una chiara strategia di sviluppo economico, che pone al centro il sostegno all’imprenditorialità e l’incentivo all’innovazione. Si tratta di un insieme di numerose misure finalizzate alla crescita economica del Cantone e alla creazione di posti di lavoro qualificati, in un’ottica di sistema e di definizione delle condizioni quadro. Un approccio lungimirante, che si prefigge di guardare proattivamente a un’economia già orientata al futuro, grazie a un’accresciuta messa in rete degli attori accademici, economici e istituzionali e a un’offerta di misure dedicate alle varie tipologie di imprenditori, dalle PMI alle aziende internazionali, passando da chi desidera mettersi in proprio e, ovviamente, dalle start-up. Una panoramica completa è disponibile sul Portale dell’innovazione e dell’imprenditorialità www.ti.ch/portale-impresa. Un ulteriore aspetto che mi preme sottolineare riguarda un’azione di vero e proprio marketing territoriale: a gennaio 2019 il Cantone Ticino ha aderito all’organizzazione di marketing territoriale Greater Zurich Area (GZA), con l’obiettivo di incentivare le aziende internazionali che intendono investire ad insediarsi sul territorio del nostro Cantone».

Lorenzo Ambrosini

«Agire (Agenzia regionale per l’innovazione in Ticino) è la piattaforma cantonale per il trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie e per la promozione dell’imprenditorialità. Il Ticino costituisce infatti uno dei sei sistemi regionali d’innovazione (SRI) riconosciuti dalla Confederazione, grazie a un’offerta di servizi di sostegno allo sviluppo economico, e in particolare in ambito di trasferimento di sapere e tecnologia e di sostegno all’imprenditorialità. Tra le iniziative messe in campo, spiccano il programma Boldbrain Startup Challenge che include una serie di workshop e di sessioni di coaching,  che si conclude con la premiazione dei cinque migliori progetti imprenditoriali, , e il Technology Transfer che ha lo scopo appunto di trasferire la conoscenza dagli istituti accademici alle imprese. E poi, naturalmente, il Tecnopolo Ticino, inaugurato nel 2014, che fino ad oggi ha visto una rotazione complessiva di 80 aziende. Il Tecnopolo conta oggi circa 30 aziende, accuratamente selezionate secondo dei criteri che favoriscono un ecosistema particolarmente dinamico e innovativo per queste giovani realtà imprenditoriali».

Giampiero Bracchi

«In campo istituzionale e imprenditoriale è da tempo condivisa, anche nella vicina Lombardia, l’esigenza di attuare una politica di ampio respiro volta a promuovere, favorire e sostenere la crescita del livello tecnologico e della competitività economica del sistema industriale (prioritariamente nelle sue componenti di piccole e medie imprese) e la nascita di nuove imprese tecnologiche, con l’obiettivo di fondo di accelerare la transizione verso le industrie della nuova economia e di assicurare la competitività con le altre grandi aree high-tech europee. Una fonte fondamentale, anche se non esclusiva, di nuove soluzioni tecnologiche per le aziende e la pubblica amministrazione dell’area lombarda è costituita dal patrimonio di competenze tecnico-scientifiche, di risultati di ricerca e di laboratori del Politecnico di Milano, e dalle strutture di trasferimento tecnologico e di creazione di impresa della Fondazione Politecnico e dell’incubatore Polihub. Nel nostro impegno a favore della creazione di ecosistemi favorevoli allo sviluppo di nuove imprese ci occupiamo anche del loro finanziamento,  e in questo senso devo notare che mentre la Svizzera è all’avanguardia in Europa per quanto riguarda il sostegno finanziario alle start up, in Lombardia – dove pur la presenza di molte Università e centri di ricerca produce una quantità di risultati innovativi che se adeguatamente valorizzati potrebbero trasformarsi in nuove imprese di successo – si investe in Venture Capital solo una frazione di quanto è ad esso riservato nella Confederazione».

Quali sono i vantaggi competitivi che il Ticino può offrire ad imprese che vogliono sviluppare prodotti e servizi innovativi?

Silvano Coletti

«La mia esperienza diretta può essere fatta risalire alla costituzione in Ticino, quasi vent’anni fa, di Chelonia, una società che si occupa di servizi transazionali, soprattutto nel settore medico-farmaceutico, accompagnando un’azienda dalla prima formulazione di un’idea di ricerca fino alla definitiva commercializzazione di un prodotto. Ebbene, io credo che quello delle scienze biomediche sia uno dei settori chiave dal potenziale più rilevante, presentando tassi di innovazione molto importanti. Il Ticino presenta in questo campo un ambiente di rilievo, grazie ad iniziative come l’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), l’Instituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOR), l’EOC con il Neurocentro, il Cardiocentro e la Fondazione per la ricerca cardiologica (FCRE). In sintesi, vi sono buone opportunità per promuovere l’intero settore della ricerca medica, biomedica e biotecnologica, coinvolgendo istituti di ricerca indipendenti, gruppi affiliati alla SUPSI o ad altre realtà accademiche non solo ticinesi, dipartimenti R&D di aziende del settore medico e biomedico, di mettere a disposizione dei ricercatori spazi e servizi, di incoraggiarne sinergie e collaborazioni, di attrarre investimenti e lavoro qualificato e iperqualificato, di favorire la crescita di start-up e spin-off. In particolare, vale la pena sottolineare come il Ticino, soprattutto se rapportato alla vicina Italia, possa esercita una notevole forza attrattiva nei confronti di talenti che in altri contesti trovano rilevanti difficoltà ad esprimere tutte le loro competenze e capacità».

Paolo Battaglia

«La storia di Accumed conferma quanto il Ticino possa essere attrattivo per nuove iniziative imprenditoriali. L’azienda è stata fondata nel 2004 per fornire alle start-up mediche un valido servizio di consulenza, e nel 2013 si è trasferita in Svizzera; da allora ha contribuito con successo alla commercializzazione in Europa di dispositivi medici da aziende americane ed europee, mettendo a disposizione dei propri clienti non solo semplici reti di distribuzione, ma anche partner professionali. Nel 2018, nuovi professionisti sono entrati a far parte dell’azienda e Accumed ha ampliato l’offerta di servizi occupandosi anche di Management, Development and Fund Raising Advisory.

Abbiamo così avuto modo di verificare sul campo come una buona idea non venga molto spesso sostenuta da un adeguato business plan e come sia facile incorrere in errate valutazioni che hanno poi pesanti ripercussioni sulle possibilità di successo di una nuova impresa. Penso soprattutto ad errori di valutazione circa l’ammontare dei capitali necessari per portare a conclusione un progetto o riguardo ai tempi di sviluppo del medesimo con il rischio di esaurimento delle risorse umane e finanziarie ben prima del suo compimento».

Partendo dalla considerazione, supportata da numerose statistiche, che se da un lato sono tante le nuove iniziative, molte sono anche le startup che falliscono o si perdono per strada, cosa si può fare per limitare questa dispersione di energie e risorse?

Stefano Rizzi

«Credo che un certo tasso di mortalità sia per sua natura insito nel concetto stesso di start up, ma indubbiamente possono essere promossi alcuni interventi per fare in modo che il maggior numero possibile di iniziative raggiunga gli obiettivi prefissati. Si può per esempio lavorare sul team che porta avanti il progetto, tenendo conto del fatto che chi vanta straordinarie capacità tecnico-scientifiche non sempre è poi dotato di adeguate competenze gestionali, che tuttavia devono essere acquisite fin dalle prime fasi di costituzione di una start up. Un altro aspetto di grande rilevanza, di cui spesso non si tiene abbastanza conto, riguarda poi la tutela della proprietà intellettuale con conseguenze che possono poi anche avere un effetto dirompente. In questo contesto, il Cantone Ticino si è dotato di una strategia che si prefigge di sostenere le start-up innovative. Si tratta di un “pacchetto completo” che copre tutte le diverse tappe dello sviluppo di una start-up innovativa. Dall’idea alla crescita, passando per la fase di consolidamento, ogni start-up ha bisogno di misure specifiche e calibrate secondo le effettive necessità in fatto di coordinamento e informazione, messa in rete, attività formative, coaching, ospitalità logistica e sostegno agli investimenti».

Lorenzo Ambrosini

«Durante lo sviluppo dell’idea, la formazione ha un ruolo fondamentale, che va poi a diminuire nella fase “seed” in cui il coaching riveste un’importanza sempre maggiore per favorire la preparazione degli imprenditori. In seguito, cresce sempre più la necessità d’investimenti, come risulta anche importante la disponibilità di spazi per avviare e consolidare la propria attività in vista della futura crescita. In questo contesto, soprattutto nelle prime due fasi, la consulenza ha un ruolo centrale quale punto di informazione e di messa in rete sul tema startup. Dopo un’attenta analisi del progetto, la Fondazione Agire orienta i promotori verso le risorse e i servizi che meglio si addicono alla loro fase di crescita. Il Ticino è il primo Cantone a livello nazionale a prevedere un contributo, sotto forma di incentivo, per le startup accettate alla fase di coaching del programma della Confederazione Innosuisse. Questo incentivo è finanziato attraverso la Legge per l’innovazione economica».

Stefano Rizzi

«Consentitemi di aggiungere alcune ulteriori considerazioni riguardo alle problematiche che incontrano le start up all’inizio del loro percorso imprenditoriale. È già stata da più parti sottolineata la necessità di assicurare una adeguata disponibilità finanziaria in grado di garantire tutte le fasi fino alla commercializzazione di un nuovo prodotto, ma non trascurerei in alcun modo l’importanza delle risorse umane chiamate a costituire il team di lavoro. In ogni caso vorrei dare un dato molto significativo. Un recente studio della Commissione europea ha preso in esame 238 aree economiche in funzione della loro propensione all’innovazione e tra le top ten ben 6 regioni sono svizzere: di queste la prima è Zurigo, come era facilmente prevedibile, seguita  a ruota dal Ticino».

Giampiero Bracchi

«Se parliamo di vantaggi competitivi che il Ticino può offrire riguardo alla nascita e allo sviluppo di start up, non si può in alcun modo dimenticare l’appartenenza al sistema paese Svizzera con tutto ciò che ne consegue in termini di stabilità economico-amministrativa e di disponibilità finanziarie. Per contro vanno almeno indicati come potenziali “criticità” una certa difficoltà ad individuare risorse umane qualificate; la mancanza sul territorio cantonale di grandi imprese indispensabili per un continuo scambio tra mondo della ricerca e mondo della produzione; la relativa lontananza rispetto a potenziali mercati di sbocco dove commercializzare nuovi prodotti. Una rilevante opportunità è invece costituita dalla contiguità con l’ecosistema di formazione, ricerca e industria dell’area milanese e lombarda. In ogni caso, mi piace sottolineare che la qualità della vita in Ticino è un elemento fortemente attrattivo per ricercatori che si spostano con famiglie e dunque sanno apprezzare il valore dei luoghi dove vivere, lavorare e far crescere i figli».

Silvano Coletti

«Concordo pienamente con quanto è stato detto circa le opportunità che può offrire un territorio come il Ticino dove, per aggiungere solo un ulteriore tassello, è presente un Centro di calcolo con capacità di elaborazione tra le più elevate in Europa, oltre ad altre qualificate piattaforme disponibili per supportare ogni attività di ricerca. Tuttavia, se devo indicare un luogo dove avviare una nuova attività imprenditoriale innovativa avverto nel caso del Ticino una ridotta “percezione” rispetto ad altre aree, come Zurigo o Milano, per restare alla realtà di due poli abbastanza vicini. Probabilmente si tratta di azioni di marketing territoriale da implementare, tenendo conto che nella corsa all’innovazione, la concorrenza in tutto il mondo è ormai spietata e senza esclusione di colpi».

Lorenzo Ambrosini

«Ancora riguardo alla questione del finanziamento di una startup, vorrei rilevare che per questo tipo di investimento i criteri di valutazione sono profondamente diversi rispetto a quelli classici di investimento su aziende consolidate, e intervengono variabili diverse e in parte imponderabili. Si tratta, in altre parole, di modificare anche un paradigma culturale molto radicato soprattutto nel mondo finanziario europeo e svizzero in particolare, a differenza di quanto avviene nel contesto anglosassone. Con un po’ di retorica si potrebbe dire che investire in una startup significa investire nel futuro: certamente gli elementi di analisi a disposizione per orientare una scelta sono diversi e molto meno certi di investimenti in aziende delle quali si ha a disposizione la metrica di uno storico finanziario».

Paolo Battaglia

«Il sostegno alla ricerca di finanziamenti riveste certamente un aspetto fondamentale per la crescita di una startup che, per sua natura, è un business di tipo scalabile, a cui servono ingenti fondi iniziali per poter lanciare adeguatamente prodotti o servizi in un mercato globale. In quest’ottica, è utile prevedere alcune interessanti misure, che rientrano in quella che possiamo definire una sorta di “rete degli investitori”. Il coinvolgimento del mondo scientifico (medici, ricercatori, esperti, ecc.) che con la loro testimonianza possono offrire una sorta di garanzia riguardo alla validità dei progetti di ricerca in atto può rappresentare un utile strumento per sostenere finanziariamente in modo adeguato il successo di una startup innovativa».