Entrambi provenite da importanti precedenti esperienze professionali. Qual è stato il vantaggio di aver unito i vostri studi?
«L’unione garantisce un continuo confronto critico all’interno dello studio, con una precisa responsabilità per ogni progetto tra chi riveste il ruolo di leader e chi ha il compito di essere la voce critica, che sottopone al vaglio ogni decisione e scelta progettuale. Associandoci abbiamo inoltre raggiunto quella massa critica di collaboratori che ci permettere di raggiungere una professionalità specifica nei vari campi di attività, quali progettazione, disegno, esecuzione, cantiere, aggiornamenti su nuove tecnologie, materiali, aspetti ecologici ecc., senza mai perdere il controllo su ogni progetto che può essere personalmente seguito in tutte le fasi di realizzazione».
Quali sono i principali temi di riferimento della vostra architettura?
«Sicuramente un costante ed approfondito studio di come ogni manufatto va ad inserirsi in un luogo, denso di caratteri geomorfologici ma anche di una memoria storica e culturale di cui occorre tenere conto. Da questa premessa deriva dunque la ricerca di un inserimento lineare e razionale nel contesto, tralasciando per scelta quelle forzature formali alla moda che generano soltanto conflitti in una organizzazione interna razionale. Il rigore del linguaggio architettonico vuole essere in ogni caso la cifra distintiva del nostro studio».
Anche per quanto riguarda l’utilizzo dei materiali il vostro studio avanza ben precise proposte…
«Siamo molto interessati ad una reintepretazione di elementi costruttivi storici con una nuova visione contemporanea. Ad esempio nelle residenze costruite recentemente a Sorengo ed a Massagno abbiamo utilizzato quale elemento base il mattone, tipico dell’architettura lombarda: si riprende la tecnica costruttiva senza imitare il passato ma se ne propone una nuova lettura; si evidenzia la tessitura orizzontale che racconta il processo di posa dell’elemento base, enfatizzando la trama grazie ad un modulo particolare (stretto e lungo) con la fuga orizzontale arretrata. La tinteggiatura in bianco modifica l’apparenza del mattone stesso ed evidenzia inoltre il gioco delle ombre che disegnano la texture di facciata. Nell’edificio Antonietta di via Besso, a Lugano, il procedimento è stato invece inverso: il cotto è stato usato con una tecnica innovativa, con elementi in grande scala che permettono di utilizzare una tecnica di costruzione moderna (facciata ventilata sospesa) che si combina con la materialità della terra cotta».
La modulazione della luce costituisce un altro elemento che entra in modo importante nelle vostre costruzioni…
«Sì, un tema ricorrente nei nostri edifici è la transizione tra lo spazio esterno e l’interno della costruzione, con una serie di filtri che regolano la luce che viene trasmessa all’interno dei locali: brise soleil, grigliature traslucide e solette in aggetto sono elementi caratteristici delle nostre architetture che consentono una corretta modulazione della luce naturale. Una sfida molto stimolante è stata la progettazione del nuovo edificio per la logistica di Bolliger e Tanzi a Caslano, che costituisce un buon esempio di come siamo riusciti a coniugare espressione architettonica e aspirazioni del committente: il filtro (elemento in maglia metallica) diventa il simbolo, il brand della ditta stessa. Si crea così un dialogo tra contenuto e contenitore, mentre un intervento artistico di Nag Arnoldi, dinamico bronzo ottenuto con la tecnica della cera persa collocato in posizione dominante sopra un container, si impone quasi a simboleggiare un senso di protezione nei confronti del contenuto dello stabile».
Nel corso degli anni avete sviluppato una significativa collaborazione con artigiani di provata professionalità…
«Senza voler operare come impresa generale (che spesso si scontra con la necessità di scegliere specifiche professionalità e che poi rende difficoltose eventuali modifiche in corso d’opera), abbiamo creato con molti artigiani e imprese attive sul territorio ticinese un sistema di rapporti che permette di accompagnare il committente nella giungla di proposte di ditte che si propongono sul mercato e poi spariscono nel volgere di pochi mesi. Con questo network si ottiene il vantaggio di garantire la qualità e un prezzo prefissato, l’autonomia nelle scelte, la solidità economica delle aziende appaltatrici senza improvvisi fallimenti durante la realizzazione dei lavori».
Da ultimo, possiamo ricordare le vostre più importanti esperienza professionali maturate all’estero?
«Dopo una prima esperienza lavorativa di due anni – racconta Luca Pagnamenta – presso lo studio Plojoux di Ginevra, nel 1982 sono diventato collaboratore dell’architetto Bernard Tschumi di New York, dove ho avuto modo di partecipare ad alcuni concorsi internazionali vincendo il primo premio ed il mandato per la realizzazione del “Parc de la Villette” a Parigi, una delle grandi opere volute da Mitterand per ridare splendore alla capitale francese, dove mi sono trasferito per 4 anni per seguire la realizzazione di questo importante progetto».
«La mia esperienza, spiega Ugo Früh, dopo una formazione scolastica all’ ETH di Zurigo ed alla Columbia University di New York, si è sviluppata quale collaboratore per più di dieci anni presso lo studio di Mario Botta, dove ho avuto l’opportunità di lavorare nella sede di Lugano, ma anche di acquisire importanti esperienze all’estero in particolare quale responsabile del progetto del San Francisco Museum of Modern Art (SFMOMA) ed, ancora da studente, dello showroom ICF di New York. Ho inoltre seguito la progettazione di altri importanti opere, quali la Banca Bruxelles Lambert di Ginevra, il Museo della ceramica di Seoul, il Centro Sportivo Nazionale di Tenero ed il complesso OTAF di Sorengo».