La sua è senza dubbio una brillante carriera professionale che l’ha portata nel giro di pochi anni ad essere alla guida di uno studio d’architettura che si sta man mano affermando nel Canton Ticino. Quali sono state le tappe principali di questo percorso?
«Ho iniziato la mia attività lavorativa in cantiere, conseguendo poi il diploma federale di Muratore edile nel 1997 presso la SPAI di Biasca, e il diploma in Architettura presso la SUPSI di Lugano, nel 2001. A completamento dell’istruzione tecnica ho conseguito il Master of Art in Architecture presso l’Accademia di Mendrisio, con un progetto per la riqualificazione urbana dell’intera laguna di Venezia con l’architetto Elia Zenghelis con il quale intrattengo collaborazioni con il mio studio tutt’oggi. L’esperienza acquisita negli anni si è arricchita anche grazie alla collaborazione con altri teorici e architetti del calibro di Kenneth Frampton e Steven Holl. Durante questo periodo ho partecipato al concepimento e realizzazione di diversi concorsi internazionali collaborando con Steven Holl NYC. Con quest’ultimo sono stati realizzati diversi progetti tra i quali spiccano i primi posti per l’Herning Center of Arts in Danimarca, inaugurato nel 2009, il museo per la Città del Surf e dell’Oceano a Biarritz in Francia, concluso nel 2011, oltre che la costruzione del piano di quartiere del Linked Hybrid Complex a Beijing consegnato in Cina nel 2009».
Quali sono i campi di intervento dello studio Mino Caggiula Architects?
«Lo studio prende vita da un particolare percorso professionale sviluppatosi durante gli ultimi due decenni, e da sempre si applica fra progettazione, design, costruzione, studi e ricerche teoriche, annoverando numerosi progetti a diverse scale, passando dall’oggetto di design al progetto urbano. Con sede a Lugano, in Svizzera, è composto da un gruppo affiatato di architetti di diverse provenienze e formazione che condividono, oltre ad una grande passione per l’architettura, criteri di semplicità, eleganza, attenzione alla sostenibilità dei propri progetti così come al contesto e al territorio».
Come nasce ogni vostro progetto?
«Il concept, l’idea guida del progetto, nasce sempre attraverso l’attenta osservazione del contesto. Cresce poi con l’utilizzo di innumerevoli maquettes. Non credo nell’isolato spunto creativo nato dall’estro del momento, quanto piuttosto sono convinto che anche la fase d’ispirazione spirituale nasca e si alimenti attraverso la pratica del costruire attraverso il territorio. La forma concreta matura quindi con il progetto esecutivo, disegnato nei minimi dettagli. Infine, attraverso la gestione del cantiere rispettando tempi e costi di realizzazione. Non mi stancherò mai di ripetere a me stesso e a tutti miei collaboratori che osservando il contesto, a lungo e più volte, e ascoltando la voce della committenza oltre di chi su quel territorio vive e lavora, è possibile cogliere ciò che quel luogo vuole dirci, trasmettendoci conoscenze, valori, tradizioni. Ed è solo dall’aver assimilato quella lezione che poi nascono le buone idee e prendono vita le forme».
Il vostro modus operandi viene spesso sintetizzato attraverso l’acronimo LECHE, che è anche il nome di un vostro progetto. Che cosa significa?
«LECHE, nell’acronimo che lo costituisce, racchiude al suo interno tutti i più importanti temi fondativi che guidano l’azione del nostro studio d’architettura: Living, Studiare attentamente le sinergie del vivere quotidianamente l’architettura; Ecology, Sostenibilità del progetto architettonico; Care, prendersi cura dell’esigenze dell’essere umano; History, fare tesoro dello storico architettonico e culturale, quando possibile valorizzazione delle preesistenze; Entertainment, raggiungere un equilibrio tra approcci giocosi nel praticare in modo pratico nel contesto attraverso l’architettura».
Quello della sostenibilità ambientale è un tema cui dedicate una particolare attenzione…
«Ci sono tre valori che cerchiamo di perseguire in ogni nostro lavoro: la forma, la funzione e l’inserimento sostenibile delle nostre architetture all’interno del territorio, intesa in senso economico da un lato e ambientale dall’altro. Si fa un gran parlare oggi di un modo di costruire ecologico, ma siamo ben sicuri che tutto quello che ci viene venduto come tale sia veramente ecologico e sostenibile? Questo problema lo poniamo a noi stessi e ai nostri committenti tutti i giorni, tenendo conto dell’intera filiera che crea un prodotto o un materiale, in relazione all’aspetto dell’energia “grigia”. Bisogna tenere conto di tutta l’energia spesa per tutti i processi produttivi e costruttivi, dalla materia prima alla lavorazione necessaria per la sua produzione e la messa in opera, fino al suo smaltimento o riciclo».
Nella presentazione dei vostri progetti e del lavoro dello studio date una grande importanza alla comunicazione…
«Siamo fortemente convinti che l’architettura, così come dovrebbe essere per qualunque altra disciplina, debba essere fruibile e comprensibile da tutti. A partire dalla sua concezione e poi in ogni fase della genesi progettuale e costruttiva, onde mettere l’interlocutore nelle migliori condizioni per comprendere tutto il lavoro teorico e pratico che c’è dietro l’elaborazione di un progetto. Negli ultimi mesi abbiamo realizzato, proprio per illustrare i contenuti del nostro lavoro, un workshop espositivo itinerante che, partendo dalla Darsena di Parco Ciani a Lugano, ha fatto tappa in Costa Smeralda, in Sardegna, per approdare a Brera, in Milano riscuotendo un grande interesse non soltanto presso un pubblico di addetti ai lavori».
Uno dei vostri ultimi progetti riguarda la progettazione del complesso Nizza Paradise Residence a Paradiso…
«Il Nizza Paradise Residence è stato il vincitore del primo premio di un concorso di idee che ha avuto come oggetto la progettazione di un Residence di lusso a Paradiso. Anche in questo caso, il progetto fonda il suo concept sull’attento studio dell’andamento del terreno. Questa analisi ha reso possibile la traduzione in architettura del linguaggio naturale, trasformando le morbide direttrici del pendio in linee costruttive. La forma è dettata dallo sviluppo verso l’alto delle curve di livello del lotto e si configura come una composizione di livelli orizzontali, formati da solette e pareti vetrate. Queste, aprendosi su profonde terrazze, si affacciano sul bosco ad ovest, sul Parco del Guidino ad est e sul Lago di Lugano a sud. A scala urbana, un percorso pedonale al piano terra collega tre differenti entità territoriali e paesaggistiche, il parco, il lago e il bosco. I flussi dei percorsi pedonali, che sono i collegamenti al parco, al bosco e alla città, convogliano all’interno del nuovo edificio. Incastonato nel declivio, un cannocchiale inquadra il paesaggio e accoglie una SPA per il benessere degli inquilini, definendo un percorso di sculture che partendo dal parco del Guidino collegano due entità paesaggistiche fino ad oggi scisse: parco e bosco».