Era il 1962 quando Andy Warhol presentò la sua celebre opera 32 Campbell’s Soup Cans, una serie di 32 tele raffiguranti le diverse varietà della nota zuppa americana. Un’opera che pose un tassello fondamentale nella storia della Pop Art e che portò l’attenzione sul tema della relazione tra contenuto e contenitore. Tema complesso che coinvolge trasversalmente diversi aspetti della nostra società contemporanea soprattutto oggi dove il ruolo dei media e della comunicazione è preponderante e spesso si sovvertono i valori tra ciò che è e ciò che appare. Il progetto BK House dell’architetto Luca Coffari, realizzato a Giubiasco tra il 2014 e il 2015, si inserisce idealmente in questo dibattito. Opera d’arte che contiene opere d’arte, così in sintesi si potrebbe descrivere questo lavoro che in realtà è partito proprio dalla richiesta dei committenti di avere una scultura in beton per dare spazio e visibilità alla loro opere. Una coppia con due figli che oltre alle normali esigenze abitative, vorrebbero risolvere anche il desiderio di esporre quanto hanno collezionato. La scelta di un professionista come Coffari non è casuale. La sua formazione di architetto si intreccia con la sua passione per l’arte e gli studi dei maestri della pittura, da Matisse a Ellsworth Kelly a Richard Serra, così come la sua professione si fonde con la sua pittura. Non è certo una novità dopo Raffello e Michelangelo nel Rinascimento o Le Corbusier o van Doesburg nell’età moderna, ma segna una connotazione precisa nel fare l’una e l’altra cosa.
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Ticino Welcome 60 – Issu