Serena Maisto, hai di recente presentato il tuo catalogo “Emozioni in cerca di forma” che racchiude i tuoi primi vent’anni di carriera artistica. Qual è il bilancio professionale e personale che ti senti di fare di questa lunga esperienza?

«Non vorrei parlare di un bilancio perché mi dà l’idea di qualcosa che si chiude, mentre io sono più vicina ad un concetto di evoluzione, a qualcosa che continua ma al tempo stesso si trasforma. Ecco, forse l’immagine più corretta è quella di un giro di boa, per dispiegare le vele verso un tratto di mare ancora sconosciuto da percorrente spinti da un vento nuovo e propizio. In ogni caso, se mi fermo a guardare il lavoro fin qui svolto posso dire di essere nel complesso contenta e appagata, con molti lavori di cui sono particolarmente orgogliosa: penso, tra gli altri, alle elaborazioni sulle fotografie di Edo Bertoglio o alle esposizioni realizzate con la galleria di Stefano Cortesi».

Quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad uno “ZOOM out” e ad allontanarmi momentaneamente dal mondo delle Gallerie d’arte?

«Ho avvertito forte l’esigenza di prendermi una sorta di anno sabbatico, non nel senso di allontanarmi dal mio lavoro, che proseguirà anzi più inteso che mai, ma piuttosto dal mondo delle gallerie, delle esposizioni, delle fiere d’arte. Non si tratta, voglio sottolinearlo con forza, di una critica all’importante lavoro che esse svolgono, quanto di un mio intimo bisogno, o desiderio, di sperimentare diverse modalità di lavoro che possano consentirmi una maggiore libertà nell’esprimere la mia creatività, rispettare i miei tempi, coltivare le relazioni umane che più mi stanno a cuore: tutti questi elementi costituiscono un aspetto imprescindibile del mio lavoro e in questo momento voglio assolutamente preservarlo. In questo periodo continuerò ad esplorare il mio mondo, dipingendo dopo nuove ispirazioni, ma queste non verranno mostrate subito al pubblico e tenute celate fino al momento opportuno, quando ritornerò nel mondo delle gallerie d’arte».

Quali saranno dunque i programmi del tuo nuovo STUDIO•80?

«Mi sono da poco trasferita in questo nuovo spazio. Sotto ci sarà il mio appartamento, sopra l’atelier ed una sala adibita sia ad ufficio che a luogo per eventi privati. L’aspirazione non sarà quella di fare esposizioni, ma di creare un punto d’incontro, quasi un salotto di casa, per le persone desiderose di collaborare. Potrà ospitare letture, esibizioni musicali dal vivo o semplicemente conversazioni tra persone che sanno ancora apprezzare il valore della parola senza essere costantemente assillate dall’urgenza di consultare il proprio cellulare.

Perché STUDIO•80? Il nome vuole ricordare lo Studio54 di Warhol, con un richiamo agli anni ’80. Vorrei ricreare un’atmosfera serena e tranquilla, felice e con la voglia di interazione. Pochi social, ma tante parole dal vivo. In più, il 1982 è il mio anno, quindi non poteva esserci modo migliore per richiamare un percorso personale ed artistico anche nel nome dello studio».

Hai scelto di collaborare con interior design, architetti, aziende e privati con il desiderio di creare su commissione opere d’arte site specific. Pensi che questo approccio ti consentirà di continuare ad esprimere liberamente la tua arte e perché intendi dare spazio a creazioni solo su commissione?

«L’dea di fondo sottesa alla mia scelta è quella di stabilire un rapporto più intimo e personale con il cliente, con cui stringere una relazione costante e continuativa che parte dalla progettazione alla realizzazione dell’opera d’arte, a volte anche sul posto. Creare su commissione mi consente di non avere limiti nella mia ispirazione, perché ovviamente nessuno mi dice mai come realizzare un’opera. Insieme viene scelto lo stile dell’opera commissionata, poi ho sempre carta bianca per esprimere la mia arte. Semplicemente, l’opera è fatta su misura per essere inserita nel modo più consono in un determinato posto. In questa prospettiva di intensificare i miei lavori su commissione, ho di recente avviato anche una bella collaborazione con Manuela Ronchi, direttrice e proprietaria di Action Agency Advanced Communication, l’agenzia di comunicazione che mi affiancherà nel nuovo percorso».

Exploring Serena: un concetto, un’idea, un titolo per descrivere il tuo nuovo sito web. Possiamo approfondire in che modo intendi raccontare il tuo mondo?

«Exploring Serena sarà come un titolo, un sottofondo di parole che descriverà lo stile del mio nuovo sito web.  Il mio obbiettivo è quello di creare una stretta connessione tra reale e virtuale: le persone potranno conoscermi venendo in studio, ma anche scrivendomi e parlando direttamente con me attraverso la rete. Il nuovo concetto è quello di raggiungere un’apertura totale nei confronti di chi è interessato a scoprire il mio mondo. A chi si connette on line sarà data inoltre l’opportunità di diventare sostenitori dello STUDIO•80, con la possibilità di partecipare agli eventi privati organizzati durante l’anno».

Guardando al futuro, quali sono i progetti che più ti stanno a cuore o che hai in corso di realizzazione?

«Mi piacerebbe molto riuscire a creare delle opere molto grandi, destinate alle hall di hotel, alle entrate di palazzi, alle sale private di banche e aziende, senza naturalmente dimenticare gli spazi pubblici e le residenze private. A marzo del 2023 ho concluso a Tesserete un importante lavoro per conto di Banca Raiffeisen, mentre attualmente sto cercando di chiudere due contratti di esclusiva con due aziende leader nel settore dell’immobiliare, dell’interior design e della progettazione. E ancora, sto organizzando per i prossimi mesi il primo progetto su commissione arrivato da Los Angeles».

In conclusione che cosa c’è da aspettarsi da questo periodo di “ZOOM out”?

«Ho scelto di allontanarmi per un istante per vedere le cose più da lontano. Ma saranno mesi comunque intensi perché oltre ai lavori in corso già commissionati intendo concentrarmi sul mio personale percorso artistico. Così, per esempio, voglio intensificare le mie riflessioni sul tema della relazione tra Apparenza/Realtà, realizzando quadri dipinti sul retro che possono essere visti da entrambi i lati. E poi c’è la mia, mai sopita, passione per i lavori di grafica astratta, o la ricerca sui materiali, come le tele di lino grezzo che conferiscono ai lavori una particolare sensazione di purezza ed eleganza. Insomma i progetti e le idee non mancano di certo. Il cammino di un’artista è meravigliosamente infinito, ed io non sono che all’inizio. Per poi ributtarmi in uno “ZOOM in” più deciso e maturo».