Nel suo percorso professionale Emilio Martinenghi è riuscito a interpretare con successo molti ruoli diversi: consulente, politico, artista.
Come le è stato possibile conciliare impegni così diversi?

«Sicuramente con una dose di piacere e passione, coniugate da un comune denominatore e cioè il modo di esprimermi nei vari ambiti. Cerco di restare autentico e non condizionato dal possibile risultato delle mie attività. Mi spiego meglio: conta come faccio più di quanto penso di ottenere. Le varie attività poi si completano e le une sostengono le altre».

Dopo anni di attività politica quale bilancio si sente di tracciare di questa esperienza?

«Un bilancio non ancora definitivo e sempre in movimento. L’attività politica mi ha permesso e tuttora mi permette di conoscere le persone e il territorio e di ricevere stimoli e critiche e di potere anche partecipare alla nostra vita sociale. Il Cantone Ticino l’ho nel cuore e perciò ne ricevo gioie e dolori. Spero di infondere positività e ottimismo, esercizio non sempre facile con i tempi che corrono».

Il Ticino che verrà. Che cosa vorrebbe contribuire a realizzare nel corso dei prossimi anni?

«Contribuire a formare una mentalità coraggiosa e non rinunciataria, con spirito e rischio di impresa ove i principi di solidarietà siano posti in primo piano e questo attraverso il riconoscimento e rispetto del benessere individuale e della sua formazione. Meno moralismo giudicante e perbenismo a basso prezzo.  Ognuno deve potere aspirare al suo benessere individuale e con questo contribuire poi all’aiuto dei più deboli e fragili e in particolare di tutte le persone emarginate. Dunque un Cantone ove sia possibile sognare il miglioramento della propria condizione sociale e che abbia un profondo senso di rispetto per tutti i cittadini».

In che modo ha scoperto di avere una vocazione artistica e quali sono state le principali tappe del suo percorso in questo campo?

«In modo assolutamente casuale e nata da un bisogno di trovare una forma di espressione che potesse dire chi sono e quello che penso. Naturalmente ciò avviene con un linguaggio non convenzionale e sicuramente non facilmente decifrabile. È un percorso che si rinnova ogni volta che il pennello o la spatola toccano la tela e che mi porta ad una destinazione sconosciuta. Continuerò così sino a quando riuscirò ad eludere la ricerca del risultato.

A partire da ottobre sue opere saranno esposte a Villa Principe Leopoldo. Quali sono le novità e i principali motivi d’interesse di questa mostra?

«Ringrazio la Villa Principe Leopoldo per avere voluto questa esposizione sicuramente non convenzionale e distaccata dal contesto della villa. I quadri, diversi nel loro genere si riconoscono però nel desiderio di suscitare curiosità e libertà di interpretazione al visitatore. Qualche domanda viene anche posta all’osservatore con l’imperativo ‘you decide’ presente in molte tele. All’ospite decidere cosa».

La sua è una vita piena di tanti interessi. Si può definire un uomo appagato e quale è la sua idea di felicità?

«Sono felice a volte e anche triste come capita. Ogni giorno abbiamo momenti di felicità, molto dalle cose più semplici e scontate. Per me conta riconoscere questi momenti e ringraziare per poterli avere».