Il CCAT celebra dieci anni di attività. Quali erano gli obiettivi iniziali e quali sono stati i risultati più importanti raggiunti finora?
«In questi dieci anni abbiamo reso l’offerta locale più visibile e accessibile grazie alla piattaforma “Ticino a te”, alla quale hanno aderito circa 250 produttori e rivenditori. Parallelamente, abbiamo consolidato l’impiego di prodotti regionali nella ristorazione collettiva, con 86 mense che servono circa 489’000 pasti annui e utilizzano una quota significativa (ca. 30%) di prodotti locali nei menu. Grazie all’iniziativa “Ticino a Tavola”, realizzata con GastroTicino, circa 100 ristoratori generano oltre 400’000 piatti all’anno per un fatturato di circa 4 milioni di franchi. A questo si affianca la promozione dei marchi di filiera, in particolare “Ticino regio.garantie”.
Rafforzando il legame tra agroalimentare e turismo, abbiamo sviluppato progetti ed offerte enogastronomici ed esperienziali come lo Swiss Wine Tour (ad esempio cene in vigna) e le Agriesperienze, che valorizzano il territorio e le realtà produttive locali.
A conferma dei risultati raggiunti, quest’anno abbiamo celebrato il decimo anno di attività ottenendo anche due importanti riconoscimenti: il primo per “Ticino a te” e “Ticino a Tavola”, assegnato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e dall’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG), e il secondo per le Agriesperienze, premiate a livello nazionale e internazionale con il riconoscimento Best of Wine Tourism. Questo risultato ha portato alla mia nomina quale membro della neocostituita Commissione svizzera dell’enoturismo».
Tra i numerosi progetti promossi in questi anni, quali ritiene abbiano avuto il maggiore impatto per i produttori e per il territorio ticinese?
«Uno dei risultati più significativi è certamente aver creato una rete tra i produttori, che oggi beneficiano di una maggiore visibilità e, di conseguenza, di migliori opportunità di vendita. Questo ci permette anche di orientare in modo mirato i consumatori verso i produttori locali.
Altrettanto importanti sono le sinergie create tra il settore agricolo con la ristorazione (privata e collettiva) e il turismo, partner fondamentali per valorizzare e far conoscere sempre di più le eccellenze agroalimentari del nostro territorio».
Quale ruolo svolge oggi il CCAT nell’economia ticinese e quale valore aggiunto apporta al settore agroalimentare del Cantone?
«Nel corso degli anni, il CCAT ha assunto un ruolo sempre più centrale quale coordinatore, promotore e gestore di progetti nel settore agroalimentare. Abbiamo dimostrato di possedere le competenze, la visione e la capacità operativa necessarie per svolgere con efficacia i compiti a noi affidati, consolidando la fiducia dei partner e dei consumatori».
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso i prodotti locali e la sostenibilità. Quanto ha contribuito il CCAT a questo cambiamento culturale?
Tutte le nostre attività hanno un obiettivo chiaro: far conoscere quanto di buono viene prodotto in Ticino in quanto siamo convinti che conoscere sia il primo passo per apprezzare. Con iniziative come le Agriesperienze cerchiamo proprio di creare un ponte tra il mondo agricolo e quello urbano, rispondendo a un interesse sempre maggiore dei consumatori per l’origine degli alimenti e le modalità di produzione.
In quest’ottica collaboriamo anche con le scuole e con la formazione professionale, partecipando a iniziative come la Giornata della sostenibilità del Centro professionale tecnico di Trevano e il Green Day di Bellinzona, in programma a settembre. Sono particolarmente sensibile a questo tema, motivo per cui l’anno scorso ho approfondito le mie conoscenze in materia frequentando l’Executive Master in Circular Economy for Food, promosso dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo».
La collaborazione con ristorazione, turismo, scuole e media è uno dei punti di forza del CCAT. Quanto è importante fare rete per sostenere l’agroalimentare ticinese?
«Il Ticino è troppo piccolo per permettersi di lavorare in ordine sparso. Il detto “l’unione fa la forza” resta più attuale che mai: fare rete è una necessità, non un’opzione. È incoraggiante vedere quante sinergie virtuose possono nascere quando c’è la volontà di collaborare e di mettere competenze ed energie al servizio di un obiettivo comune».
Guardando al futuro, quali saranno le priorità del CCAT e le principali sfide da affrontare nei prossimi anni?
«L’agricoltura è un settore fragile: una grandinata o mesi di siccità possono compromettere un intero raccolto. Sostenere la produzione locale è quindi fondamentale, alfine di garantire la vitalità del settore agricolo. Per questo continueremo a promuovere un’alimentazione sana, equilibrata e sostenibile, sensibilizzando i consumatori sulle opportunità offerte dal territorio.
Essere consumatori consapevoli è una responsabilità di tutti. In Ticino e in Svizzera possiamo contare su una produzione controllata e certificata, con alimenti freschi e genuini: una fortuna da valorizzare e sostenere».



