Il comparto alimentare italiano continua a dimostrare una notevole capacità di adattamento anche in una fase caratterizzata da rallentamento economico, inflazione e tensioni internazionali. È questa la fotografia che emerge dalla dodicesima edizione del Food Industry Monitor, l’Osservatorio realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors, presentato ieri, 18 giugno, durante il convegno Modelli di sviluppo a confronto.
L’indagine prende in esame oltre 820 aziende italiane del settore food, rappresentative di 14 comparti produttivi e di un fatturato complessivo di circa 85 miliardi di euro. L’obiettivo è valutare l’evoluzione economica e finanziaria delle imprese, individuando anche le prospettive per il biennio 2026-2027.
Un settore che continua a crescere
Dopo gli anni segnati da forti turbolenze economiche, il settore alimentare conferma la propria solidità. Nel 2025 i ricavi sono aumentati del 3,3%, una crescita inferiore alle aspettative iniziali ma comunque coerente con l’andamento dell’economia italiana.
Secondo i ricercatori, il dato conferma la natura anticiclica del comparto, che continua a beneficiare della domanda legata ai beni essenziali. Allo stesso tempo, il rallentamento dei consumi interni e l’aumento dei costi stanno limitando la capacità delle aziende di trasformare l’incremento del fatturato in maggiori profitti.
La redditività è il vero nodo
Se i ricavi restano in territorio positivo, la situazione cambia osservando gli indicatori di redditività.
Il Return on Sales (ROS) è sceso dal 6,6% al 4,6%, mentre il Return on Invested Capital (ROIC) è diminuito dall’8,9% al 5,2%. Secondo l’Osservatorio, molte imprese hanno scelto di mantenere quote di mercato e volumi di vendita anche accettando una riduzione dei margini.
La solidità finanziaria generale rimane elevata, ma viene evidenziato anche un leggero incremento dell’indebitamento, elemento che merita attenzione soprattutto in un contesto caratterizzato da costi energetici ancora elevati.
Export ancora decisivo per la crescita
Il commercio internazionale continua a rappresentare una leva fondamentale per l’industria alimentare italiana.
Nel 2025 le esportazioni sono cresciute del 4,4%, un ritmo inferiore rispetto al +8,7% registrato l’anno precedente, quando molti operatori avevano anticipato gli acquisti in vista di possibili misure tariffarie negli Stati Uniti.
Le prospettive restano comunque favorevoli. Il Food Industry Monitor prevede infatti un incremento superiore al 7% annuo sia nel 2026 sia nel 2027, a condizione che si riducano le tensioni geopolitiche e che il costo dell’energia torni su livelli più contenuti.
Tra i comparti che potrebbero registrare gli sviluppi più interessanti figurano farine, olio, caffè e prodotti surgelati. Positive anche le aspettative per il vino, sostenuto dalla domanda internazionale, in particolare per gli spumanti e il Prosecco.
Inflazione e consumi restano le principali incognite
Le stime indicano una crescita del settore pari al 3,3% anche nel 2026 e al 3,4% nel 2027.
Numeri che, tuttavia, devono essere letti considerando l’effetto dell’inflazione. Per il prossimo anno l’aumento dei prezzi potrebbe superare il 3%, assorbendo buona parte della crescita nominale delle imprese alimentari. Solo nel 2027 gli analisti prevedono un ritorno a un’inflazione vicina al 2%, rendendo più evidente l’effettivo andamento del mercato.
Specializzazione o diversificazione? Non esiste una formula unica
Uno degli aspetti approfonditi dall’Osservatorio riguarda i modelli di business adottati dalle aziende.
Circa sei imprese su dieci propongono un’offerta articolata su più linee di prodotto. Tuttavia, l’analisi dimostra che la diversificazione non garantisce automaticamente risultati migliori.
Osservando il periodo compreso tra il 2018 e il 2024 emerge infatti un leggero vantaggio competitivo per le aziende concentrate su una singola linea produttiva. Una maggiore focalizzazione consente infatti, in diversi casi, di sviluppare competenze più specialistiche, rafforzare il posizionamento e utilizzare in modo più efficiente gli investimenti.
Il dato riflette anche la struttura del comparto italiano, caratterizzato dalla presenza di numerose piccole e medie imprese familiari fortemente specializzate.
Governance sempre più determinante
Tra gli elementi che emergono con maggiore evidenza figura il rapporto tra qualità della governance e risultati economici.
Le imprese caratterizzate da strutture manageriali più aperte, organizzate e inclusive registrano livelli di redditività superiori rispetto a quelle con modelli gestionali più tradizionali.
L’indagine evidenzia inoltre come la presenza di amministratrici delegate contribuisca positivamente sia al rendimento degli investimenti sia alla redditività del capitale proprio. Benefici vengono riscontrati anche nei modelli di leadership condivisa, soprattutto quando tra i co-amministratori delegati figurano donne con responsabilità strategiche.
Il carattere familiare continua a distinguere il settore: il 70% delle aziende analizzate appartiene infatti a famiglie imprenditoriali. All’interno di questo gruppo, le realtà multifamiliari mostrano performance migliori rispetto alle aziende controllate da una sola famiglia, grazie a una maggiore apertura manageriale e a una migliore capacità di affrontare il ricambio generazionale.
Le valutazioni degli esperti
Per Carmine Garzia, professore di Management e responsabile scientifico del Food Industry Monitor, il 2025 conferma la solidità del comparto, pur in un quadro caratterizzato da consumi deboli e costi energetici elevati. Secondo il docente, le prospettive richiedono comunque prudenza, considerando l’incertezza dei mercati internazionali e le dinamiche inflattive.
Anche Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment Banking di Ceresio Investors sottolinea come la progressiva compressione dei margini e il lieve aumento dell’indebitamento impongano una riflessione sulle strategie commerciali e finanziarie delle imprese. In questo scenario, governance efficace e gestione del passaggio generazionale diventano fattori determinanti per sostenere la competitività nel lungo periodo.
Il confronto tra i protagonisti del settore
La presentazione dello studio ha riunito alcuni tra i principali protagonisti dell’industria alimentare italiana.
Dopo gli interventi istituzionali del rettore Nicola Perullo e del direttore generale di Banca del Ceresio SA Gabriele Corte, i risultati della ricerca sono stati illustrati da Carmine Garzia.
Il confronto è poi proseguito con Albiera Antinori, amministratrice delegata di Marchesi Antinori, e Riccardo Illy, presidente del Polo del Gusto, che hanno affrontato i temi dell’innovazione e dell’evoluzione dei modelli imprenditoriali.
Successivamente Angelo Mastrolia, chairman di Newlat Group e presidente di Princes Group, ha discusso insieme ad Alessandro Santini le prospettive di crescita e internazionalizzazione delle imprese italiane del food.
L’incontro si è concluso con un ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, affidato a Oscar Farinetti, presidente dell’Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.



