Quali esperienze della sua infanzia o giovinezza sente che hanno maggiormente plasmato il suo carattere e il suo modo di servire il Paese?
«I miei genitori erano imprenditori e persone animate da grande dedizione tanto nella loro attività professionale quanto nella vita della comunità. Partecipavano con impegno alle associazioni culturali e alla vita ecclesiale, e questo loro esempio ha esercitato su di me un’influenza profonda.
Non ancora ventenne ho avuto l’opportunità di assumere la presidenza dell’associazione giovanile di Rabius. In quel contesto appresi precocemente il valore della responsabilità, della collaborazione e dell’impegno per la coesione sociale. Quegli anni rappresentarono per me una sorta di apprendistato morale e civico, che ha segnato in modo decisivo il mio successivo percorso politico».
Nel suo percorso politico e personale, ci sono figure che considera veri mentori? Che cosa ha imparato da loro che porta ancora con sé oggi?
«A ventuno anni ho fondato, insieme ad alcuni colleghi, la Gioventù PPD Surselva. Abbiamo promosso nuovi progetti, introdotto impulsi innovativi e, così facendo, abbiamo stimolato – talvolta anche messo alla prova – il partito madre. Non tutti hanno accolto queste iniziative con entusiasmo, ma molti ci hanno offerto un sostegno convinto. Non ho avuto mentori nel senso tradizionale del termine, ma ho incontrato numerose persone che mi hanno accordato fiducia, incoraggiato e consigliato. Sono state loro a sostenermi e a spingermi a candidarmi, a 26 anni, per il Gran Consiglio e, a 31, per il Consiglio nazionale. Ho compreso presto una verità essenziale: il successo non esiste senza impegno; chi aspira a raggiungere un obiettivo deve saper investire energie, costanza e dedizione».
Lei è noto per un forte radicamento nei valori cristiani. Che cosa significa, concretamente, per lei essere cristiano nella vita pubblica e nella vita privata?
«Sono cresciuto nell’Alta Surselva, una regione profondamente permeata dalla tradizione cattolica, attorno all’abbazia benedettina di Disentis. La fede ha accompagnato la mia vita fin dall’infanzia: prima come chierichetto, poi come lettore e, più in generale, nella quotidianità. Anche oggi essa rimane una presenza viva, sebbene non più nel senso classico di una partecipazione regolare alla liturgia. Ritengo giusta e necessaria la separazione tra Chiesa e Stato; al tempo stesso, credo che ciascuno debba potersi riconoscere apertamente nella propria fede. L’autenticità, per me, è un valore imprescindibile. Per questo mi definisco senza esitazione un cattolico credente, pur non condividendo sempre ogni posizione o ogni scelta della Chiesa».
In un mondo spesso dominato dall’individualismo, come interpreta il concetto di servizio agli altri? E che ruolo attribuisce alla responsabilità personale?
«Proprio chi ricopre un ruolo politico porta una responsabilità particolare: quella di dare il buon esempio. Sarebbe poco credibile appellarsi costantemente al senso di responsabilità individuale, all’impegno volontario e al servizio verso il prossimo, senza contribuire personalmente in modo concreto. Il servizio agli altri dovrebbe far parte del DNA della nostra società, poiché ognuno può offrire il proprio contributo. Ben poche cose sono più gratificanti di un sorriso sincero o di un ringraziamento sentito per un servizio reso. Se come Stato e come comunità vogliamo avere successo, dobbiamo vivere la responsabilità personale e, al tempo stesso, sostenere con generosità i più fragili della nostra società. Chi agisce in questo modo trova anche sperimenta anche un senso di compimento più autentico – ne sono convinto».
Passiamo al suo ruolo nella Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia: quali sono i suoi compiti principali come Presidente del consiglio di fondazione?
«La Fondazione per la Guardia Svizzera Pontificia, istituita nel 2000, ha come finalità il sostegno finanziario, materiale e sociale della Guardia e dei suoi membri, contribuendo così a garantirne la continuità nel lungo periodo. Negli ultimi anni abbiamo potuto destinare ai circa 135 membri della Guardia un contributo annuo di circa 700.000 franchi. Grazie all’eccellente operato della precedente presidente, l’ex Consigliera federale Ruth Metzler-Arnold, e all’impegno del Consiglio di fondazione, oggi siamo in grado di ampliare ulteriormente questa forma di sostegno. Poiché le esigenze dei membri della Guardia sono in costante crescita, prevediamo per il futuro spese annuali dell’ordine di 1,2 milioni di franchi, risorse che devono tuttavia essere reperite anticipatamente. La raccolta fondi rappresenta pertanto uno dei nostri compiti centrali, che svolgiamo con grande dedizione e con profonda gratitudine verso le nostre benefattrici e i nostri benefattori».
La Fondazione sostiene la Guardia Svizzera Pontificia in diversi ambiti. Qual è, secondo lei, il contributo più significativo che essa offre oggi al corpo e alla sua missione?
«La Fondazione offre alla Guardia Svizzera Pontificia un sostegno che va ben oltre l’aiuto materiale: crea le condizioni perché ogni membro della Guardia possa vivere la propria missione con serenità, dignità e fiducia. Questo impegno si manifesta innanzitutto nell’accompagnare le famiglie dei membri della Guardia: nel 2025 abbiamo sostenuto 24 famiglie con 26 bambini e a gennaio 28 famiglie con 26 bambini, garantendo stabilità a chi serve lontano da casa. Un secondo pilastro è la formazione, che comprende soggiorni linguistici prima dell’inizio del servizio in Italia e percorsi di aggiornamento professionale per il rientro nel mondo del lavoro. A ciò si aggiunge la tutela previdenziale, assicurando che non si creino lacune contributive nelle assicurazioni sociali, così da evitare penalizzazioni future nelle rendite di vecchiaia. Infine, la Fondazione sostiene con convinzione le attività di comunicazione e reclutamento, oggi sempre più complesse ma decisive per garantire alla Guardia continuità e rinnovamento. Insieme, questi quattro ambiti non solo sostengono la Guardia nel presente: le permettono di guardare al futuro con forza, orgoglio e rinnovata consapevolezza della propria missione».
Come descriverebbe la relazione con i donatori della Guardia e che cosa la rende speciale?
«Con le nostre benefattrici e i nostri benefattori intratteniamo un rapporto improntato a grande personalità e sincera considerazione, e molti di loro ci accompagnano con fedeltà da numerosi anni. Abbiamo inoltre potuto instaurare con diverse fondazioni partenariati duraturi e affidabili, essenziali per garantire stabilità e sicurezza alla nostra pianificazione. In ultima analisi, la generosità fiorisce là dove le relazioni umane raggiungono la loro pienezza; è da questa ricchezza di legami che nasce il nostro desiderio di esprimere gratitudine anche attraverso esperienze di viaggio esclusive a Roma e in Vaticano, luoghi in cui storia, arte e spiritualità si intrecciano in modo unico».
Lei trascorre tempo a contatto con le guardie. Com’è la quotidianità con loro? Che cosa l’ha colpita di più del loro spirito e della loro disciplina?
«I membri della Guardia prestano servizio in condizioni del tutto particolari. Sono chiamati ad assumere responsabilità rilevanti, spesso lontani dalla loro patria, e devono essere sempre pronti a intervenire – sia nella vita quotidiana del Vaticano sia durante i viaggi internazionali del Santo Padre.
L’ultimo anno li ha posti di fronte a sfide particolari: la scomparsa di Papa Francesco, il conclave e l’avvio del pontificato di Papa Leone hanno richiesto una presenza costante, professionalità impeccabile e una disponibilità all’azione senza esitazioni.
Nonostante le circostanze straordinarie i membri della Guardia si sono sempre distinti per motivazione, disciplina e una serenità davvero notevole. Non considerano il loro compito un semplice dovere, ma una vocazione autentica. Nei molti colloqui avuti con loro ho potuto percepire con chiarezza questo spirito. La mia stima e la mia ammirazione per il loro servizio sono, di conseguenza, profondissime».
La Guardia Svizzera Pontificia è un’istituzione antica, ma opera in un mondo moderno. Che cosa, secondo lei, legittima la sua esistenza oggi?
«Dal 1506 la Guardia Svizzera Pontificia protegge il Santo Padre e la sua residenza. Questo incarico è rimasto immutato fino a oggi. Sono invece cambiati i metodi con cui viene svolto il servizio, così come il contesto operativo. Raramente lo scenario attuale è stato tanto complesso e imprevedibile quanto lo è oggi. Di conseguenza, il compito della Guardia Svizzera è impegnativo, ma più importante che mai. Inoltre, i membri della Guardia, in quanto svizzeri nel cuore di Roma, sono molto più che semplici forze di protezione: sono ambasciatori della Svizzera e dei suoi valori. Questo incarico merita il massimo riconoscimento e il nostro pieno sostegno, affinché questa tradizione unica possa continuare anche in futuro».
In che modo la Guardia Svizzera Pontificia riesce a coniugare tradizione e innovazione nella sua formazione e nel suo servizio quotidiano?
«Il contesto di sicurezza divenuto più complesso richiede una formazione nettamente più approfondita, maggiori competenze specialistiche e una più elevata capacità di valutazione. Molti membri della Guardia vedono in questo anche un’opportunità per prolungare il loro servizio oltre la durata minima di 26 mesi. Allo stesso tempo, sono aumentate le esigenze legate alla quotidianità e alle condizioni di vita. Con la costruzione della nuova caserma e il sostegno finanziario della nostra fondazione, diamo un contributo importante in questa direzione. Anche il generale benessere della Svizzera ha fatto sì che i giovani membri della Guardia abbiano aspettative diverse rispetto a qualche decennio fa. Il sostegno della fondazione è quindi di importanza decisiva per garantire il futuro della Guardia».
Guardando al futuro, quale desiderio o visione ha per la Guardia Svizzera Pontificia e per la Fondazione che la sostiene?
«La mia visione è che la Guardia Svizzera Pontificia, da oltre 500 anni al servizio del Santo Padre, sostenuta dalla nostra Fondazione e dalla generosità delle donatrici, dei donatori e di tutti coloro che la accompagnano, continui a poter incarnare nei secoli un modello di fedeltà e servizio. Siamo tutti chiamati a custodire e tramandare un compito così ricco di storia e significato per la Chiesa e per la nostra Confederazione».
Martin Candinas
Martin Candinas (1980) è una figura di spicco della politica svizzera e membro del Consiglio nazionale dal 2011 per il partito Il Centro. Ha ricoperto la massima carica parlamentare come Presidente del Consiglio nazionale per l’anno 2022/2023, distinguendosi per il suo impegno a favore del federalismo, del plurilinguismo e delle regioni di montagna. In precedenza è stato deputato nel Gran Consiglio del Canton Grigioni. È Presidente della Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia



