
Viviamo un’epoca di rapide evoluzioni. Le professioni e il mondo intorno a noi cambiano ogni giorno, spingendo la società – anche fuori dalla Svizzera – a cercare un continuo equilibrio tra aspettative acquisite e un futuro ancora da definire. Questa futura evoluzione promette novità allettanti, ma dipende dalle decisioni che prendiamo oggi. Anche il mondo della comunicazione multimediale e il pubblico cui essa si rivolge vivono questa realtà.
È una realtà che Susanne Wille, dal 2024 Direttrice Generale del gruppo SRG SSR, l’azienda mediatica di Servizio pubblico di cui la RSI è l’unità italofona, interpreta con un pragmatismo ispirato dalla realpolitik del presente, e lo orienta a un’evoluzione che includa tutte le culture e le sensibilità plurilingue del nostro paese, affinché non solo chi fa i programmi, ma anche chi li guarda ne diventi protagonista.
Con una perfetta conoscenza delle lingue nazionali e dell’inglese, Susanne Wille ha un master in economia aziendale all’IMD di Losanna e una formazione in strategia digitale e gestione del cambiamento. Per dieci anni ha lavorato nella redazione di “10vor10” – un programma di SRF analogo a “Prima Ora” della consorella RSI. In seguito è stata corrispondente politica a Berna per «Rundschau», trasmissione simile a “Falò” della TV di Comano.
Dal 2016 ha guidato la trasformazione digitale della newsroom SRF (l’unità tedesca), dirigendo il progetto “Qualità e Gestione” e contribuendo a “SRF 2024” come membro del team strategico. Inoltre, ha diretto il dipartimento Cultura ed è anche stata vicedirettrice di SRF.
Il prossimo 8 marzo 2026 il popolo svizzero si esprimerà sull’iniziativa popolare «200 franchi bastano! (Iniziativa SSR)». “L’iniziativa”, riporta la nota stampa del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC), “prevede di ridurre il canone per le economie domestiche a 200 franchi all’anno, di esentare tutte le imprese dall’obbligo di pagarlo e chiede che la SSR si limiti a fornire «un servizio indispensabile alla collettività. Il Consiglio federale e il Parlamento”, prosegue il DATEC, “respingono l’iniziativa, la quale, a loro avviso, si spinge troppo lontano. Anche il controprogetto deciso dal Consiglio federale sgrava le economie domestiche e le imprese. Contrariamente all’iniziativa, è però moderato e consente alla SSR di continuare a garantire il servizio pubblico in tutte le regioni linguistiche”. Intervistiamo Susanne Wille prima di questa importante scadenza..
In che modo la sua carriera giornalistica ha contribuito ad approfondire la sua comprensione dei bisogni e dell’evoluzione del pubblico?
«Il periodo trascorso come reporter, conduttrice e corrispondente di politica mi ha insegnato cosa interessa davvero al pubblico e come le persone recepiscono le notizie. In oltre vent’anni di carriera giornalistica ho imparato quanto sia importante raccontare le storie in modo comprensibile e presentare i temi affinché possano essere realmente condivisi dal pubblico. Il mio “cuore giornalistico” è la bussola che continua a orientarmi anche oggi nel mio ruolo di direttrice generale della SSR. Questa prospettiva mi aiuta a cogliere rapidamente nuovi temi, a descriverne l’essenza in modo comprensibile e a prendere decisioni in modo che i nostri programmi e le nostre offerte rispondano alle esigenze del nostro pubblico. «Il pubblico è al centro di tutto ciò che facciamo»: questo è il principio che guida il nostro lavoro».
Come si può conciliare il mandato del servizio pubblico della SSR, sancito dalla Costituzione e dalla legge come uno dei compiti fondamentali, con la crescente frammentazione delle fonti d’informazione e con le diverse aspettative del pubblico?
«La Svizzera conta quattro regioni linguistiche, ma una sola azienda mediatica che, nell’interesse dell’intera popolazione, le tiene unite. La SSR garantisce un’offerta di programmi equivalente per la Svizzera italiana, francese e tedesca, nonché un’offerta adeguata per la Svizzera romancia, nel rispetto del federalismo che contraddistingue il nostro Paese. Siamo presenti sul territorio, vicini alle persone, e raccontiamo le diverse realtà del nostro paese. Non solo portiamo la Svizzera nelle regioni, ma diamo anche voce alle regioni in tutta la Svizzera. Questo ponte regionale e linguistico rappresenta il vero valore aggiunto del servizio pubblico. Un giornalismo indipendente e di alta qualità è indispensabile per la Svizzera, sostenuto sia dalla SSR e sia dalle aziende mediatiche private, che insieme contribuiscono alla diversità delle fonti di informazione e anche alla libera formazione delle opinioni.
Le persone continuano a guardare la televisione e ad ascoltare la radio, ma la diffusione digitale assume un ruolo sempre più centrale: anche alla RSI il Telegiornale si guarda in differita, si ascoltano podcast e le notizie si seguono sui canali social.
Proprio per questo, di fronte alle fake news, alla crescente polarizzazione e al dominio delle piattaforme internazionali nello spazio digitale, la SSR, con i suoi contenuti informativi svizzeri, propone un riferimento verificabile e contribuisce al dialogo tra il pubblico delle varie regioni del nostro paese.
Ci consideriamo un forum per il dialogo e la formazione delle opinioni – in tutti i Cantoni e nelle regioni linguistiche, nelle città come nelle località più discoste. La SSR è anche sinonimo di giornalismo svizzero indipendente, dove le nostre proposte informative vengono raccontate secondo una prospettiva svizzera. Testimoniare la ricchezza della diversità culturale svizzera è il pilastro fondamentale della nostra democrazia e della nostra unità nazionale. Se questo pilastro venisse indebolito, ciò lascerebbe spazio a orientamenti divisivi».
Guardando al futuro del servizio pubblico radiotelevisivo in Svizzera, quale visione generale pensa possa guidare lo sviluppo della SSR nei prossimi anni, indipendentemente dall’esito della votazione? È possibile affrontare le sfide globali che il nostro Paese deve fronteggiare senza un sistema mediatico al passo con i tempi, che rifletta adeguatamente la diversità delle posizioni presenti nella società?
«Un giornalismo indipendente, di qualità e il più possibile diversificato – grazie alla SSR e ai media privati – è indispensabile per il nostro Paese. Il capo del Dipartimento federale della difesa Martin Pfister ha affermato di recente: «Chi indebolisce l’informazione e i media, indebolisce la sicurezza di un Paese. Per un’informazione solida, la Svizzera ha bisogno di media privati forti e di una SSR forte. La sicurezza di un Paese non si fonda solo su esercito, polizia e autorità, ma anche su cittadine e cittadini informati». Condivido pienamente queste parole. Deve essere chiaro che ogni futura riduzione dei mezzi finanziari della SSR avrebbe conseguenze sull’intera piazza mediatica svizzera. Con l’iniziativa «200 franchi bastano!», saranno sottratti 800 milioni di franchi al sistema mediatico svizzero. Sarebbe la fine della SSR così come la conosciamo. Non sarebbe più garantita la presenza di corrispondenti in tutta la Svizzera, vicini alla popolazione, né quella dei 17 studi regionali. Il nostro pubblico perderebbe un’informazione regionalizzata e quadrilingue, che rappresenta diversità, coesione e indipendenza. Questa non può essere una visione per il futuro del panorama mediatico svizzero. La SSR, i media privati e la politica condividono la responsabilità di prendersi cura della piazza mediatica svizzera e, con essa, di garantire le fondamenta di una democrazia sana, con cittadine e cittadini informati.
A tal fine, anche in futuro la SSR continuerà ad accompagnare e ad avvicinare le persone di tutte le regioni linguistiche, nella loro vita quotidiana: con le sue trasmissioni radiofoniche, i suoi programmi televisivi e i suoi contenuti online».



