Le speranze di pace, un rilancio economico, la frammentazione del dialogo politico e l’emergere di nuove aree di influenza si mostrano elementi ancora in cerca – sopratutto attraverso le elezioni – di uno stabile equilibrio. Abbiamo chiesto un commento ai membri della deputazione ticinese alle Camere federali e riportiamo le risposte ricevute.
«Gli americani hanno democraticamente scelto Trump per un secondo mandato», osserva Marco Chiesa deputato UDC al Consiglio degli Stati. «Sorprende l’ampiezza del loro sostegno ma ciò significa che il suo messaggio ha toccato larghe fasce della popolazione. Trump ha promesso crescita economica, una politica incentrata sugli interessi del suo Paese e meno attivismo internazionale. Impossibile prevedere il futuro, ma basta osservare le recenti evoluzioni per avvertire che è in atto uno stravolgimento dell’attuale sistema economico-politico. Pensiamo al BRICS, l’alleanza tra Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. È evidente che i rapporti di forza tra superpotenze si stiano modificando mentre il nostro continente sta perdendo influenza. Nel prossimo futuro credo ritroveremo un confronto tra Paesi che hanno interessi diversi tra loro, e posso solo augurarmi che la cultura del dialogo, e non quella delle minacce o della forza, assicuri la pace e lo sviluppo reciproco».
«La rielezione di Donald Trump avrà un impatto importante sui rapporti internazionali della Svizzera», rileva Alex Farinelli, deputato PLR al Consiglio Nazionale. «Le politiche economiche protezionistiche, già viste durante il suo precedente mandato, potrebbero intensificarsi, creando nuove sfide per le esportazioni svizzere verso gli USA, che restano il nostro primo partner commerciale. La sua presidenza, caratterizzata da una certa imprevedibilità, potrebbe generare ulteriori tensioni geopolitiche, in particolare nei rapporti con la Cina, con conseguenze indirette anche per la Svizzera. Tuttavia, la difesa degli interessi economici e diplomatici elvetici resterà al centro delle relazioni bilaterali, in un contesto che richiederà maggiore attenzione e adattamento».
Per Giorgio Fonio, rappresentante al Nazionale per Il Centro, «la democrazia è uno dei valori più importanti della nostra società. L’esercizio elettorale, indipendentemente dalle preferenze partitiche personali, è il risultato dell’espressione di una maggioranza di popolazione, e quindi va accettato. Con l’elezione di Trump a 47° Presidente degli Stati Uniti d’America, mi auguro di vedere un ristabilimento degli equilibri nella geopolitica internazionale che da troppo tempo ormai sta mietendo vittime e sofferenza. Penso in particolar modo a quanto sta accadendo nella guerra tra Russia e Ucraina e ai rapporti tra Israele e Palestina. Dal punto di vista economico purtroppo è molto probabile che la politica protezionistica, di cui il Trump ha già dato prova nel precedente mandato, avrà ricadute preoccupanti anche in Europa, per quanto riguarda gli indotti derivanti dagli scambi commerciali con gli USA».
«Ho seguito con interesse le recenti elezioni per la presidenza degli Stati Uniti», osserva Mauro Gianini, deputato PLR al Nazionale, «e mi rallegro, da un lato, che – differentemente da quattro anni fa – le parti, anche grazie all’atteggiamento del presidente in carica, mirino a una transizione ordinata e collaborativa del potere. Nondimeno, pensando agli interessi, soprattutto economici, ma anche di sicurezza, della Svizzera, mi preoccupano i proclami protezionistici (dazi) e nazionalistici (NATO) del presidente eletto, che spero possa invece, una volta in carica, ancora favorire il libero scambio tra le nostre due nazioni (e anche con le altre che influiscono sui prezzi dei nostri prodotti), rispettivamente la difesa coordinata dal patto atlantico del nostro continente».
«Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca», è l’opinione di Piero Marchesi, eletto al Nazionale per la UDC, «non causerà grandi scossoni nella politica interna americana, ma avrà un impatto su quella estera, in particolare nel conflitto tra Russia e Ucraina. In questo scenario vedo un’opportunità per la Svizzera e l’Europa: se la guerra dovesse terminare a breve come Trump ha annunciato di voler provare a fare, si creerebbe una maggiore stabilità geopolitica, con una conseguente riduzione degli enormi costi legati alla politica dell’asilo, che ci permetterebbe di rimpatriare i circa 70.000 cittadini ucraini con lo Statuto S. Oltre a ciò si potrebbe ritornare a una stabilità nella fornitura di energia con la conseguente riduzione dei costi a carico di cittadini e PMI».
«Va precisato» dichiara Paolo Pamini, rappresentante UDC al Nazionale, «che nella elezione di novembre non è stato eletto il Presidente USA bensì il Collegio elettorale, composto dai rappresentanti degli Stati che lo eleggeranno ad inizio 2025, e quindi sino al suo insediamento ufficiale Donald Trump resta un President Elect. Per quanto riguarda gli aspetti geopolitici internazionali, credo che sia una notizia migliore di un’elezione di Kamala Harris. Mi aspetto una fine abbastanza rapida del conflitto ucraino, verosimilmente con una soluzione simile alla Corea. Inoltre, potrebbe avvenire una riduzione dei mezzi finanziari alla NATO, il che quieterà certi animi. In generale, i quadri economici svizzeri si aspettano un ambiente economico più favorevole».
«Il risultato elettorale dimostra che la narrazione manipolata pro-Harris, che i media mainstream europei hanno propinato per mesi, non corrispondeva alla realtà sul territorio americano», commenta Lorenzo Quadri, deputato al Nazionale per la Lega dei Ticinesi. «Ora mi attendo che il nuovo presidente USA, coerentemente con le promesse elettorali, dedicherà la propria attenzione principalmente alla situazione interna, assumendo una posizione più isolazionista che imperialista. Se questo sarà un bene o un male per la Svizzera, lo si vedrà. Da un uomo d’affari quale è Trump, mi aspetto una propensione alla sottoscrizione di accordi di libero scambio senza pretese di legarli alla libera circolazione delle persone o alla perdita di sovranità dei contraenti (sarebbe paradossale per un sovranista). Questo potrebbe aprire possibilità interessanti per il nostro paese».
«Le elezioni presidenziali americane rappresentano senza dubbio un evento di rilievo internazionale», osserva Fabio Ragazzi, rappresentate agli Stati per Il Centro. «Con l’elezione di Donald Trump gli equilibri geopolitici e le dinamiche economiche globali verranno senza dubbio influenzati in modo profondo. La sua visione polarizzante, già sperimentata in passato, potrebbe rendere più difficile il dialogo multilaterale. Questo scenario va seguito con attenzione: la stabilità globale e la ripresa economica richiedono un approccio che promuova cooperazione e pragmatismo. La Svizzera, facendo valere la propria neutralità, ha l’opportunità di rilanciare il suo ruolo di mediatrice per contribuire a mantenere dei rapporti internazionali equilibrati, a beneficio anche della piazza economica svizzera e, di riflesso, per le nostre PMI».