La quarta rivoluzione industriale, nonostante i suoi benefici, lungi dal ripararne gli squilibri ha contribuito a esacerbarli. E senza un intervento consapevole e forte della politica mondiale, la situazione non potrà che peggiorare man mano che l’economia sarà sempre più digitale. Partendo da questa considerazione, gli esperti di UBS hanno sottolineato come i profondi cambiamenti in atto a livello di popolazione mondiale /elevati tassi di crescita, invecchiamento, urbanesimo esponenziale), sommati ai mutamenti geo-economici globali, ai fenomeni di finanziarizzazione e alla crescita del potere dei monopoli a livello internazionale in molti settori, a partire da quello dell’Information Technology, richiedano l’elaborazione di nuovi modelli di analisi, di un nuovo contratto sociale e di rinnovati strumenti di interpretazione della realtà.
La quarta ondata di globalizzazione deve essere human-centered, inclusiva, sostenibile. Siamo infatti in un contesto globale ad elevata instabilità, dove si sommano le conseguenze della quarta rivoluzione industriale, che cambierà per sempre la produzione, mutamenti geo-economici e forze geo-politiche, quali la crescita dei Paesi emergenti, in primis la Cina, come superpotenza economica e politica. In un mondo interattivo e interdipendente i problemi relativi alla sopravvivenza del genere umano fanno passare in secondo piano i più tradizionali conflitti internazionali. In altre parole, si assiste ad un progressivo passaggio dai tradizionali modelli organizzativi delle imprese (e delle organizzazioni in genere) alle piattaforme fisico-informative, dove network economico-produttivi globali coordinano flussi informativi, attività, asset fisici, un’ampia varietà di processi decisionali individuali e collettivi, dando così luogo a importanti discontinuità La creazione di valore non è più intrinsecamente connessa alla proprietà di asset fisici e intangibili, ma alla capacità di integrare task e funzioni eseguite in spazi geografici variabili, grazie a funzioni di coordinamento strategico in uno scenario multi-scala e tramite lo sviluppo di piattaforme fisico-informative.
Da un mondo di flussi di informazioni unidirezionali e tendenzialmente top down si passa ad un universo di circuiti interattivi e feedback cumulativi, che rendono potenzialmente tutti protagonisti: produttori, consumatori, comunità, miriadi di componenti delle supply chain.
Sono dunque in atto cambiamenti profondi di interi sistemi di produzione, management e governance a molteplice scala. In un mondo iperconnesso emergono, dunque, macro-trend e sfide globali, che richiedono l’elaborazione di nuovi modelli di analisi e interpretazione della dinamica in atto. I cambiamenti climatici e l’integrazione-finanziarizzazione si sommano a fonti di instabilità auto-rinforzantisi, a causa delle connessioni intense ed estese, che divengono un labirinto così intrecciato da rendere le crisi frequenti e dannose. L’era dell’iperconnessione digitale è quasi paradossalmente più vulnerabile, perché l’integrazione economico-finanziaria si unisce ad un assetto multipolare non ben definito, con una frammentazione del potere politico-istituzionale.
Di fronte a questo scenario come reagiscono e si orientano i mercati? Secondo gli esperti di UBS continua un’incertezza dei mercati mondiali già evidenziata lo scorso anno e la ricerca di valide opportunità di investimenti diventa sempre più complicata. In ogni caso ad avvantaggiarsi di questa situazione continueranno ad essere i mercati emergenti, dove tuttavia non mancano rischi legati soprattutto alla perdurante instabilità politica. Da tenere in ogni caso sotto stretto controllo le scelte della Federal Reserve in materia di tassi.
Un’ultima nota riguarda l’andamento dell’economia svizzera dove un sondaggio svolto presso un significativo campione di aziende ha previsto per il 2019 un incremento degli ordini rispetto alla situazione registratasi nel corso del 2018.