Si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi del calo di pernottamenti in atto nel corso del 2018 in Ticino in controtendenza rispetto alla crescita registratasi invece nel resto della Svizzera. Allora il turismo ticinese è in crisi?
«Non condivido affatto questa valutazione. È vero infatti che in Ticino i pernottamenti sono diminuiti, nella prima metà del 2018, del 6,9%, ma bisogna tener conto che il 2017 era stato un anno da primato (+7,7%) e anche il 2016 era stato in crescita (+4,6%). Una frenata era prevedibile, tenendo conto del venir meno della novità AlpTransit di altre circostanze particolari presenti in Europa nello scorso anno, come per esempio la paura del terrorismo che ha indotto molti turisti svizzeri a trascorrere le proprie vacanze entro i confini nazionali, premiando in particolar modo il Ticino. In ogni caso, l’andamento dei pernottamenti alberghieri subisce naturali oscillazioni di anno in anno e comunque da solo non è esaustivo per valutare lo stato di salute del settore turistico. Al contrario, per tracciare un bilancio complessivo, serve considerare altri parametri come la ristorazione, gli Airbnb, le case secondarie e il turismo di giornata. Fintanto che si continuerà a ‘misurare’ l’andamento turistico solo ed esclusivamente con il dato dei pernottamenti alberghieri il risultato darà sempre una immagine falsata della realtà. Penso dunque, in generale, che se il 2017 è stato un anno di forte crescita, il 2018 possa essere considerato un anno di consolidamento, in vista di un prossimo rilancio. Infatti, sono molti i progetti nel cassetto in vista di una data importante, il 2020, anno in cui grazie all’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri potremo davvero parlare di Città Ticino».
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Ticino Welcome 60 – Issu