Se è vero che il dialetto serve per distinguersi e riconoscersi allora, in una società votata alla certificazione, non c’è da stupirsi che stia cadendo in disuso! Certo è un peccato constatere che i nostri giovani si sono allontanati così tanto dalla nostra lingua madre. No, non è un errore! Dico lingua madre, perché ai tempi della nostra infanzia fuori dalla scuola, si parlava in dialetto, più che in italiano. Un seguito dell’allargamento del concetto di vicinato è sempre più espresso nella lingua di Dante, ma fra noi o nell’intimità delle famiglie, il dialetto contiunava a farla da padrone. Poi la mania di usare parole di altre lingue, l’internazionalizzazione, la separazione dell’era snob, hanno declassato il dialetto, come se questo non fosse più una lingua ma una volgarità. Che peccato si stia perdendo, perché perdendo il nostro dialetto perderemo una grossa parte di noi stessi, delle nostre radici, della nostra autenticità. Per fortuna però le parolacce in dialetto servono a vendere come il riquadro perché, diciamocelo, le parolacce in dialetto rendono molto più chiaro e sonoro il concetto che vogliamo esprimere. Come mai? Forse perché così esprimiamo meglio la nostra natura!
“Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia.”
Gilbert Keith Chesterton
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Parla come mangi!
08 Giugno 2018