Il caldo, la scarsità di precipitazioni e un mercato che continua a mostrare segnali di difficoltà. La viticoltura ticinese arriva alla vendemmia 2026 confrontandosi contemporaneamente con gli effetti del cambiamento climatico e con le incertezze economiche che attraversano l’intera filiera del vino un po’ ovunque nel mondo.
Il quadro emerso nel corso dell’incontro organizzato da Federviti a Tenero descrive un settore sottoposto a pressioni crescenti, ma che guarda alla stagione in corso con un cauto ottimismo. Le condizioni meteorologiche hanno infatti accelerato in modo significativo la maturazione delle uve, portando all’avvio anticipato della raccolta per alcune produzioni, mentre Cantone e organizzazioni del comparto stanno definendo una strategia destinata a incidere sullo sviluppo della viticoltura ticinese almeno fino al 2030.
Al centro delle riflessioni figurano la qualità della produzione, la sostenibilità economica delle aziende, l’adattamento alle nuove condizioni climatiche e la necessità di mantenere un equilibrio tra produzione e domanda.
Un anno segnato dalla siccità
Il 2026 si inserisce nella tendenza verso stagioni caratterizzate da temperature elevate, periodi asciutti più lunghi e precipitazioni sempre più irregolari. Una situazione che non riguarda esclusivamente la vite, ma che ha interessato diverse realtà agricole del Cantone.
La stagione è iniziata con un ridotto apporto di acqua e neve durante l’inverno. La scarsità di precipitazioni si è poi protratta nei mesi successivi, accompagnata da fasi di caldo intenso e prolungato. Nel Mendrisiotto, all’inizio di giugno, la grandine ha provocato ulteriori difficoltà, mentre nelle settimane successive le piogge sono rimaste limitate.
Per le vigne, l’assenza di umidità ha avuto conseguenze differenti. Da una parte, il clima particolarmente secco ha ridotto il rischio legato alle malattie fungine e ha favorito il processo di maturazione. Dall’altra, la crescente mancanza d’acqua ha sottoposto le piante a un forte stress idrico, rendendo necessari interventi di irrigazione in diverse situazioni per garantire sia lo sviluppo delle uve sia la salute delle viti.
Vendemmia in anticipo, ma la qualità dipenderà dalla maturazione
Le condizioni climatiche hanno determinato un anticipo eccezionale della vendemmia. La raccolta è già iniziata per le uve destinate alle basi spumante, per il Bianco di Merlot e per le varietà più precoci.
Per i vini rossi, invece, la valutazione richiede maggiore prudenza. Il grado zuccherino rappresenta soltanto uno degli elementi da considerare: per ottenere un risultato qualitativo soddisfacente occorre infatti attendere anche la corretta maturazione dei polifenoli, fondamentali per struttura, colore e caratteristiche organolettiche dei vini.
Secondo il presidente di Federviti Davide Cadenazzi, qualora le condizioni favorevoli dovessero proseguire senza ulteriori eventi meteorologici rilevanti, esistono le premesse per una vendemmia di qualità. Un giudizio che resta comunque condizionato dall’evoluzione delle prossime settimane e dalla capacità delle vigne di affrontare il prolungato periodo di carenza idrica.
Popillia japonica, oltre 25 milioni di esemplari catturati
Tra le criticità affrontate dal settore continua a figurare anche la diffusione della Popillia japonica. La cattura di oltre 25 milioni di esemplari conferma la dimensione raggiunta dal fenomeno e la difficoltà di contenere un insetto invasivo che può colpire numerose specie vegetali.
Federviti ha sottolineato l’impegno messo in campo dal Cantone e dai Comuni nel contrasto al neobiota, ringraziando le autorità per il lavoro svolto.
Resta inoltre aperta la questione della pressione esercitata dagli ungulati sui vigneti. Il tema ha ricevuto meno attenzione durante l’attuale stagione, ma non perché il problema sia diminuito. Secondo quanto ricordato da Cadenazzi, la minore centralità della questione deriva piuttosto dalla presenza di altre emergenze che hanno assunto un peso ancora maggiore per il comparto.
Il mercato del vino e il valore del prodotto
Accanto alle questioni legate al clima e alla gestione agronomica, la viticoltura ticinese deve confrontarsi con una situazione di mercato complessa. La domanda più debole e le incertezze che coinvolgono produttori e trasformatori rendono ancora più importante il mantenimento di condizioni economiche in grado di sostenere l’intera filiera.
In questo contesto, Federviti segnala come, diversamente da quanto avvenuto in altri Cantoni, sia stato possibile definire all’interno dell’Interprofessione della Vite e del Vino una scala dei prezzi condivisa e mantenere il riferimento di 4,20 franchi al chilogrammo.
La scelta viene interpretata dall’associazione come un segnale di continuità nei confronti dei commercianti e, allo stesso tempo, come uno strumento per riconoscere il lavoro dei produttori e contribuire alla stabilità economica del sistema vitivinicolo ticinese.
La questione dei prezzi si intreccia direttamente con quella del futuro delle superfici coltivate. In una fase in cui il mercato non mostra una crescita tale da giustificare un’espansione indiscriminata della produzione, la strategia individuata da Cantone e Federviti punta a orientare lo sviluppo verso investimenti considerati capaci di generare maggiore valore aggiunto.
Un sostegno cantonale e una collaborazione rafforzata
Federviti ha espresso soddisfazione per la collaborazione con la Sezione dell’agricoltura della Divisione dell’economia, in particolare per il lavoro dedicato allo sviluppo di strumenti destinati a rafforzare il comparto.
Tra le misure citate figura uno stanziamento di 20’000 franchi a sostegno del settore per i danni subiti. Una cifra contenuta, soprattutto se rapportata alle dimensioni complessive delle difficoltà, ma che viene considerata dall’associazione un segnale di attenzione, anche alla luce dell’attuale situazione delle finanze cantonali.
La risposta alle difficoltà, tuttavia, non si limita agli interventi immediati. Una parte centrale della strategia riguarda infatti la programmazione dello sviluppo della viticoltura nei prossimi anni.
Fino al 2030 nuovi criteri per gli impianti
La nuova misura elaborata da Federviti e dalla Sezione dell’agricoltura prevede che fino alla fine del 2030 la realizzazione di nuovi vigneti destinati alla produzione di vino venga valutata secondo criteri strategici.
L’obiettivo è evitare una crescita quantitativa non sostenuta dalle reali esigenze del mercato e privilegiare, invece, gli investimenti in grado di contribuire alla qualità, alla competitività e alla sostenibilità del settore nel medio e lungo periodo.
La scelta è il risultato di un confronto con le organizzazioni della filiera e prende forma in un momento in cui produttori e trasformatori devono confrontarsi con una domanda meno dinamica. Controllare l’espansione delle superfici vitate viene quindi considerato uno degli strumenti per proteggere il valore economico della produzione ticinese e contribuire alla tenuta dei redditi delle aziende.
«L’obiettivo è di orientare lo sviluppo della viticoltura ticinese in modo responsabile e coerente con le effettive esigenze del mercato», ha dichiarato Davide Cadenazzi.
Nella stessa direzione si inserisce la posizione espressa dal capo della Sezione dell’agricoltura Daniele Fumagalli, secondo cui l’intento è valorizzare la qualità della produzione, favorire un progressivo riequilibrio del mercato e rafforzare la competitività del comparto nel tempo.
Le eccezioni previste dalla nuova impostazione
La misura non blocca completamente gli interventi sui vigneti. Rimangono possibili la ricostituzione delle superfici già esistenti e gli interventi nelle zone caratterizzate da forte pendenza.
Questi vigneti svolgono infatti una funzione che non riguarda esclusivamente la produzione di vino. Le aree coltivate in collina e sui terrazzamenti contribuiscono alla biodiversità e alla conservazione di elementi storici del territorio, come muri a secco, pergole e piccoli appezzamenti vitati.
La nuova impostazione lascia inoltre spazio alla realizzazione di impianti con varietà diverse dal Merlot, a condizione che rispondano a una concreta domanda commerciale. La diversificazione dell’offerta viene considerata una possibile opportunità per il settore, purché non avvenga a discapito delle altre attività agricole e del patrimonio territoriale e culturale legato alla tradizione viticola.
La sostenibilità passa anche dal progetto ViSo Ticino
La strategia fino al 2030 si collega al percorso già avviato attraverso Viticoltura Sostenibile Ticino (ViSo Ticino), progetto sostenuto dalla Confederazione, dal Cantone e dalle principali organizzazioni della filiera.
Il programma punta a favorire un’evoluzione delle pratiche produttive attraverso la riduzione dell’impiego di prodotti fitosanitari, la sperimentazione e la diffusione di vitigni maggiormente tolleranti alle malattie e un accompagnamento tecnico rivolto alle aziende.
L’adattamento della viticoltura ticinese alle condizioni climatiche e alle nuove esigenze ambientali rappresenta così uno dei punti centrali della strategia. La stagione 2026, con la sua combinazione di caldo, siccità e fenomeni meteorologici estremi, mostra in modo concreto quanto il cambiamento delle condizioni climatiche stia incidendo sulle decisioni quotidiane dei viticoltori.
Qualità invece di crescita indiscriminata
La direzione individuata da Federviti e Cantone sembra dunque basarsi su un principio preciso: in una fase di domanda incerta, aumentare semplicemente le superfici coltivate non rappresenta necessariamente una risposta alle difficoltà del settore.
L’accento viene posto sulla qualità del prodotto, sulla capacità di generare valore aggiunto, sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla capacità della filiera di adattarsi ai cambiamenti.
La vendemmia anticipata del 2026 costituisce, sotto questo aspetto, un banco di prova immediato. Da una parte vi sono condizioni che potrebbero favorire un’annata qualitativamente interessante; dall’altra restano i rischi legati alla siccità e alla crescente instabilità meteorologica.
Nel frattempo, la strategia definita fino al 2030 punta a offrire un quadro di riferimento più stabile per le aziende. L’obiettivo dichiarato è affrontare le trasformazioni del comparto non soltanto attraverso interventi contingenti, ma con una programmazione capace di tenere insieme esigenze del mercato, tutela della produzione, innovazione e sostenibilità.
Per la viticoltura ticinese, il futuro passa quindi da un equilibrio delicato: produrre meno o, quantomeno, evitare di produrre oltre quanto il mercato sia in grado di assorbire, senza rinunciare alla diversificazione e alla capacità di investire. Una sfida che si giocherà contemporaneamente nei vigneti, nelle cantine e lungo l’intera filiera, mentre il clima continua a modificare tempi e condizioni della produzione.



