Arrivi in Val d’Orcia, ti guardi intorno e non sai che strada prendere: file di cipressi, distese di ulivi, vigneti infiniti con una luce particolare a qualsiasi ora del giorno. Colline dall’andamento dolce simili a dune, campi di grano in cui il giallo ocra è rotto dai filari di cipressi, parabole di vigne che si mescolano ai girasoli e affiorano dal grigio che i sentieri in terra battuta decorano come fossero una cornice. La regione è punteggiata da affascinanti borghi, ognuno con la sua storia e il suo carattere unico. Tagliata dal fiume omonimo, la valle è un connubio perfetto tra il lavoro della natura e quello degli uomini, racchiudendo alcuni tra i più incantevoli paesaggi della Toscana, a cui si può accedere dall’area limitrofa delle Crete senesi, fatte di argille, arenarie e antichissime sabbie marine che formano i calanchi dalle sfumature grigio-azzurre, degna introduzione alle contrade di questo intero territorio, passando di continuo da Medio Evo a Rinascimento e viceversa.

Situata su un colle a poco più di cinquanta chilometri a sud di Siena, si trova Pienza, un perfetto connubio tra bellezza naturale e architettura rinascimentale, luogo natale dell’umanista Enea Silvio Piccolomini che, divenuto Papa Pio II, volle farne una città nuova, dalle geometrie perfette dettate dai canoni urbanistici rinascimentali trasmessi da Leon Battista Alberti e riassunti nella città ideale, convergenza di pensiero e spazi, simboli e simmetrie. Attraversate le porte delle sue mura medievali ci si immerge in vicoli, colonnati e terrazzi, incantati dalla splendida piazza trapezoidale, contornata da palazzi illustri e dalle facciate in travertino color miele, dalle sue strade eleganti, le piazze armoniose e le viste panoramiche sulla valle.

Definita «città ideale» o «città utopica», è stata pensata dall’architetto Bernardo Rossellino come modello di convivenza che dall’architettura si traduca in vita quotidiana. Da qui passava l’antica Cassia che poi verrà affiancata dalla Via Francigena, l’antico percorso di pellegrinaggio che collegava Canterbury a Roma. Lungo l’antica Via Francigena, si trova anche San Quirico d’Orcia, un gioiello medievale. Con le sue strade acciottolate, le chiese storiche e gli splendidi giardini, questo borgo offre un’esperienza autentica e tranquilla. La sua posizione ha giocato un ruolo cruciale nel suo sviluppo. Il borgo ha accolto pellegrini per secoli e ancora oggi è un punto di sosta per chi percorre questo storico cammino.

Un paio di chilometri prima di raggiungere San Quirico, sulla destra si trova uno dei panorami della Toscana più famosi: i famosi cipressi di San Quirico, nient’altro che una fila di alberi su una collina, ma la loro geometria quasi perfetta, unita alla bellezza del panorama circostante, li rendono davvero una meraviglia della natura. Poco lontano, sempre sulla Cassia, si trovano le terme di Bagno Vignoni, elogiate da santa Caterina da Siena e Lorenzo il Magnifico. Frequentate e conosciute da etruschi, romani e personaggi famosi, sono caratterizzate dalla grande piscina che occupa la piazza centrale, costruita nel Rinascimento proprio sopra la fonte termale e circondata da palazzi cinquecenteschi, opera dello stesso Rossellino che ridisegnò Pienza.

Non si può, poi, non parlare di vino e quindi scoprire Montalcino e Montepulciano. Tra chiese e palazzi, come quello vescovile, Montalcino è conosciuto, oltre che per il Brunello, uno dei vini più pregiati d’Italia, per il suo borgo medievale, con una vista spettacolare sui vigneti circostanti, famosissimo anche per una gastronomia più leggendaria, con preparazioni storiche dove il pane, rigorosamente sciocco, cioè senza sale, è il protagonista. Panzanella, pappa al pomodoro, ribollita con il cavolo nero, zuppa frantoiana, fagioli cannellini e pomodoro su fette di pane abbrustolito. La cucina locale, semplice e genuina, ovunque in questa zona, esalta i prodotti del territorio. Tra le specialità da non perdere ci sono i pici, una pasta fresca fatta a mano, spesso condita con sugo all’aglione o cacio e pepe. Senza dimenticare i formaggi pecorini di Pienza.

Montepulciano è invece famosa per il vino Nobile, prodotto principalmente con uva Sangiovese, e per i suoi palazzi rinascimentali e le sue chiese. Arroccata su una collina tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana, vanta una storia antica che risale agli Etruschi, ma è durante il Rinascimento che la città raggiunge il suo massimo splendore. Numerosi palazzi e chiese furono costruiti in questo periodo, rendendo Montepulciano un esempio perfetto dell’architettura rinascimentale. Fin dal tempo degli Etruschi, Montepulciano è stata al centro – sia geografico, che agricolo e storico – del commercio del vino in Toscana. E sarà proprio per questo che proprio qui si trova anche un legame con la nostra Svizzera, precisamente con la Tenuta Vallocaia di Bindella.

Il nome Bindella per uno svizzero è sinonimo oggi di ristorazione, ma la storia è iniziata quando Jean Bindella, nato in Ticino nel 1878, fondò un’enoteca nel 1909 e si specializzò nell’importazione di Chianti dalla Toscana. Con soli due cavalli aveva cominciato a trasportare damigiane e successivamente introdusse il famoso fiasco toscano in Svizzera. La storia recente inizia invece negli anni ’80 del secolo scorso, grazie alla passione di Rudi Bindella che, sulla traccia di quanto avviato dal nonno, approfondisce e sviluppa le attività di famiglia iniziando ad importare e distribuire eccellenze italiane nel mercato elvetico, aprendo anche ristoranti dove attrae i pubblici internazionali delle più importanti località svizzere, da Zurigo a Lucerna, da Ginevra a Berna. Durante i suoi studi in Italia scopre Montepulciano, dove decide di diventare viticoltore ed avviare la propria Tenuta.

Nel 1983, Rudi Bindella acquista così una piccola proprietà nel cuore storico della produzione vitivinicola di Montepulciano: Vallocaia, nella zona di Argiano, comprendente un rudere e due ettari e mezzo di vigneti. Nel corso degli anni, la proprietà si amplia con l’acquisto di importanti appezzamenti, oliveti e boschi limitrofi ai vigneti per diversificare le produzioni e aumentare la biodiversità. Oggi Tenuta Vallocaia si estende per 175 ettari, di cui 54 sono coltivati a vite con altri 16 dedicati agli oliveti. Nel 2015, sono così iniziati i lavori per la nuova cantina, a coronamento di un processo di crescita e di arricchimento anche funzionale della Tenuta, inaugurata nel 2021. Un tuffo in una atmosfera particolare permette anche qui, oltre a degustare ottimi vini, di respirare tanta bellezza. E la storia continua.