Il comune di Collina d’Oro nacque dodici anni fa nel 2004 con la decisione di fondere in un unico municipio i tre paesi di Agra, Gentilino e Montagnola, ai quali si aggiunse in seguito Carabietta. A differenza di altri luoghi nei dintorni di Lugano, come il Monte San Salvatore e il Monte Brè, la Collina d’Oro è un poco meno conosciuta e trafficata dal turismo, nonostante riservi sorprese naturali, storiche e artistiche di grande pregio. Questo è un motivo in più per andare a conoscere approfonditamente questo luogo così bello.

 

Dal Laghetto di Muzzano a Gentilino

La partenza ideale dell’itinerario proposto, può avvenire sicuramente dall’ameno Laghetto di Muzzano situato nella piana dell’aeroporto di Agno, a breve distanza dal centro abitato di Viglio che a sua volta dista ben poco dalle sponde del Ceresio. Chi fosse provvisto di una bicicletta, potrebbe tranquillamente prevedere di compiere il periplo del piccolo lago, dove inaspettatamente guardando dai suoi bordi potrete scorgere diverse qualità di pesci nuotare sui fondali. Anche se in anni passati il laghetto ha sofferto problemi di stagnazione per via della poca profondità delle acque; alborelle, carpe, lucci e tinche, popolano in buon numero questo bacino. Dopo avere dedicato il tempo necessario alla visita del piccolo paradiso naturale, sarà giunto il momento di intraprendere l’inizio del percorso che porta a Gentilino; primo paese che incontrerete del comune di Collina d’Oro. Sarà vieppiù interessante cominciare il cammino dalla piccola stazione ferroviaria della linea Ponte Tresa-Lugano, che costeggia per un tratto di circa due chilometri il Laghetto di Muzzano. Dai 350 metri di altitudine sopra il livello del mare del laghetto, bisognerà salire agli oltre 400 di Gentilino e susseguentemente armarsi di volontà, per arrivare ancora un po’ piu su, quasi al culmine della collina nella località di Montagnola. L’impegno profuso per risalire lungo la collina sarà comunque ricambiato dagli stupendi panorami che mano a mano si dipaneranno sotto i vostri occhi e dalle tante bellezze artistiche che troverete lungo il cammino. Potrete scegliere di arrivare a Gentilino tramite la normale strada carrozzabile che passa da Sorengo, oppure salire dalle varie piste ciclabili che dal Laghetto di Muzzano vanno alla Collina d’Oro. Il centro storico di Gentilino è una bomboniera, dove vi risulterà entusiasmante aggirarvi fra le antiche viuzze che svelano antiche magioni padronali con corti e giardini di rara bellezza. Una su tutte: la Casa già Gamboni. Prendetevi la calma necessaria prima di procedere oltre, aggirandovi senza una meta precisa nel calmo nucleo antico dell’abitato. Ciò servirà a rasserenarvi e ritemprarvi l’animo, dandovi lo sprone necessario per farvi avvicinare al complesso religioso di Sant’Abbondio presso il villaggio di Barca.

 

Sant’Abbondio

Si vedono da lontano, la Chiesa di Sant’Abbondio con il suo alto campanile, la casa parrocchiale, le cappelle della Via Crucis, l’ossario e l’oratorio della Confraternita, i quali, uniti al prospiciente cimitero, formano un complesso religioso come pochi ce ne sono in tutto il Cantone Ticino. Un elegante viale d’ingresso, ai cui lati si fronteggiano due file di poderosi cipressi, porta fino al sagrato della Chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio; probabilmente la prima in Ticino dedicata al Santo vescovo di Como. Conviene entrare direttamente all’interno del luogo di culto, che presenta tre navate con altrettanti altari dei quali il maggiore è dedicato a Sant’Abbondio, per poi dedicare dell’altro tempo alla visita dell’esterno del complesso. L’altare in testa alla navata meridionale è quello di Sant’Antonio da Padova con il pregevole gonfalone in seta della Confraternita del Rosario. Per accedere all’oratorio bisogna invece percorrere interamente la navata nord della chiesa e passare oltre, mediante l’apertura di due archi nella parete. L’altare dell’oratorio della Confraternita ha un antico Crocifisso in legno e le parti superiori delle pareti sono state superbamente decorate a metà ‘800 dal pittore Abbondio Berra, della scuola dei Torricelli di Lugano. Sempre all’interno della chiesa, vi è anche una sala espositiva dove sono in mostra oggetti d’arte sacra quali sculture in terracotta, reliquiari e messali. Una volta usciti all’esterno, non perdetevi le due particolari meridiane sulle pareti sud-ovest e sud-est e l’eccellente panorama sulla conca di Lugano. che si mostrerà a voi. Per vederlo dovrete mirare lo sguardo oltre il parapetto delle cappelle della Via Crucis. Altro pezzo forte è il grande campanile accanto alla casa parrocchiale. Venne costruito staccato dalla chiesa nel 1570 dal “magister” Petrus quondam Joannis del Breno di Certenago; da allora svetta glorioso verso il cielo sfidando il tempo e la storia. Ritornate sui vostri passi ripercorrendo il viale di cipressi e portatevi al di la della strada per visitare il cimitero, ricordandovi che ogni camposanto racchiude sempre opere artistiche di altissimo livello, oltre ovviamente ai resti di personaggi famosi.

 

Sulle orme di Herman Hesse

La visita alla tomba di Herman Hesse nel cimitero di Sant’Abbondio, può essere un ottimo inizio per compiere una piacevole e istruttiva passeggiata, ripercorrendo le abituali camminate che faceva il premio Nobel per la letteratura, il quale scelse di stabilirsi a Montagnola dal 1919 fino alla fine della sua vita avvenuta nel 1962. Va precisato che all’interno del cimitero, oltre a quella dell’autore di Siddartha, si possono visitare tante altre tombe artistiche di grandi personaggi che hanno contribuito a fare della Svizzera una nazione simbolo della cultura. Accanto al muro di cinta del camposanto corre via ai Canvetti che andrà percorsa fino ad addentrarsi nel bosco per arrivare al Grotto Cavicc, dove Herman Hesse soleva transitare e trovare ristoro durante le sue passeggiate contemplative nella natura. Lo scrittore amava il Ticino per il paesaggio che offriva e anche le genti ticinesi per la loro schiettezza e semplicità, Nello stesso tempo vivendo a Montagnola, riusciva a intessere rapporti con amici artisti e intellettuali di lingua tedesca, che profondamente stimavano la sua infinita cultura. Una volta oltrepassato il Grotto Cavicc, potrete proseguire ancora per un pezzo nel bosco fino a sfociare nel vicolo di Liguna che introduce al paese di Montagnola. Nei pressi dell’ultimo tratto di strada avrete modo di godere di un bel panorama sulla parte del Ceresio che volge a Ponte Tresa. Entrate in paese e nel cuore dell’antico centro visitate il Museo di Herman Hesse in una dependance proprio accanto all’elegante Casa Camuzzi, luogo in cui il letterato trovò alloggio per ben dodici anni. Nel 1932 Hesse, grazie anche all’intervento del mecenate Hans Bodmer, si trasferì in quella che diventò la sua ultima magione: “Casa Rossa”. Seppur al di la di una recinzione e nonostante abbia cambiato di colore, la “Casa Rossa” si può ancora vedere. Per ammirarla, sarà sufficiente prendere la via Herman Hesse che dal centro Scolastico vicino alla piazza principale scende lungo la costa della collina. Dalla casa che venne abitata negli ultimi trenta anni di vita del premio Nobel, finisce la strada asfaltata e parte un altro sentiero immerso nel verde del bosco. Si chiama Sentiero Val Maiou e scende digradando dolcemente a valle fino a Cadepiano e poi a Barbengo. Chi avesse ancora energie, può intentare quest’altro cammino che porta ad altri luoghi molto interessanti.

 

Quella coppia del Nettare di Bacco

Arrivando a Barbengo si lascia il comune di Collina d’Oro e si rientra in quello di Lugano. Il borgo gode di una posizione stupenda che da una parte guarda il Monte San Salvatore e dall’altra volge verso la sponda italiana del Ceresio. Passando nella parte antica del villaggio è inevitabile sentire quell’aria che ti riporta indietro nel tempo, facendoti immaginare scenari di vita agreste oramai scomparsi dalla nostra quotidianità. Proprio nel bel mezzo di questo bucolico paesaggio sorge la Cantina Kopp von der Krone Visini. Qui si producono vini fra i migliori di tutto il Cantone Ticino, usando soprattutto uve a bacca rossa di qualità Merlot, oltre al cabernet Sauvignon, Cabernat Franc, Arinarnoa e Petit Verdot. Non viene tralasciata però la coltivazione di uve a bacca bianca quali lo Chardonnay, Viognier, Sauvignon blanc e Kerner. Nata nel 2006 dall’unione di intenti e di sentimenti di Anna Barbara von der Krone e Paolo Visini, l’azienda festeggerà in bellezza i suoi primi dieci anni di attività con la produzione di uno spumante metodo classico 1.0 Dosaggio Zero. Prodotto di spicco della cantina, dove oltre alla laboriosa coppia si danno da fare anche alcuni dei loro figli, è il mitico Balin; plurivincitore da diverse annate di premi di livello internazionale. Il Balin è un IGT della Svizzera Italiana che viene prodotto con uve di Merlot e Arinarnoa e affinamento in barriques nuove e di secondo passaggio. Il risultato è un sollucchero per il palato, ma questo non è il solo vino degno di nota della produzione di Cantina Kopp von der Krone Visini. Fra i bianchi vale la pena di menzionare Matto e Meridio: entrambi Indicazione geografica tipica della Svizzera italiana. Il primo è prodotto con uve Sauvignon blanc, Viogner e Kerner, mentre Meridio viene fatto con Merlot e Chardonnay. Passando ai rossi; come non menzionare oltre a Balin, il Merlot Scalin, prodotto in maniera tradizionale dal gusto morbido, fruttato e tannini dolci. Per finire, la complessità di Irto; un assemblaggio di Arinarnoa, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Cabernet Franc e Merlot. In questo caso i sentori di spezie la fanno da padroni in questo stupendo connubio di uve differenti, frutto della maestria della coppia del Nettare di Bacco che da dieci anni a questa parte creano eccellenze sulla collina di Barbengo. 

 

La Collina d’Oro, un angolo discreto e magnifico della regione del luganese

Di Alessandro Stella

 

Per poter dire di aver veramente visitato e conosciuto Lugano e la sua regione, bisogna includere nel proprio itinerario almeno una giornata alla scoperta della Collina d’Oro. La sua bellezza paesaggistica colpisce da subito, la quiete dei borghi, dei sentieri tra i boschi e tra i vigneti incanta, i tipici grotti regalano esperienze enogastronomiche sopraffine e i piccoli tesori che si trovano nelle chiese e nei palazzi storici permettono di imprimere nei ricordi i momenti trascorsi in questo angolo di soleggiata Svizzera. 

Un luogo questo, poco battuto dal turismo di massa ma che rappresenta un autentico patrimonio per gli appassionati di natura e cultura. Oggi come ieri personaggi e personalità internazionali vi sono legati e progetti come quello della Casa Museo e del sentiero dedicati a Hermann Hesse, dei quali sono stato promotore fin dai primi passi negli anni Novanta e che oggi vengono gestiti con straordinaria cura da persone di notevole passione, costituiscono un’importante missione per l’intero Ente Turistico.

Il valore di questo territorio è riconosciuto anche dalle aziende private che negli anni hanno investito nell’ampliamento di una già florida offerta e nel completo rispetto delle innate caratteristiche del piccolo comune. Una soddisfazione per tutti dunque aver visto la nascita di una struttura elegante e confortevole come il Resort Collina d’Oro che si allinea con la filosofia dell’eccellenza che da anni contraddistingue la nostra destinazione.

Il percorso descritto nell’articolo porta alla cittadina di Barbengo, una piccola scoperta anche per i ticinesi che non sempre la conoscono per la sua avvenenza, per i suoi vicoli storici, le sue volte e le sue case. Una fra tutti, l’incantevole Casa Guidini dell’omonimo scrittore che visse a Barbengo e che si occupò di redigerne la storia.

Continuando la passeggiata si arriva alla Parrocchia di origine medievale consacrata a Sant’Ambrogio che guarda verso la vetta del San Salvatore. Zona panoramica, un po’ discosta dalla cittadina e adagiata su di un pianoro. Il campanile che si ergeverso il cielo, in stile romanico, risale al 1900. Non entrare in questo edificio significherebbe perdere lo spettacolo degli stucchi del XVII secolo dedicati alla Madonna e quelli della fine del 1700 che ornano l’arco trionfale, la volta del coro e la parete frontale. 

Nella semplicità si nasconde il divino, ecco la ricchezza di Lugano: non solo la vivace e affascinante città, ma tante piccole perle disseminate in un territorio che dal lago alla montagna conquista e seduce.