Il rintocco di un antico pendolo scandisce il ritmo di una mattina come tante. Nella sala, il vivace via vai di turisti racconta che anche i mesi invernali profumano di vacanza: un caffè fumante, fragranti biscottini e quel buon sapore di famigliarità che fa star bene anche fuori casa.
Da chi ha ereditato il desiderio di imbarcarsi in questa professione?
«La nostra famiglia è di tradizione alberghiera, una passione che ci siamo tramandati nel tempo. Mio nonno paterno era cuoco pasticcere e albergatore a Milano e a Parigi, parlo degli anni ’30».
L’origine della vostra famiglia è quindi italiana?
«Siamo risaliti a un trisnonno, medico di Mendrisio, poi migrato in Italia. Dal suo matrimonio è nato mio nonno, cresciuto imparando tre lingue, così ha potuto lavorare anche all’estero, in Inghilterra, a Corte, come maître pâtissier, e poi in Francia, come albergatore. Fino al ritorno in Italia».
Qui come è proseguita l’avventura di famiglia?
«Il nonno ha gestito diversi piccoli alberghi a Milano ma quello che più ha segnato il destino di famiglia è stato l’Hotel Bernina perché durante un bombardamento una bomba è piombata lì e, senza esplodere, è caduta su un letto. Quando ne parlo, in modo scherzoso, ricordo come mio nonno, grazie a quest’accadimento, sia stato uno dei primi albergatori ad intuire l’importanza dei materassi e del letto».
Suo papà quando subentra nella professione?
«Papà Roberto era avvocato ma, a causa della malattia del nonno, nel ’62 ha scelto di proseguire la tradizione alberghiera, partendo dal Bernina. Sempre a Milano, si è dedicato a diversi hotel fino al più recente, l’Hotel Berna, che abbiamo gestito fino al 2017».
E lei ha ereditato la stessa passione di nonno e papà?
«Sì, quando ero bambino camminavo per le stanze dell’Hotel Berna respirando l’atmosfera dell’hôtellerie. Erano letteralmente i primi passi verso il mio futuro».
Futuro che l’aspettava a Lugano?
«Sì. Nell’81 mio padre ha deciso di venire a Lugano e di occuparsi dell’Hotel Dante: tre stelle, posizione centrale, con un ristorante – il Ristorante Lugano – celebre per il bollito misto».
Cosa ricorda in particolare di quel periodo?
«Mi piaceva guardare la gente passare, arrivare dalla funicolare, entrare in Hotel. Avevo 13 anni, vedevo passare il mondo davanti ai miei occhi e giocavo a indovinare l’età, la nazionalità, la professione delle persone. Era per me una finestra sulla piazza dove il mondo passava».
Suo papà come è intervenuto sulla struttura?
«Dall’81 all’83 l’ha mantenuta così com’era dopo di che ha avviato la prima ristrutturazione fino all’apertura del nuovo Hotel, il 25 dicembre 1985. 4 stelle, 55 camere, sistema di condizionamento all’avanguardia, sofisticata insonorizzazione. Nasceva la prima struttura business a Lugano, pensata per una clientela legata al lavoro. Era un albergo Garni, senza ristorazione».
Da allora l’Hotel è cresciuto ancora?
«Nel ’94-95 abbiamo avviato un ulteriore ampliamento: 83 camere, il parcheggio automatizzato (un’innovazione a livello di tutta la Svizzera), una sala congressi per circa 180 persone, la prima altamente tecnologica. Questo secondo step viene concluso nel ’96 con una tipologia di servizio ampliata».
Una crescita non solo strutturale ma anche a livello di personale…
«Sì, da 19 collaboratori si passa a 40. L’albergo piace, ce ne rendiamo conto anche dal feedback positivo del web che ci ha spinto a puntare sempre di più sulle strategie digitali. Dal primo indirizzo email, nel ’96, alle prenotazioni online il cammino è stato molto stimolante».
Ha conosciuto periodi critici l’Hotel?
«Il 2001. Dopo il crollo delle Torri Gemelle tutto si è fermato. L’albergo era vuoto. E da lì tutto è cambiato: il messaggio “on line costa meno” nasce proprio in quel momento storico, dall’offerta massiccia messa in rete a prezzi più bassi per raccogliere più clienti. Momento superato, comunque, e i numerosi premi collezionati lo dimostrano».
Avete risentito dei cambiamenti legati alla piazza finanziaria?
«Sì, nel 2007 anche il nostro settore ha risentito della crisi. Ciò nonostante siamo andati avanti con le sfide, come nel 2009, scegliendo d’essere il primo hotel no smoking! Ora si tratta di capire nei prossimi anni quali saranno gli scenari possibili. È un gioco d’orchestra in cui bisogna remare tutti insieme in armonia creando aggregazione, altrimenti non si va da nessuna parte».
Progetti per il prossimo futuro?
«Ogni cinque anni più o meno ci innoviamo. Da gennaio parte un’ulteriore fase di ristrutturazione molto importante in cui investiamo tanto. Terminerà a marzo con la rivisitazione delle camere e di tutti gli spazi comuni».
Tutto questo da solo o ha chi l’aiuta?
«Mia sorella Paola che si occupa dell’aspetto amministrativo e contabile. E nostra madre Rosa, sempre presente. Così come aveva fatto nostro padre, anche noi abbiamo rinunciato a parte delle nostre vite personali per aiutare papà, con sacrificio e passione. Con questa ristrutturazione vogliamo offrire alla città un Hotel al passo con i tempi pur mantenendo l’accoglienza di sempre, completando l’offerta qualitativa di Lugano».
Come si presenterà dunque l’Hotel Lugano Dante Center in primavera?
«Pensiamo che a Lugano manchi un “salotto” aperto 24 ore, sette giorni su sette. Rinnoveremo gli interni rendendoli più accattivanti, mantenendo la sensazione di famigliarità. Un approccio morbido, fedele alla tradizione e alla cucina casalinga: torneremo a proporre il bollito misto, insieme ai prodotti d’alta qualità che già offriamo: le nostre marmellate, i nostri biscotti, le focacce. Il servizio bar, caffetteria e ristorazione avranno la loro importanza: non più solo breakfast e brunch, in cui siamo già forti, con un conseguente aumento di personale qualificato».
Quanto conta per voi il personale?
«È fondamentale. Ci si “innamora” della gente che si ha attorno, abbiamo grande rispetto dei nostri collaboratori, infatti il turn-over è molto basso perché qui si crea una specie di famiglia. E gli ospiti lo percepiscono. Anche i clienti non sono numeri ma volti, sorrisi, storie. Persone che si fermano, tornano, a volte si confidano e il legame che si crea con molti di loro è un premio per noi».
Ci sono appuntamenti particolari in vista?
«Sì, a marzo un evento prestigioso interesserà la città – l’assemblea della “European Hotel Managers Association” (EHMA) e coinciderà con la riapertura dell’Hotel. Oltre 300 operatori del turismo haute de gamme si riuniranno qui, dopo la precedente edizione di Parigi. Contiamo nell’effetto “wow: vogliamo che chi arriverà a Lugano si stupisca delle bellezze di una città dalle enormi potenzialità. Lago, natura, arte. Bisogna però operare tutti insieme per tradurre le potenzialità in realtà».
Il titolo dell’evento?
« “It’s all about Passion”. È proprio la passione a generare la voglia di fare e di crescere. Il comitato organizzativo, presieduto da Giuseppe Rossi, gestirà i tre giorni (20-22 marzo): un’importantissima vetrina per la città ma anche una buona opportunità per fare squadra».
Un buon auspicio per la riapertura dell’Hotel …
«Sì, visto che si parla di passione. La riapertura rappresenterà un miglioramento del feeling tra hotel e città, tra clienti e cittadini, in un clima di reciproco arricchimento».
Una curiosità: si avrà ancora il piacere di sentire il rintocco del pendolo?
«Pensiamo di sì. Anche se la hall sarà diversa, non cambierà la nostra filosofia. Non sarà perso il filo della memoria e i simboli dell’Hotel, come l’antico pendolo e il busto di Dante, continueranno a raccontare la storia di una passione senza fine».