Il suo fare artistico non lo si trovava nei musei, in uno studio o nelle gallerie: le sue opere erano solo un’esperienza da condividere fatte di Trouvailles Ri-animate da frasi ironiche il cui doppio senso sdrammatizzava ogni interpretazione, giocava con il linguaggio in libertà e non alludeva a nulla. Ma strappava un sorriso per la genialità del gioco per nulla scontato.
Chi non ha fatto un’offerta, pochi spiccioli per avanzi di tela, sassi dipinti a pennarello in buste di plastica, Narcisi di roccia in acqua contenuti in un tupperware e quel Picasso a metà prezzo così ricorrente nei suoi disegni: erano “In-frazioni” che giocavano con la dialettica comune.
Ora ci ha lasciato e la sua arte è veramente per tutti, come voleva lui, per tutti coloro che hanno apprezzato il suo lavoro, hanno scambiato con lui due parole e si sono portati a casa un souvenir.
Robaccia-Rubbish: la prima volta lo vidi dentro l’Ara Pacis (e non fuori) nella presentazione del catalogo a cura di Achille Bonito Oliva (Fausto delle Chiaie, “L’Arte? Rubbish”, Electa, 2010) che ne aveva intuito la grandezza, come l’iniziatore di un arte moderna fatta di scarti e alla portata di mano di tutti.
I suoi Narcisi, La Bella in busta, Il Responsabile di tutto: sono solo alcune delle opere che rimarranno nei nostri cuori e chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non dimenticherà mai che l’Italia non solo ha perso il vero custode dell’Ara Pacis, ma che la sua umanità disinteressata e sincera ha portato concretamente l’arte nei cuori di tutti.



