Quel che rimane: il mondo di Cesare Lucchini. Perché questo titolo?
«È stata un scelta ben precisa che richiama una mia precedente esposizione tenutasi nel 2008 e sta a significare che le problematiche che coinvolgono – o forse sarebbe meglio dire sconvolgono – l’uomo contemporaneo sono sempre le stesse, semmai negli ultimi anni le condizioni dell’esistenza si sono ulteriormente aggravate».
A questo proposito scrive il critico Matthias Frehner: «Il punto di partenza di Lucchini è l’esperienza personale nella nostra epoca. L’artista reagisce in modo estremamente sensibile alle notizie terribili rilevate quotidianamente dai media. Egli fissa queste immagini nella sua pittura, che lo seguono notte e giorno, in autodafé astratti. I segni di sventura che emanano dai dipinti non sono mai retorici. Lucchini è una persona calma e posata che rifugge forti provocazioni».
È possibile individuare alcune tematiche prevalenti nella sua pittura?
«Direi che nel mio lavoro ho scelto di procedere per cicli che poi si differenziano e rinnovano per gemmazione interna, una volta esaurite le potenzialità espressive del soggetto o individuato un nuovo tema figurale. Vorrei che la mia pittura fosse in grado di attivare percorsi di lettura che, pur muovendo da incipit figurativi labili, offrono spunti di riflessione su temi inerenti la realtà contemporanea».
Il suo lavoro artistico è incentrato sulla pittura ad olio. Quali le ragioni di questa scelta?
«Credo molto nella lezione dei grandi pittori della storia dell’arte che hanno affidato la propria creatività ad un uso metodico e sistematico della pittura ad olio. Forse per questo ho sempre scelto di dipingere ad olio, su tela o su carta. I miei dipinti di grande formato, successivi all’anno 2000, mostrano un intrico di linee energiche e leggeri accenti di colore stesi sulla tela con gesti espressivi. Solo di rado gli oggetti rappresentati sono chiaramente identificabili come cose o creature del quotidiano. A renderli ancora meno riconoscibili è la mancanza di confini distinti tra gli oggetti e l’ambiente circostante. I passaggi sono sfumati, gran parte delle superfici pittoriche sono offuscate da velature. Gli oggetti perdono la propria autonomia e la profondità dell’immagine si chiude in una superficie impenetrabile».
La maturità del linguaggio artistico di Lucchini gli consente di evitare ogni retorica o tentazione narrativa; egli utilizza, per esprimere la sua visione del mondo, le peculiarità degli strumenti della pittura, sicuramente i più adeguati per illustrare quello stadio del pensiero, dove le forme non sono mai definite in modo finito e univoco. All’osservatore rimane la libertà di completare, con la propria immaginazione e sensibilità, il percorso di lettura dei dipinti.
Cesare Lucchini nasce a Bellinzona il 10 luglio 1941. Conclusi gli studi alla Scuola Cantonale di Commercio, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Milano dove si diploma nel 1965. A partire da questa data, pur tenendo uno studio anche in Ticino, egli vive e lavora nella capitale lombarda; nel frattempo inizia ad esporre regolarmente e compie numerosi viaggi di studio nei paesi europei. Già a partire dagli ultimi anni Sessanta la sua produzione si caratterizza come sequenza di cicli quali la serie degli Interni (1975/80), di scabra essenzialità e carichi di una marcata connotazione esistenziale, o quella degli Atelier (1980/85), caratterizzata dal vistoso ampliamento dei formati, di norma orizzontali, e dal conseguente rinnovamento sia dello schema compositivo sia del colore, che si fa più libero e mentale. Lasciato definitivamente lo studio di Milano nel 1988, apre un secondo atelier prima a Düsseldorf e poi a Colonia, alternando con regolarità periodi di lavoro in Germania ad altri in cui ritorna in Ticino, nella “fabbrica” di Bruzella. L’ultimo ciclo della sua pittura si caratterizza per l’accordo dato al portato emozionale del gesto, del ritmo e del colore attorno a una “quasi testa’, vero fulcro, anche se perlopiù scentrato, del quadro. Attualmente alterna periodi di lavoro tra Colonia e Bruzella in Valle di Muggio.
Marco Fransciolli, estratto dal testo in catalogo della mostra al Kunstmuseum Bern “Quel che rimane”.
Il percorso creativo di Cesare Lucchini è scandito da nuclei tematici, caratterizzati da titoli che lasciano intuire le linee di pensiero seguite dall’artista all’interno di una strategia pittorica in costante tensione tra figurazione e gestualità. Nelle opere recenti, Lucchini traspone sulla tela elementi estrapolati dal flusso costante delle immagini proposte dai media, tracce di un’attualità drammaticamente segnata da guerre, disastri umanitari ed ecologici. Come dichiara l’artista «Lo spunto per realizzare un dipinto nasce di solito dalle riflessioni che mi suscitano alcuni avvenimenti, drammatici, della vita quotidiana. Certe realtà mi provocano forti emozioni, in alcuni casi rabbia e possono di conseguenza, diventare una ragione per iniziare un’esperienza pittorica». L’urgenza che avverte nelle sue opere è quella di tradurre in termini pittorici situazioni che dovrebbero suscitare sgomento, e rabbia, aspetti drammatici della realtà attuale che nell’epoca dell’informazione costante e in tempo reale tendono ad essere banalizzate, a divenire latenti a causa della quotidiana reiterazione delle immagini della stampa, della televisione e di internet. Nella cultura contemporanea il compito di restituire la realtà è oramai affidato esclusivamente all’immagine fotografica, – per la sua presunta oggettività ottica – in un rapporto tanto intricato e ambiguo tra la realtà e la sua riproduzione da renderla talvolta indistinguibile. La figurazione di Cesare Lucchini si sottrae all’imitazione del reale; segno, materia e colore restituiscono sulla tela il punto di vista e la visione del mondo dell’artista, con gli strumenti della pittura attraverso una prospettiva critica ed etica.
Esposizioni più recenti di Cesare Lucchini
2001 Lugano, Museo Villa Ciani
2001 Düsseldorf, Galerie Strelow
2003 Berna, Galerie Kornfeld
2005 Düsseldorf, Galerie Strelow
2005 Milano, Centro Culturale Svizzero
2006 Neuchatel, Galerie Ditesheim
2008 Chemnitz(Germania) Kunstsammlungen Chemnitz
2009 Lugano, Museo Cantonale d’Arte
2012 Londra, Gallery Rosenfeld-Porcini
2014 Neuchatel,Galerie Ditesheim
2015 Londra, Gallery Rosenfeld-Porcini
2016 Berna, Kunstmuseum Bern
2016 Chicago, partecipazione all’Arte-Fiera Chicago, con la Galleria Rosenfeld-Porcini, Londra