Questa mostra di Donzelli (a cura di Luca Cerizza, dal 26 ottobre al 21 dicembre 2016), non è una semplice presentazione delle opere nella loro individualità e reciproca indipendenza; ancora meno un catalogo di possibilità formali. È piuttosto un percorso esperienziale, dove le opere dialogano tra loro e il contesto spaziale per creare un ritmo interno all’esposizione e a favore dello spettatore. Infatti, nel rapporto spettatore-opera si concretizza uno dei nodi principali del lavoro di Donzelli, soprattutto nei suoi “Mirror”, opere costruite da una lente prismatica che altera l’immagine sottostante creata dall’artista, così che questa si manifesti in modi diversi a seconda della posizione di chi la osserva. Quello che, da una certa posizione, si presenta come uno specchio, rivela in verità la sua sorprendente natura d’immagine mentre lo spettatore si sposta, quasi che l’oggetto possedesse una sua indipendente vita interna.
D’altronde già i titoli di alcune serie delle sue opere (“Eccetera Drawings”, “Disegni del quasi”) pongono l’enfasi sulla continuità, la fluidità e l’apertura come caratteri della sua ricerca. Se è proprio il disegno il linguaggio elettivo di Donzelli, lo è per la sua capacità di essere un processo di scoperta a partire dal momento iniziale, in cui la mano si posa sul foglio e il segno comincia a rivelarsi e a costruire un immagine/ritmo. Da quel momento iniziale — che sembra seguire i modi e le forme di un processo biologico — l’artista si fa tramite di un flusso emotivo, accompagna e asseconda un percorso e una cadenza interna in bilico tra memoria e scoperta, tra continuità e imprevisto, controllo e perdita di controllo, che lo conduce alla formazione dell’opera. Questa è da intendersi come articolazione di segni, sì astratti ma di matrice organica, come fossero frammenti di un processo creativo, di una “germinazione” mai veramente conclusa. Paradossalmente si potrebbe dire che, almeno nei disegni, Donzelli è il veicolo di un segno infinito, di una potenziale linea del tutto che potrebbe continuare molto più a lungo, come un ornamento che abita l’ambiente. Questa è de-limitata, articolata in scansioni ritmiche e percettive grazie all’impianto del display, l’apparato di presentazione che accompagna l’opera.
Se in numerose altre occasioni il lavoro di Donzelli si era confrontato con luoghi di grande rilievo storico e di grande impatto scenografico (Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, Roma, 2015; Palazzo Barbò, Torre Pallavicina (Bergamo) 2013; Palazzo Fortuny, Venezia 2012), in questo caso l’artista ha lavorato all’interno del profilo modernista della galleria Cortesi. Mentre in queste precedenti circostanze l’artista ha elaborato un dialogo con le stratificazioni storiche di questi spazi e delle loro collezioni, qui è partito da una situazione certamente più neutra e funzionale, costruendo un percorso ricco di varianti grazie a diverse forme di display.
Diversamente dal solito la mostra è fruibile solo dall’interno della galleria, ed è articolata in quattro spazi/fasi principali: un’entrata/introduzione, dove sono presentate un paio di opere isolate, un grande muro organizzato come una quadreria che contiene disegni e “Mirror”, una nuova stanza ricavata da una significativa alterazione dello spazio della galleria, e una stanza più piccola dove viene presentato un tavolo di piccoli acquarelli come un unico lavoro che può essere alterato e modificato nel tempo.
Ogni opera o serie di opere di “La linea del tutto” è accompagnata da diversi apparati e modelli espositivi, come a suggerire una varietà di modi e tempi con cui incontrare e fruire l’arte di Donzelli.
Cortesi Gallery, Lugano
Via Frasca, 5 – 6900 Lugano, Svizzera
Orari galleria: lunedì – venerdì: 10:00-18:00
www.cortesigallery.com
info@cortesigallery.com