Tra le diverse tecniche cui ha fatto ricorso nella sua produzione artistica lei ha realizzato anche opere su carta e quali sono i vantaggi che essa offre?

Paolo Canevari: «La carta è un materiale antico, il supporto del disegno, della scrittura, della prima idea, la prima nota; amo la semplicità del gesto e la carta con la sua fragilità poetica è il ponte ideale tra la mente e l’opera d’arte. Penso alla carta come un materiale con enormi possibilità; un materiale effimero nella sua natura ma che riesce a esprimere e ad evocare moltissimo. Le opere sono sogni che diventano realtà e trovano una loro vita e una loro ragione nel mondo, l’immaginazione è un disegno, una nota mentale che pian piano prende forma sulla carta. Nei miei ultimi disegni è scomparsa l’immagine per lasciare spazio all’immaginazione mia e del fruitore, l’elemento della carta diventa così narrativo nella sua natura ed essenza».

Joseph Kosuth: «I’ve always felt that drawings play an extremely important role, in so many cases it is in a drawing where an artist puts down his or her original ideas. A drawing is the trace recorded at the moment of conception for the so-called ‘major’ work, or the path of ideas that lead to it. I have a collection of works on paper of many of the artists I respect and have learned from in the Modernist movement, like Breton, Duchamp, Magritte, Morandi, Meret Oppenheim, Man Ray, Jasper Johns, and so on, most of them I’ve traded for my work.  I hope to acquire more».

Emilio Isgrò: «Per me la carta ha sempre avuto un significato particolare. Nel 1964, correggendo la bozza di una pagina scritta sono approdato al gesto artistico che condensa la mia riflessione: la cancellatura. Fu allora che, in un certo senso, cambiai la mia identità di poeta per assumere quella di artista, anche se le mie opere presuppongono sempre un rapporto privilegiato con la Parola, piuttosto che con l’immagine. Dalle cancellature, e la carta sembra fatta apposta per cancellare, emergono qua e là delle parole che ricomposte danno vita a frasi dall’esito spiazzante se non addirittura esilarante, segno che alla fine, negata, cancellata, derisa e resa irriconoscibile, a vincere è sempre lei: la poesia».

 

Quali elementi di interesse riconosce ad una fiera specializzata come Wopart e quali sono già stati i suoi rapporti con Lugano e con la Svizzera?

 

Paolo Canevari: «Ho visitato la Svizzera più volte come turista, amo le montagne, il cielo svizzero, la sua luce. In particolare a Lugano ho stretto una nuova collaborazione con Michela Negrini e la sua neonata galleria, [dip] contemporary art, dove presenteremo nel 2018 dei nuovi lavori. Wopart come fiera rappresenta una novità, un’occasione per il grande pubblico di avvicinarsi all’intimità creativa insita nel materiale cartaceo, un viaggio nell’immaginazione e nelle possibilità espressive degli artisti, ma anche un viaggio nell’arte che è come un romanzo scritto dai segni lasciati sulla carta».

 

Joseph Kosuth: «I think specializing is a very good idea, it permits a focus for which the works benefit. As for Switzerland, I have a long relationship with your country, beginning with Harry Szeeman’s ‘When Attitudes Become Form’ in Bern through to the many years I worked with Bruno Bischofberger. Thanks to him I have some great Appenzell works in my collection.  I have great memories working in the Furkapass putting my permanent work on the side of the mountain there for the collection curated by Marc Hostettler and staying at the marvelous Furkablick hotel.  More recently I did two permanent works through the invitation of Markus Landert in Ittingen at the Kunstmuseum Thurgau as well as a survey show of my work. I’m looking forward to showing in September at [dip] contemporary art, which will be my first show in Lugano».

 

Emilio Isgrò: «Sono molto felice di partecipare a questa manifestazione, dove sarò presente anche con una grande installazione, perché ritengo che la carta, insieme alla tela, sia alla base stessa della storia dell’arte. Questo è ancor più vero per l’arte concettuale. Vorrei poi dire che non c’è nulla di più sbagliato dell’idea che le opere su carta rappresentino qualcosa di minore rispetto ai dipinti su tela. Ci sono opere su carta che hanno raggiunto valori economici importanti, come è giusto che sia quando l’artista merita i massimi riconoscimenti. Penso dunque che questa fiera luganese possa davvero essere qualcosa di molto interessante, in grado di imporsi per la sua qualità nel panorama dell’arte contemporanea».

 

I profili degli artisti

Paolo Canevari. Vive e lavora tra Roma e New York. Nato a Roma nel 1963 da una famiglia di pittori e scultori, è uno degli artisti della sua generazione piu’ riconosciuti a livello internazionale. Noto per l’utilizzo di differenti materiali e media, dalla scultura all’istallazione, dal disegno al video,nel 2007 ha partecipato alla 52a Biennale di Venezia curata da Robert Storr. Nel 2010 il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci a Prato accoglie una sua mostra retrospettiva curata da Germano Celant. I suoi lavori sono stati esposti e sono presenti in collezioni private e pubbliche tra cui: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Museum of Modern Art MoMA, New York; Foundation Louis Vuitton pour la Creation, Paris; Cisneros Fontanals Art Foundation, Miami; Macro, Museo d’arte Contemporanea Roma; MART Museo d’Arte Contemporanea di Trento e Rovereto; Johannesburg Art Gallery, Johannesburg; Istituto Nazionale per la Grafica Calcografia Nazionale, Roma; GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Perna Foundation, Capri, Olnick Spanu Art Program Garrison NY.

Joseph Kosuth (1945, USA) is one of the pioneers of Conceptual art and installation art, initiating language based works and appropriation strategies in the 1960s. Over the course of a career spanning more than fifty years, his work has consistently explored the role of language and meaning within art and taken the form of installations, museum exhibitions, public commissions and publications throughout Europe, the Americas and Asia, including seven Documenta(s) and ten Venice Biennale(s). 

Emilio Isgrò. Artista a tutto tondo, rappresenta una delle maggiori figure del concettuale italiano. Siciliano di nascita ma milanese di adozione, esordì molto giovane con una raccolta di poesie, Fiere del Sud, nel 1956. Nel 1964 realizzò le prime Cancellature, ovvero libri ed enciclopedie in cui parzialmente o completamente cancellati, che rappresentarono una delle prime manifestazioni dell’arte concettuale in Italia. Ha partecipato diverse volte alla Biennale d’Arte di Venezia. Prese parte dal 1977 alla cooperativa di artisti Cooperarte, che univa alcuni tra i migliori artisti dell’epoca. Gli anni Ottanta videro le prime incursioni nel mondo musicale, del 183-85 è la trilogia L’Orestea di Gibellina, del 1985 La veglia di Bach un’installazione multimediale nella chiesa cittadina di San Carpoforo, commissionata dal Teatro alla Scala di Milano. Negli anni Novanta Isgrò fu consacrato da una mostra a New York presso il MoMA e presso la Peggy Guggenheim di Venezia. 

 

L’importanza crescente della fotografia. 

Sul ruolo della fotografia abbiamo raccolto un parere di Walter Guadagnini, titolare di una cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bologna e studioso di fotografia.

Quali elementi di interesse riconosce ad una fiera specializzata come Wopart e quali sono già stati i suoi rapporti con Lugano e con la Svizzera?

«L’elemento di interesse primario consiste proprio nella sua specializzazione, nel porsi come luogo di attenzione privilegiato verso un segmento di creatività e di mercato così definito. Trovo molto interessante anche la continuità istituita tra le tecniche antiche del disegno e dell’incisione e quella più giovane – anche se ormai a sua volta classica – della fotografia. I miei rapporti con la svizzera sono concentrati in questo periodo su Locarno, dove è in corso una mostra di Robert Indiana alla quale ho contribuito con il testo introduttivo al catalogo. Inoltre al Fotomuseum di Winterthur si è da poco conclusa la mostra di Francesco Jodice, prodotta da CAMERA, il centro per la fotografia che da alcuni mesi dirigo a Torino».

Tra le diverse tecniche artistiche, la fotografia trova di diritto un posto in una manifestazione come WopArt. Qual è oggi il ruolo della fotografia nel mercato dell’arte?

«È un ruolo sempre più importante, sia in termini qualitatitivi che in termini quantitativi. Sono sempre di più le aste dedicate alla fotografie, sempre di più le fotografie che appaiono all’interno del mercato dell’arte contemporanea, mutuandone dunque anche i prezzi, sono sempre di più i collezionisti giovani che si avvicinano a questa forma di espressione e di arte. E questo non avviene solo perché i prezzi sono spesso più contenuti rispetto a quelli della pittura o della scultura, ma anche perché la fotografia è un linguaggio che risponde perfettamente alla contemporaneità, è il linguaggio che tutti usiamo quotidianamente, e questo contribuisce ad aumentare la curiosità e l’attenzione del pubblico e dei collezionisti».