Si può dire che insieme a Picasso sia stato uno dei padri del cubismo, di certo erede dell’impressionismo e forse il più influente sulla generazione successiva, quella del ritorno al classicismo. Derain oggi torna con una mostra eccezionale al Museo d’arte di Mendrisio, dal 27 settembre al 31 gennaio. L’esposizione – curata da Simone Soldini, Francesco Poli, Balduzzi Paltenghi Malacrida – è possibile grazie alla collaborazione degli Archivi André Derain e ai prestiti di alcuni prestigiosi musei francesi. Il risultato è una mostra di ampio respiro sull’intero percorso artistico e umano di questo personaggio unico e poliedrico. 70 dipinti, 30 opere su carta, 20 sculture, 25 progetti per costumi e scene teatrali. Ma anche illustrazioni di libri e ceramiche, per ripercorrere tutta l’arte di questo grande uomo che già a partire dalla metà degli anni 10 aveva scelto una direzione di ricerca artistica controcorrente rispetto al suo stesso percorso precedente. Forse per questo, in particolare a partire dagli anni Venti, pur continuando a ricevere grande riconoscimento a livello internazionale, l’ambiente dell’avanguardia cominciò a criticarlo. Fu forse Giorgio de Chirico il più celebre fra i suoi detrattori. Al pari di altri, De Chirico descrive come “esaurimento della vena artistica”, se non addirittura come un tradimento della propria indole, quella che invece Derain affronta come una nuova fase di sperimentazione.
La mostra del Museo d’arte Mendrisio è anche questo: il tentativo di sondare tutti i principali aspetti della ricerca artistica di André Derain e così di rimettere al centro la sperimentazione come motore delle sue creazioni, comprendendone l’inesauribile bisogno di superare la linea di confine, di uscire dalla propria comfort zone artistica.
L’esposizione è ben riassunta dal catalogo: 230 pagine, edite dal museo stesso, che documentano con fotografie storiche e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di diversi studiosi. Alcune pagine sono poi dedicate a testi teorici dell’artista, per la prima volta tradotti in italiano.