La prossima stagione sarà la prima da lei firmata. Come ha scelto di impostarla?
«Un’orchestra sinfonica in una città, in una regione o in un cantone fa musica per la gente che lì abita ma poi è importante viaggiare, andare altrove, fare esperienze da riportare a casa. Quindi le due attività sono egualmente importanti: non avrebbe senso dedicare tutto il tempo e tutte le risorse ad esempio in una tournée in Oriente se poi non si programma qualcosa che abbia un forte impatto dove l’orchestra è di casa. Quello che per me è particolarmente importante è perseguire sempre la qualità, perché l’OSI ha già raggiunto un ottimo livello e ora deve lavorare per mantenerlo e, se possibile, ancora migliorarlo».
In attesa della prossima stagione musicale avremo l’opportunità di ascoltare l’orchestra OSI già nel corso di qualche anticipazione estiva?
«Fiduciosi che l’andamento della pandemia ce lo consenta, abbiamo programmato una serie di interessanti appuntamenti che segnano il ristabilirsi di un contatto (seppur contingentato) tra l’OSI e il suo pubblico. Nella seconda metà di giugno è in cartellone il ciclo “Ticino DOCG”, alcuni concerti all’aperto previsti in varie regioni del Cantone. Il 30 giugno, il LAC ospiterà, nella grande Sala Teatro, il concerto dei diplomandi del Conservatorio. Per agosto poi è prevista una partecipazione dell’OSI al Locarno Film Festival».
La programmazione dell’attività di una formazione musicale avviene su più anni. Quali sono le linee guida lungo le quali intende muoversi nel futuro?
«Vorrei sottolineare in via preliminare un elemento che ritengo essere determinante: quello che è davvero importante è avere un’idea chiara su chi siamo musicalmente. E su questo l’OSI ha fatto dei progressi incredibili, con il direttore principale Markus Poschner ma non solo. Ritengo che questo sia uno dei punti più importanti per il futuro dell’Orchestra: far capire non solo in casa, ma anche nel resto della Svizzera e all’estero che cosa è l’OSI, che cosa è in grado di dire e di fare, e di conseguenza quali saranno i suoi programmi. In questa prospettiva, progetti come ‘Rileggendo Brahms’ rivestono una grande importanza, perché fanno dell’OSI un’orchestra rilevante all’interno del panorama musicale internazionale».
A proposito di programmazione, lei è al tempo stesso direttore artistico e amministrativo. È difficile conciliare questi due ruoli?
«Al contrario, credo che possa rappresentare un vantaggio. La scelta di un programma artistico non può infatti prescindere da fattori economici, organizzativi, logistici, contrattuali, assicurativi e molto altro ancora. Avere la conoscenza e il controllo di tutti questi aspetti è dunque indispensabile affinché quel complesso meccanismo che è un’orchestra sinfonica possa continuare a funzionare e sia perfettamente coordinato».
Quali sono le caratteristiche dell’OSI che più l’hanno colpita?
«Come è noto, in Svizzera numerose grandi città hanno una propria orchestra (basti pensare alla Tonhalle a Zurigo, alla Sinfonieorchester di Lucerna, oppure a quella di Basilea e così via) ma si tratta sempre di strutture legate a una singola città. Qui invece l’Orchestra è della Svizzera italiana, dunque di un’intera regione e, pur avendo quale suo principale centro il LAC di Lugano, di cui è l’orchestra residente, ha anche altri luoghi cui fare riferimento (Bellinzona, Ascona, ecc.). E questo le conferisce un ruolo diverso, facendone un autentico polo della sua vita culturale, con un legame fortissimo sia con la RSI che con tutti gli attori culturali del territorio. Tutto ciò ci carica di una particolare responsabilità perché all’OSI guarda tutta la popolazione ticinese, arrivando a costituire un elemento importante dell’immagine identitaria di questo territorio».
Quali difficoltà ha dovuto affrontare nei mesi di forzato fermo dell’attività dell’orchestra a causa della pandemia e come siete riusciti a superarle?
«Gli scorsi mesi hanno visto un fermo dell’attività musicale in presenza, ma l’OSI non ha certo sospeso le prove, la preparazione e l’esecuzione dei concerti in streaming. Inoltre abbiamo continuato a mettere a punto la programmazione dei prossimi mesi, sia per quanto riguarda gli impegni a Lugano e in Ticino, ma anche, appena sarà possibile, all’estero».
Adottando quali misure di sicurezza sarà possibile riprendere una regolare programmazione dell’attività?
«È molto difficile fare musica con le restrizioni che sono attualmente imposte e la nostra speranza è che a breve esse possano essere allentate. In ogni caso, i concerti trasmessi in streaming durante i mesi della pandemia si sono tenuti tutti nel rispetto delle misure di distanziamento, per la tutela innanzitutto dei musicisti e di tutti gli operatori coinvolti nella trasmissione. È presumibile che anche nei prossimi mesi i concerti in presenza di pubblico si terranno con limitazioni del numero delle persone, sia per quanto riguarda le esibizioni al chiuso che quelle all’aperto».
Si dice da più parti che nulla sarà più come prima. Che cosa è cambiato nel modo di fare e di fruire la musica?
«È un interrogativo che tutti ci siamo posti ma che ancora non ha una risposta certa. Su un punto tuttavia c’è accordo pieno: la musica ha un bisogno vitale del suo pubblico, i musicisti mi hanno confermato di “soffrire” quando suonano di fronte a delle sedie vuote. Sotto un altro aspetto posso invece dire che è cresciuto un modo diverso, digitale, di partecipare ad un concerto. È una prospettiva diversa, non potrà mai sostituire un’esibizione dal vivo, ma offre prospettive molto interessanti e tuttora in gran parte ancora inesplorate».
La vita dell’OSI è determinata anche dal sostegno di sponsor e mecenati. Quale messaggio di fiducia si sente di lanciare a tutti i sostenitori dell’OSI?
«La vicinanza della società ticinese nei confronti della “sua” orchestra si manifesta anche attraverso un sostegno economico che non è mai venuto a mancare, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi. Il rapporto con la RSI resta un punto di forza imprescindibile per lo sviluppo dell’attività dell’OSI. Accanto agli sponsor istituzionali è fondamentale il contributo proveniente dagli “Amici dell’OSI” che seguono con grande passione e partecipazione l’attività della nostra prestigiosa orchestra».