La mostra, che presenta cinque installazioni, riflette sul concetto di “abitare” e sulla condivisione domestica. Le esperienze abitative dell’artista, che ha cambiato casa ben 17 volte, costituiscono il punto di partenza del progetto espositivo, elaborato e concepito appositamente per gli spazi di Palazzo Reali. Ogni sala diventa elemento di una geografia domestica, non pensata come strumento di misurazione ma come mappa di luoghi immaginari, dove lo spazio diventa organismo vivente da percepire attraverso nuovi sensi. L’artista non offre una visione o una lettura d’insieme, un percorso lineare, bensì genera delle atmosfere che spingono il visitatore a cambiare continuamente la propria scala di percezione: a entrare e uscire da visioni ravvicinate e distanziate, interni ed esterni, dettagli e composizioni prospettiche, in un percorso che, seppur non percepibile nella sua totalità, presenta una propria logica.

L’intero progetto è stato realizzato non solo in relazione agli spazi espositivi, ma anche al contesto generale e al suo rapporto con la città di Lugano, città in cui Marta Margnetti ha scelto di vivere al momento. Ogni progetto espositivo è occasione di scoperta e apprendimento e influenza attivamente il processo creativo dell’artista: una scelta coraggiosa che proprio nell’apertura all’imprevisto trova forza e creatività. Per la stessa ragione, l’artista rinuncia consapevolmente ad approfondire un’unica tecnica e mantiene la libertà di lavorare con una varietà di materiali e di approcci sempre nuovi, facendo proprio anche il concetto del “do it yourself”.

L’architettura immaginata da Marta Margnetti entra in dialogo con quella di Palazzo Reali. Ogni stanza offre un’esperienza percettiva particolare. Soffermandosi e osservando con attenzione, dopo il primo impatto ambientale, il visitatore più attento potrà notare elementi meno visibili: lo spazio prende vita e si anima di piccole sculture che gli conferiscono un nuovo significato e allo stesso tempo ne diventano l’ornamento. Avvicinandosi alle opere, si noteranno parole e segni, incisi e disegnati sulle superfici dei materiali, che rivelano un’affascinante sovrascrittura di annotazioni dell’artista.

Le sculture – in cemento, ferro, ceramica, cera, legno e cartone – sono esposte accanto a stampe, fusioni in bronzo e ready-made. Esse rappresentano l’attitudine dell’artista a scoprire le possibilità dei materiali e delle tecniche e a spingere il pensiero verso una soglia non controllabile. Permettendo l’imprevisto si giunge anche al “non immaginato”, alla forza che sovverte le idee esplorate. Un modo di pensare valido anche per la ricerca di nuove soluzioni abitative, che si rispecchia ulteriormente nel titolo della mostra “e improvvisamente scossa da una forza”, citazione di Vasilij Kandinskij, che rimanda al rapporto con la spazialità utopica. Marta Margnetti traspone il suo pensiero e le sue esperienze nelle opere in mostra, creando non soltanto un’idea atemporale di abitazione, ma evocando una riflessione sull’abitare contemporaneo. In un momento in cui il tema degli spazi domestici è più che mai attuale, è inevitabile chiedersi: che cos’è per noi “la casa”?

L’artista: chi è Marta Margnetti

Nata nel 1989 a Mendrisio, vive e lavora a Lugano. Ha ottenuto il Bachelor in Arti Visive presso l’Haute école d’art et de design (HEAD) di Ginevra e il Master in Contemporary Arts Practice alla Hochschule der Künste (HKB) di Berna. Dal 2013 al 2018 è stata co-fondatrice e co-direttrice dello spazio d’arte Sonnenstube di Lugano. Dal 2018 è membro attivo del collettivo Spazio Morel Lugano. Nel 2017 Marta Margnetti ha ricevuto il Kiefer Hablitzel Award. Ha partecipato ad importanti mostre collettive, tra cui Beehave, Kunsthaus Baselland, Basel, 2018; CARAVAN, Aargauer Kunthaus, Aarau, 2018; New Swiss Performance Now, Kunsthalle, Basel, 2018; < 30. XIII Giovane arte svizzera, Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, 2017; Affaire, Centre Pasquart, Biel, 2016; Che c‘è di nuovo? Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano, 2016. Le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche, tra cui la Collezione del Cantone Ticino, la Julius Bär Art Collection, la collezione del Museo di Mendrisio e la collezione dell’Aargauer Kunsthaus.

Il Premio: cos’è il Manor

Istituito per la prima volta nel 1982 su iniziativa di Philippe Nordmann, il Premio Manor rappresenta uno dei riconoscimenti più prestigiosi e ambiti e uno degli strumenti di promozione più efficaci all’interno della scena artistica contemporanea svizzera. Presente in dodici città o regioni svizzere, il premio si rivolge ad artisti attivi nei diversi campi delle arti visive che abbiano meno di quarant’anni. Obiettivo del premio, che viene assegnato ogni due anni, è quello di far conoscere a un pubblico più ampio il lavoro di artisti giovani non ancora molto noti e di dare un impulso alla loro carriera artistica. Oltre a una borsa di 15,000 CHF e all’acquisto di un’opera, il Premio Manor prevede infatti l’organizzazione di una mostra personale, accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo. Il Premio Manor Ticino, presente sul territorio dal 2005, si iscrive nell’ambito delle numerose iniziative messe in atto o sostenute dal MASI per incoraggiare e promuovere la scena artistica locale.