Dopo la fortunata esperienza digitale con il progetto Lingua Madre – Capsule per il futuro, ideato da Carmelo Rifici, direttore artistico del LAC, e Paola Tripoli, direttrice artistica del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, che ha coinvolto decine di artisti e intellettuali su altrettante creazioni visive, sonore e testuali, il centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura riprende la programmazione in presenza di pubblico, in conformità alle direttive del Consiglio federale. A partire da giugno una serie di iniziative differenti tra loro, rivolte a grandi e più piccoli, animeranno i mesi estivi grazie alla collaborazione di partner internazionali e di “casa”.
Dal 19 giugno e fino al 12 ottobre, il LAC presenterà nella cornice del Parco Ciani l’installazione artistica di grandi dimensioni e dall’aspetto di una balena Echoes – a voice from uncharted waters dell’artista Mathias Gmachl, realizzata dallo stesso centro culturale in coproduzione con il MuseumsQuartier di Vienna e il Quartier des Spectacles di Montréal. L’artista canadese si è aggiudicato il concorso per la realizzazione di un’opera d’arte pubblica indetto congiuntamente nel 2019 dalle tre istituzioni culturali, per le tematiche urgenti trattate nel suo lavoro nonché per il forte impatto sul pubblico.
«Sin dall’apertura, ospitiamo diverse iniziative nei nostri spazi pubblici, esperienze nuove, anche a carattere ludico e sempre gratuite, allo scopo di avvicinare un vasto pubblico» spiega Michel Gagnon, direttore generale del LAC. «La virtuosa collaborazione con il MuseumsQuartier di Vienna e il Quartier des Spectacles di Montréal per la realizzazione dell’opera di Mathias Gmachl rinnova ancora una volta il nostro impegno per l’inclusione, un valore fondamentale per il centro culturale, questa volta allargando l’orizzonte a temi urgenti e di stretta attualità».
L’opera, che trae ispirazione dalla famosa campagna di Greenpeace Save the Whales degli anni Settanta, intende sensibilizzare il pubblico sul continuo e inarrestabile cambiamento climatico e sulla situazione in cui versano gli oceani e molti animali marini, focalizzando l’attenzione sull’inquinamento acustico che altera gli itinerari e gli ambienti di questi mammiferi marini.
I mari e gli oceani hanno un proprio paesaggio sonoro, importante per molti animali marini che usano i suoni per comunicare tra loro, orientarsi e sfuggire ai pericoli. Le attività umane, responsabili di varie forme di inquinamento acustico anche negli oceani, sono diventate sempre più rumorose, a scapito di molte specie animali, dai grandi cetacei alle meduse; i rumori che provocano compromettono le capacità uditive di questi animali, causando cambiamenti fisiologici e comportamentali e la morte.
È dunque il momento di agire: «È il momento di sensibilizzare la gente e far conoscere i suoni sottomarini» dichiara l’artista. «Se come collettivo riusciamo a rispettare gli spazi della balena, essa ci ripagherà con suoni misteriosi che giungono dagli abissi; se non saremo in grado di farlo “annegheremo” nel rumore. La balena ci invita ad ascoltare, a riflettere e a raccontare storie. Storie che renderanno più tollerabile una situazione insopportabile».
L’opera Echoes – a voice from uncharted waters, realizzata in acciaio, pesa cinque tonnellate ed è lunga 17 metri. Per rendere il suo aspetto il più verosimile possibile è stata progettata e sviluppata dall’artista con alcuni biologi marini sull’arco di un anno: le linee si ispirano al ventre striato delle balene, mentre i colori sono stati scelti per rappresentare tutte le creature marine.
Allo scopo di rendere il pubblico più consapevole dell’inquinamento acustico che le nostre attività provocano al loro habitat, l’opera è munita di un sensore che delimita un’area entro cui la balena può vivere indisturbata: se rispetteremo quest’area, il grande cetaceo emetterà il paesaggio sonoro di mari e oceani grazie a delle registrazioni effettuate da esperti del suono con speciali idrofoni (microfoni progettati per essere usati sott’acqua e raccogliere i suoni sottomarini); in caso contrario i suoni diverranno sempre più silenziosi fino a scomparire completamente per essere sostituiti dal rumore dei porti industriali, attirando l’attenzione sulle minacce che incombono sulle specie marine.
Durante il periodo di esposizione sono previste attività e iniziative per bambini e famiglie, giovani e adulti, promosse dalla mediazione culturale del LAC. Il calendario sarà disponibile sul sito web.
A inizio luglio tornerà anche la rassegna LAC en plein air. Come lo scorso anno, l’Agorà del centro culturale ospiterà un ricco calendario di eventi serali, allestito dal LAC in collaborazione con l’Orchestra della Svizzera italiana, LuganoMusica e il Museo d’arte della Svizzera italiana. Incontri, letture, performance, concerti e nuovi modi per stare insieme si svolgeranno in totale sicurezza in un ambiente raccolto. La rassegna, in fase di allestimento nel momento in cui scriviamo, verrà comunicata nel corso del mese di giugno e sarà consultabile sul sito luganolac.ch assieme alle indicazioni per partecipare.