LAC aerea da lago«All’inizio era quasi una scommessa», racconta Isabella Lenzo Massei. «Quando dieci anni fa è nato il nuovo centro culturale che accoglieva arte, teatro danza e musica, si è pensato a un settore trasversale dedicato alla mediazione culturale. Anche grazie al sostegno di UBS, partner della prima ora che ha scelto di investire proprio in questo ambito, abbiamo deciso di provarci».

Da allora Isabella Lenzo Massei guida LAC Edu, progetto rivolto fin dall’inizio a un pubblico ampio – bambini e famiglie, giovani, adulti, scuole – e cresciuto nel tempo fino ad abbracciare con maggiore attenzione anche il tema dell’accessibilità alle persone con disabilità. Con un Master per i servizi educativi del patrimonio artistico conseguito presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Lenzo Massei è oggi la responsabile e coordina le attività di mediazione culturale del LAC: strategie educative, progetti di audience development, partecipazione e inclusione nei contesti museali e performativi

Qual è il ruolo del mediatore culturale nell’arte?

«Il ruolo della mediazione artistica e culturale è quello di stimolare il processo creativo nelle persone, favorire la riflessione e il dialogo attorno alla cultura e all’arte e offrire nuovi punti di vista sugli artisti e sulle loro opere. Non si tratta solo di spiegare, ma di creare connessioni e aprire spazi di confronto».

Attraverso quali iniziative si realizza questo obiettivo?

«Proponiamo attività che valorizzano la trasversalità delle discipline artistiche, l’innovazione e la qualità delle proposte, con un’attenzione costante all’accessibilità. L’offerta è molto diversificata: concerti interattivi, workshop, percorsi guidati, atelier creativi, conferenze, spettacoli didattici ed esperienziali, letture, installazioni. Tutto è pensato per permettere a persone di ogni età di avvicinarsi alle arti in modo diretto e coinvolgente»».

Come siete organizzati?

«Oggi abbiamo raggiunto proposte per oltre 250 attività, cui si aggiungono i progetti dedicati alle scuole. La programmazione si sviluppa da settembre a giugno, con un’appendice ad agosto in occasione del Locarno Film Festival.

Alcuni appuntamenti si ripetono annualmente, altri sono nuovi o ancora in fase di progettazione. Dopo il periodo del Covid, che ha evidenziato quanto l’arte fosse uno dei pochi spazi capaci di far stare bene insieme le persone, si è scelto di puntare su iniziative che offrano strumenti di lettura delle varie opere ma anche occasioni di relazione. L’arte diventa così un mezzo per conoscersi meglio e comprendere il mondo».

Qual è il ventaglio delle attività?

«Le attività si articolano in quattro linee direttive. Una è legata al supporto delle stagioni teatrali, con incontri con attori, approfondimenti sui temi degli spettacoli e percorsi dedicati alle scuole. Un’altra area riguarda il benessere e lo “star bene” attraverso le arti: ad esempio, sessioni di yoga accompagnate da musica dal vivo, dove l’esperienza artistica è parte integrante del percorso».

Come nascono le idee?

«Con un numero così elevato di proposte, non tutto viene sviluppato internamente, LAC Edu svolge soprattutto un ruolo di coordinamento. Accanto al lavoro interno, c’è un dialogo costante con il territorio e con gli artisti che spesso propongono progetti e desiderano entrare in relazione con il pubblico attraverso la loro arte. Il compito della direzione è valutarne la qualità e la coerenza, assicurando che ogni proposta abbia una chiara finalità».

Come avviene la scelta delle proposte?

«Si privilegiano esperienze capaci di lasciare un segno, che permettano alle persone di uscire “un po’ diverse” da come sono entrate. Comprendere meglio gli aspetti tecnici di un dipinto o di uno spettacolo è importante, ma il significato più profondo dell’arte passa anche attraverso un linguaggio non verbale, capace di creare relazioni autentiche e durature. Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali».

Com’è l’offerta?

«L’offerta è molto ampia: dai bambini, anche piccolissimi da sei mesi, che partecipano con le mamme, ai ragazzi che dopo aver osservato un’opera si cimentano con carta e colori; dagli adulti che frequentano corsi di yoga e musica dal vivo, alle signore che sferruzzano mentre discutono di teatro; fino a chi sceglie di sperimentarsi nel laboratorio teatrale».

Altri esempi?

«Tra le iniziative più originali appunto il Tricot caffè, sviluppato con la collaboratrice Alice Nicotra, un momento informale in cui sorseggiando un tè, o un caffè, parlando di teatro e facendo sciarpe o maglioni si crea comunità; oppure altre iniziative in cui gruppi affiatati si confrontano e condividono una tazza di caffè con il critico teatrale Graziano Graziani, impegnato ad offrire loro strumenti di analisi e lettura teatrale. Tra i partecipanti c’è anche un gruppo di giovani: le connessioni che si creano proseguono poi attraverso una chat dedicata.

Abbiamo realizzato anche progetti particolari: concerti interattivi con congegni sonori inusuali o un’installazione in piazza in cui, posizionandosi su barre a terra e toccando un’altra persona, si attivava un circuito elettrico a bassa tensione che produceva in modo sorprendente… suoni su chi era toccato!

Organizziamo inoltre conferenze con esperti e personalità di rilievo su temi diversi. Le Colazioni letterarie di quest’anno ruotano attorno al femminile e al tema delle sorelle, in accordo con il dramma in cartellone in questa stagione “Le Tre sorelle” di Anton Čechov, a cura del direttore artistico Carmelo Rifici. Prosegue anche la rassegna cinematografica Visioni parallele, pensata per accompagnare e approfondire alcuni spettacoli che compongono il focus centrale della stagione, ponendo al centro il dialogo tra letteratura, teatro e cinema».

Si tratta di una mole di lavoro davvero impressionante!

«È la passione che ci muove e il fatto che il LAC propone sempre novità. Ecco che, dopo l’integrazione delle attività di LuganoMusica nel nuovo settore Musica, si sono aperti nuovi orizzonti: Musica nei quartieri,  che trasforma luoghi quotidiani della città in palcoscenici inaspettati, portando la musica dove meno te lo aspetti; spazi aggregativi che si aprono offrendo occasioni di ascolto e favorendo la coesione sociale. Avere l’opportunità di partecipare a un concerto di musica classica in un luogo in solito è un altro modo di vivere la cultura come strumento di incontro tra arte, socialità e territorio. Sono molti, infatti, i fattori che possono frenare una visita al LAC: indifferenza, stanchezza, pigrizia, difficoltà di trasporto o economiche. L’idea di fondo è semplice: se non tutti riescono ad andare al LAC, il LAC può andare verso di loro».

E, per concludere, una citazione di Jacques Copeau che ben si addice allo spirito del LAC tutto: «Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti… È lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire». LAC Edu può essere una risposta.

Isabella Lenzo Massei

Laureata in Lettere nel 2000 all’Università di Losanna, nel 2001 lavora per i Servizi culturali delle Città di Bologna e Losanna e per la casa d’aste Christie’s International a Ginevra e Lugano.

Dal 2003 è collaboratrice scientifica per il Museo d’Arte e il Museo delle Culture del Dicastero Attività Culturali della Città di Lugano. Nel 2005 consegue un Master in Servizi Educativi per il Patrimonio Artistico, dei Musei Storici e di Arti Visive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; nel 2007 è incaricata di strutturare il Settore Attività educative del Dicastero Cultura di Lugano.

Per il Museo delle Culture cura per sette edizioni il progetto educativo, espositivo ed editoriale “Dèibambini”, dedicato al rapporto tra arti etniche, creatività infantile e pedagogia.

Nel 2014 definisce l’offerta educativa del centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura, ideando il progetto LAC edu; dall’anno successivo è responsabile delle attività di mediazione culturale del LAC.