La nascita di FAULT, nuovo centro di ricerca teatrale in Ticino, segna un ulteriore sviluppo dell’attività di LAC Lugano Arte e Cultura e apre una prospettiva inedita per la ricerca sulla composizione scenica contemporanea. Il progetto, previsto per il quinquennio 2027-2031, prende forma dalla collaborazione tra il centro culturale luganese e la Fondazione c.Lab di Castel San Pietro, con l’obiettivo di creare uno spazio dedicato alla sperimentazione artistica, alla trasmissione dei saperi e al confronto tra pratiche differenti. Alla base dell’iniziativa vi è l’eredità intellettuale di Renato Palazzi, critico teatrale, giornalista e studioso scomparso nel 2021, il cui lavoro ha accompagnato per decenni l’evoluzione del teatro contemporaneo.
Il progetto non si configura come un’iniziativa commemorativa, ma come un investimento sulla ricerca e sulle possibilità di sviluppo delle arti performative. La sua impostazione è stata affidata a Carmelo Rifici, direttore artistico delle arti performative del LAC, che ha elaborato il percorso insieme a Piersandra Di Matteo, studiosa, dramaturg e curatrice attiva in ambito internazionale. La volontà di Rossella Tansini, moglie di Palazzi, di dare continuità al lavoro del critico ha contribuito a rendere possibile la realizzazione del centro.
Il progetto si inserisce in una fase di consolidamento dell’attività produttiva del LAC, che nei suoi primi dieci anni ha sviluppato produzioni teatrali capaci di raggiungere pubblici anche al di fuori della Svizzera. FAULT amplia questa prospettiva, affiancando alla produzione e alla presentazione degli spettacoli un luogo in cui i processi creativi possano essere esplorati prima di assumere una forma definitiva.
FAULT e la ricerca teatrale in Ticino: dalla memoria alla creazione
L’acronimo FAULT sta per Field for Artistic Unmastery and Living Transmission. La denominazione riassume due principi che attraversano l’intero progetto: la possibilità di mettere in discussione competenze e modelli consolidati e la necessità di trasmettere il sapere artistico attraverso esperienze condivise, anziché mediante la semplice riproduzione di tecniche o poetiche già definite.
Il punto di partenza è una riflessione sul ruolo della formazione e delle istituzioni teatrali. In un contesto in cui i linguaggi della scena si confrontano sempre più spesso con altre discipline, i percorsi artistici richiedono spazi nei quali sperimentare senza essere vincolati alla necessità immediata di produrre un risultato. FAULT intende rispondere a questa esigenza attraverso una residenza di quattro settimane, durante la quale artisti e collettivi potranno lavorare insieme, condividere strumenti e sottoporre le proprie pratiche al confronto con altri percorsi di ricerca.
La critica teatrale di Renato Palazzi costituisce il riferimento culturale dell’iniziativa. Il suo lavoro non si limitava alla valutazione degli spettacoli, ma cercava di individuare le trasformazioni in corso, riconoscendo esperienze emergenti e linguaggi che non avevano ancora trovato una collocazione stabile nel sistema teatrale.
Questa attenzione alle forme in divenire diventa ora un principio operativo. L’obiettivo non è costruire una scuola fondata sulla trasmissione di un metodo unico, né individuare una discendenza artistica legata a una figura autorevole. Si tratta, piuttosto, di predisporre le condizioni affinché il confronto tra esperienze diverse possa generare nuove domande e modificare le modalità di lavoro dei partecipanti.
Carmelo Rifici: «La memoria deve diventare un gesto creativo»
Per Carmelo Rifici, la nascita di FAULT rappresenta una responsabilità che va oltre la continuità con il lavoro di Palazzi. Il progetto nasce infatti dalla volontà di trasformare un’eredità culturale in un processo aperto, capace di produrre conseguenze nel presente e di lasciare spazio a sviluppi non prevedibili.
«Non viene ricordato attraverso una celebrazione della sua figura e del suo lavoro, ma attraverso un gesto capace di trasformare la memoria in un’azione viva, in un processo in continuo divenire», ha dichiarato Rifici, riferendosi alla volontà di Rossella Tansini di rispettare il desiderio del marito.
Il direttore artistico del LAC interpreta questa scelta come un invito a ripensare la trasmissione dei saperi. Conservare un’eredità non significa necessariamente riproporne i contenuti o replicarne le forme. Può significare, al contrario, mettere a disposizione risorse e opportunità affinché altri possano sviluppare percorsi autonomi, anche divergenti rispetto alle intenzioni originarie.
Da questa impostazione deriva una riflessione sul ruolo delle istituzioni culturali. Secondo Rifici, un teatro non dovrebbe limitarsi a ospitare o produrre opere già riconoscibili, ma dovrebbe contribuire alla nascita di pratiche e linguaggi che non hanno ancora trovato una definizione. Per farlo, occorre creare luoghi nei quali la ricerca possa procedere senza l’obbligo di arrivare rapidamente a un prodotto compiuto.
In questo senso, FAULT si propone come uno spazio in cui l’autorevolezza non coincide con l’autorità e in cui chi trasmette un sapere accetta anche la possibilità che venga messo in discussione. L’esperienza dei maestri mantiene il proprio valore, ma non deve trasformarsi in un modello da riprodurre senza possibilità di cambiamento.
Rifici ha inoltre sottolineato l’importanza della collaborazione con la Fondazione c.Lab di Castel San Pietro, riconoscendo nella disponibilità dei partner a condividere responsabilità e rischi una condizione necessaria per sostenere un progetto di ricerca di lungo periodo.
Piersandra Di Matteo e la dimensione collettiva della ricerca
L’impianto curatoriale di FAULT è stato sviluppato da Rifici insieme a Piersandra Di Matteo, che ricopre il ruolo di Curator-at-Large. Il suo contributo riguarda soprattutto la definizione di un metodo di lavoro fondato sulla relazione tra pratiche artistiche, contesto e confronto collettivo.
La domanda da cui prende avvio il progetto riguarda la possibilità di condividere una pratica senza impedirne la trasformazione attraverso l’incontro con gli altri. La risposta non consiste nella costruzione di un percorso formativo lineare, ma nella creazione di condizioni che favoriscano l’esposizione reciproca delle esperienze e la messa in discussione delle certezze individuali.
«La composizione scenica si alimenta così della convivenza e della disponibilità ad allentare la presa sulle proprie certezze, là dove si fanno largo possibilità impreviste, capaci di modificare le regole del fare», ha spiegato Di Matteo.
La residenza assume quindi una dimensione che va oltre il tradizionale rapporto tra docente e allievo. I partecipanti sono chiamati a condividere strumenti e interrogativi, mentre gli artisti invitati mettono in gioco anche i propri percorsi. Il sapere non viene considerato un patrimonio immutabile da trasferire, ma una risorsa che può evolvere attraverso il confronto.
La scelta di questa impostazione risponde anche alla necessità di superare una concezione della formazione legata esclusivamente all’acquisizione di competenze. In un ambito come quello delle arti performative, dove i processi di creazione coinvolgono corpi, spazio, tempo, linguaggi e relazioni, la possibilità di sperimentare assume un valore specifico.
FAULT intende fare di questa apertura il presupposto della propria attività, accogliendo l’instabilità non come un ostacolo da eliminare, ma come una condizione dalla quale possono emergere nuove modalità di composizione.
Perché il progetto si chiama FAULT
Il nome del centro richiama una duplice interpretazione. Da una parte, la parola inglese fault rimanda alla faglia geologica, una frattura nella struttura terrestre che rende visibili le tensioni e i movimenti presenti sotto la superficie. Dall’altra, il termine significa errore o scostamento dalla norma, introducendo una riflessione sui limiti delle convenzioni e dei modelli consolidati.
La prima suggestione è legata al territorio del Parco delle Gole della Breggia, attraversato dal torrente omonimo. Nel corso del tempo, quest’area ha accompagnato le trasformazioni economiche e industriali della regione. La faglia diventa così un riferimento che mette in relazione le caratteristiche geologiche del luogo con la natura del progetto culturale.
La frattura, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto una separazione. Può essere il punto in cui forze differenti entrano in contatto, producendo nuove configurazioni. Trasferita alla ricerca artistica, questa immagine suggerisce la possibilità di mettere in discussione le regole abituali della creazione e di sperimentare modalità di lavoro non riconducibili a schemi prestabiliti.
Il riferimento all’errore amplia ulteriormente il significato del nome. FAULT intende interrogare i processi attraverso cui si formano le competenze artistiche, evitando che l’acquisizione di un metodo diventi un esercizio di conformità. L’obiettivo è lasciare spazio a deviazioni, tentativi e risultati inattesi.
Il territorio non costituisce quindi soltanto la sede fisica del centro, ma partecipa alla definizione della sua identità. La ricerca viene concepita come un processo situato, nel quale le relazioni tra persone, luogo e pratiche possono contribuire a modificare le condizioni stesse del lavoro.
Dalla fabbrica di orologi a un luogo dedicato alla ricerca
FAULT troverà sede negli spazi dell’ex Diantus, fabbrica di orologi situata a Castel San Pietro, comune del Mendrisiotto limitrofo a Mendrisio. L’edificio, legato per decenni alla produzione dei meccanismi degli orologi Swatch, viene recuperato attraverso l’attività della Fondazione c.Lab e destinato a una nuova funzione.
Nella fabbrica hanno lavorato centinaia di operaie e operai, contribuendo alla storia industriale del territorio. La riconversione degli spazi introduce ora una diversa destinazione, legata alla produzione di conoscenza e alla sperimentazione artistica.
Il passaggio dall’attività manifatturiera alla ricerca teatrale presenta anche una continuità sul piano del lavoro collettivo. Se in passato l’edificio ospitava processi produttivi organizzati attorno a competenze tecniche e a una filiera industriale, la nuova funzione sarà orientata alla condivisione di esperienze, alla costruzione di relazioni e alla ricerca di forme espressive.
La sede risponde inoltre alla volontà di sviluppare il progetto al di fuori degli spazi tradizionalmente destinati alla programmazione teatrale. La residenza potrà disporre di un luogo specificamente dedicato alla ricerca, nel quale il tempo di lavoro non sarà necessariamente scandito dalle esigenze di una stagione o di un calendario di spettacoli.
La collaborazione tra LAC e Fondazione c.Lab mette in relazione due realtà con funzioni differenti, ma accomunate dalla volontà di investire sullo sviluppo culturale del territorio. Per il LAC, FAULT costituisce un ampliamento della propria attività; per la Fondazione, rappresenta una nuova fase nella valorizzazione degli spazi dell’ex fabbrica.
I Guest Artist della prima edizione
Ogni anno FAULT individuerà un tema di ricerca attorno al quale riunire i Guest Artist, selezionati per la capacità di trasformare interrogativi critici in processi di creazione e di condividere con gli altri i propri strumenti di lavoro.
Per la prima edizione sono stati invitati tre artisti le cui ricerche affrontano aspetti differenti della composizione scenica contemporanea: Manuela Infante, Cindy Van Acker e Arkadi Zaides.
La regista e drammaturga cilena Manuela Infante Güell sviluppa un lavoro che intreccia teatro, musica, letteratura e riflessione filosofica. Nelle sue creazioni, il non umano diventa un elemento capace di trasformare la scrittura e la composizione scenica, mettendo in discussione la centralità dell’essere umano nella costruzione del racconto. Tra i suoi lavori figurano Estado Vegetal, Vampyr, The Bones e Sirens. Le sue opere sono state presentate in oltre venti Paesi e in istituzioni teatrali europee come Münchner Kammerspiele, Schauspielhaus Bochum, Volkstheater Wien, KVS di Bruxelles e Theater Basel.
Cindy Van Acker, coreografa attiva a Ginevra, ha fondato la propria compagnia nel 2002 e ha realizzato oltre trenta creazioni per Cie Greffe e per altre istituzioni, tra cui il Ballet de Lorraine e il Ballet du Grand Théâtre de Genève. Il suo lavoro si sviluppa attraverso una composizione rigorosa, nella quale geometria, lentezza, minimalismo e rapporto con la musica concorrono alla definizione del movimento. La sua ricerca attraversa danza, performance e arti visive e comprende anche collaborazioni con Romeo Castellucci. Nel 2023 ha ricevuto il Grand Prix suisse des arts de la scène / Anneau Hans Reinhart e il Prix culturel Leenaards.
Il terzo invitato, Arkadi Zaides, è un artista che utilizza la coreografia documentaria per interrogare documenti e archivi, affrontando le forme della violenza e dell’esclusione. Il suo lavoro si colloca in un territorio di confine tra movimento, testimonianza e analisi critica, mettendo in discussione le modalità attraverso cui le immagini e i materiali documentari contribuiscono a costruire una rappresentazione della realtà.
La presenza dei tre artisti riflette la volontà di FAULT di evitare un approccio disciplinare ristretto. Le loro pratiche affrontano questioni differenti, ma condividono la capacità di mettere in discussione le forme consuete della creazione. Nel lavoro con i partecipanti, i Guest Artist non saranno chiamati soltanto a presentare le proprie esperienze: dovranno confrontarsi con le urgenze dei residenti e lasciarsi a loro volta interrogare dalle ricerche in corso.
La prima residenza a luglio 2027
La prima residenza di FAULT è prevista per luglio 2027. La selezione avverrà attraverso una call internazionale che sarà pubblicata a gennaio dello stesso anno e che porterà all’individuazione di quindici candidature di artisti e collettivi.
Il percorso avrà una durata di quattro settimane e sarà organizzato attorno alla condivisione delle pratiche e al confronto con i Guest Artist. L’obiettivo è comporre un gruppo caratterizzato da differenti provenienze geografiche, sensibilità estetiche e modalità di lavoro, così da favorire l’incontro tra esperienze che difficilmente troverebbero occasione di dialogo in un percorso formativo tradizionale.
La dimensione internazionale costituisce uno degli elementi strutturali del progetto. Per ampliare le possibilità di accesso alla residenza e sviluppare una rete di scambi, FAULT lavorerà con partner culturali di diversi Paesi.
Per la prima edizione sono già coinvolti:
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Triennale Milano, istituzione culturale italiana attiva nella ricerca e nella promozione delle arti;
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Fundación Williams, fondazione argentina impegnata nel sostegno alla cultura e alla ricerca;
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Seoul Institute of the Arts/CultureHub, realtà sudcoreana legata alla formazione artistica e alla sperimentazione;
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Onassis Foundation, fondazione greca attiva nei settori della cultura, dell’educazione e dell’innovazione sociale.
Altre collaborazioni sono in fase di definizione. La rete di partner dovrebbe contribuire a rendere accessibile la residenza a una pluralità di artisti e a favorire la circolazione delle esperienze maturate nel centro.
La scelta di quindici candidature per la prima edizione indica la volontà di mantenere una dimensione di lavoro contenuta, nella quale il confronto possa svilupparsi attraverso una partecipazione diretta. Il progetto non è concepito come un corso con un programma da seguire, ma come un ambiente temporaneo in cui la ricerca individuale entra in relazione con quella degli altri.
Andrea Amarante: «Una naturale evoluzione del LAC»
Per Andrea Amarante, direttore generale del LAC, la nascita di FAULT rappresenta un passaggio coerente con il percorso intrapreso dal centro culturale luganese.
«Nel corso dei suoi primi dieci anni di vita, il LAC ha saputo esprimere una vivace attività produttiva che è stata ampiamente riconosciuta da importanti premi e ha generato numerosi effetti: gli spettacoli nati a Lugano effettuano lunghe e fortunate tournée internazionali», ha dichiarato.
L’introduzione di un centro dedicato alla ricerca amplia il raggio d’azione dell’istituzione. Accanto alla produzione di spettacoli e alla loro presentazione al pubblico, il progetto introduce un’attività orientata alla sperimentazione e alla formazione di nuove possibilità espressive.
La distinzione è rilevante anche dal punto di vista organizzativo. Una residenza di ricerca richiede infatti tempi e modalità differenti rispetto alla produzione di uno spettacolo destinato alla programmazione. Il processo può concentrarsi sulle domande, sulle prove e sulle relazioni tra i partecipanti, senza che ogni fase debba necessariamente tradursi in un esito immediatamente presentabile.
Per il LAC, FAULT diventa quindi uno strumento per estendere la propria funzione culturale e rafforzare il legame con il territorio. La collaborazione con la Fondazione c.Lab consente inoltre di collocare una parte di questa attività nel Mendrisiotto, collegando Lugano a un progetto che trova sede in un ex spazio industriale.
Resta da verificare, attraverso le prime edizioni, in quale misura il centro riuscirà a consolidare una rete stabile di artisti e istituzioni e a generare ricadute durature sulla ricerca teatrale. Il progetto nasce con un orizzonte quinquennale, condizione che permette di pensare il lavoro non come un’iniziativa isolata, ma come un percorso articolato nel tempo.
Renato Palazzi, una figura centrale nella critica teatrale italiana
L’eredità di Renato Palazzi costituisce il riferimento intellettuale di FAULT. Nato nel 1947 e scomparso nel 2021, Palazzi si laureò in Lettere all’Università degli Studi di Milano e si iscrisse successivamente al corso per operatori teatrali della Civica Scuola d’Arte Drammatica. Interruppe il percorso formativo per collaborare con Paolo Grassi al Piccolo Teatro di Milano, avviando parallelamente una lunga attività di critica teatrale.
Nel corso della sua carriera scrisse per diverse testate, tra cui l’Avanti!, Corriere della Sera e Domenica del Sole 24 Ore. Tra il 1986 e il 1995 diresse la Scuola d’Arte Drammatica del Piccolo Teatro, che avrebbe assunto il nome di Paolo Grassi. Fu inoltre docente del corso di laurea in Economia dell’Arte e della Cultura dell’Università Bocconi.
Il suo lavoro si caratterizzò per l’attenzione alle trasformazioni della scena e per la capacità di riconoscere percorsi artistici ancora in fase di definizione. La critica era intesa non soltanto come analisi di opere compiute, ma anche come possibilità di rendere visibili le ricerche che si sviluppavano ai margini dei circuiti più consolidati.
Nel 2016 Palazzi contribuì alla nascita di quaderni del FIT, progetto promosso a partire dalla volontà di Carmelo Rifici e Paola Tripoli, direttrice del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea di Lugano. Insieme alle giovani critiche Maddalena Giovannelli e Francesca Serrazanetti realizzò cinque pubblicazioni dedicate all’analisi della scena contemporanea.
Questa esperienza restituisce un’indicazione importante per comprendere l’impostazione di FAULT: la trasmissione del sapere critico non si esaurisce nella conservazione dei testi o nella ricostruzione di una carriera, ma si realizza anche attraverso il sostegno a nuove generazioni di studiosi e artisti.
Il centro raccoglie questo principio e lo trasferisce dal campo della critica a quello della composizione scenica. Il lascito di Palazzi viene così interpretato come un invito a mantenere aperto il dialogo tra ricerca, creazione e riflessione.
Carmelo Rifici e Piersandra Di Matteo alla guida del progetto
La direzione di FAULT è affidata a Carmelo Rifici, regista e direttore artistico che da anni lavora sul rapporto tra produzione teatrale, ricerca e formazione. Laureato in Lettere, si è diplomato alla Scuola dello Stabile di Torino e ha collaborato con Luca Ronconi, anche nell’ambito di Progetto Domani, realizzato per i Giochi olimpici invernali di Torino 2006.
Nel corso della sua carriera ha firmato numerose regie di prosa e lirica. Dal 2015 al 2024 ha diretto la Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo Teatro di Milano; dal 2014 al 2019 è stato direttore artistico di LuganoInScena e dal 2020 ha guidato il LAC, assumendo dal 2024 la direzione artistica delle arti performative.
Per il centro luganese ha sviluppato un progetto caratterizzato da una forte componente produttiva e da un’attenzione specifica alla contemporaneità. Insieme a Paola Tripoli ha ideato Lingua Madre. Capsule per il futuro, progetto digitale che ha ottenuto il Premio Hystrio Digital Stage e il Premio Ubu nella categoria progetti speciali nel 2021. Il lavoro è stato selezionato anche per l’edizione 2022 dello Schweizer Theatertreffen, svoltasi a Coira. Nel 2023 Le relazioni pericolose è entrato nella selezione della decima edizione dello stesso festival, mentre nel 2024 Rifici ha ricevuto il Premio Hystrio alla regia. È inoltre al lavoro sull’allestimento di Orestea, previsto al LAC nel gennaio 2027.
Accanto a Rifici, Piersandra Di Matteo assume la curatela complessiva del progetto. Studiosa delle arti performative, dramaturg e curatrice, è membro di PerLA, Performance Epistemologies Research Lab dell’Università Iuav di Venezia, dove ha insegnato per anni. Nel 2026 è Associate Research Scholar all’Italian Academy della Columbia University di New York; in precedenza è stata Visiting Scholar al Graduate Center della CUNY.
Dal 2008 collabora con Romeo Castellucci sul piano teorico e drammaturgico, partecipando a progetti teatrali e operistici. Ha tenuto conferenze e seminari in università e centri di ricerca di diversi Paesi, tra cui Harvard University, University of Pennsylvania, School of Creative Media di Hong Kong, Shanghai Theatre Academy, LASALLE College of the Arts di Singapore, DAS Theatre e SNDO di Amsterdam, UQAM di Montréal e MITsp di San Paolo.
È stata direttrice artistica di Short Theatre dal 2021 al 2024 e di Atlas of Transitions Biennale dal 2017 al 2020. Dal 2024 cura inoltre progetti di residenza per l’Académie del Festival d’Aix-en-Provence.
Le competenze di Rifici e Di Matteo si incontrano nella definizione di un progetto che considera la ricerca artistica non come un’attività accessoria alla programmazione teatrale, ma come una funzione autonoma delle istituzioni culturali.
Un investimento sul futuro delle arti performative
Con FAULT, il LAC e la Fondazione c.Lab scelgono di investire su un’attività il cui valore non sarà misurabile soltanto attraverso il numero di spettacoli prodotti o di spettatori raggiunti. Il centro intende lavorare su una fase meno visibile della creazione: quella in cui le idee vengono messe alla prova, i linguaggi si confrontano e le pratiche possono cambiare direzione.
Il programma quinquennale offre una prima prospettiva di continuità, mentre la residenza di quattro settimane e il coinvolgimento di partner internazionali costituiscono gli strumenti attraverso cui costruire una comunità di ricerca. La prima edizione del luglio 2027 rappresenterà il banco di prova iniziale per verificare l’efficacia di questo modello.
L’iniziativa pone inoltre una questione più ampia, che riguarda il ruolo delle istituzioni culturali nel sostegno alle forme artistiche emergenti. La produzione e la programmazione restano funzioni centrali, ma non esauriscono le possibilità di intervento di un teatro. Investire nella ricerca significa accettare tempi più lunghi, risultati incerti e la necessità di lasciare agli artisti una libertà effettiva di sperimentazione.
È su questo terreno che FAULT intende sviluppare la propria identità. La memoria di Renato Palazzi non viene affidata a un luogo destinato esclusivamente a conservarne il pensiero, ma a uno spazio chiamato a produrre nuove esperienze. Il risultato non è definito in anticipo: il progetto si propone piuttosto di creare le condizioni affinché possano emergere pratiche e domande ancora difficili da prevedere.
Per il Ticino, la nascita del centro introduce una nuova opportunità di confronto tra ricerca teatrale, formazione e cooperazione culturale. Per il LAC, rappresenta un ampliamento del proprio ruolo produttivo. Per la Fondazione c.Lab, una nuova destinazione per gli spazi dell’ex Diantus. Il punto di incontro tra queste prospettive è la convinzione che la ricerca artistica abbia bisogno non soltanto di luoghi in cui mostrare i risultati, ma anche di tempo, risorse e relazioni attraverso cui renderli possibili.



