Quale è stata la genesi del libro Nuda e poi dello spettacolo? Mentre scriveva aveva già in mente la sua trasposizione teatrale o si è trattato di una scelta maturata in un momento successivo?
«Da anni avevo annotato una serie di appunti ma è stato poi l’incoraggiamento ricevuto dall’amica Claudia Lanfranchi a darmi la spinta decisiva a riordinare le carte e dare corpo alla struttura del libro. Con l’uscita di Nuda, credevo che il lavoro si fosse concluso, ma poi, circa due anni fa, ho pensato che vi fossero le condizioni e fosse il momento giusto per farne una trasposizione teatrale e così ho curato l’adattamento, lavoro che si è dimostrato abbastanza facile dato la particolare impostazione dei nostri spettacoli».
Con quali semplici parole sintetizzerebbe le emozioni che lo spettacolo Nuda è capace di suscitare?
«Parlerei di mistero e stupore, dove la storia di due gemelle si snoda tra profondità e abissi in un continuo dialogo con un mondo leggero e luminoso, fatto di piani che si sovrappongono e giocano tra loro. Cinque straordinari artisti (due attrici e tre acrobati) interpretano uno spettacolo in cui la potenza teatrale si sposa con una narrazione poetica dal sapore onirico, in assoluta armonia con il teatro fisico e la danza aerea. Lo spettacolo, che debutterà a Lugano alla fine di ottobre e poi porteremo subito dopo in alcune città del nord della Francia, si svolge, secondo la tradizione e la vocazione artistica della Compagnia, attraverso un gioco acrobatico e teatrale reso possibile da un sistema di volo innovativo, insieme a un’installazione di luci interattiva intrecciati alla narrazione e un potente universo sonoro, che concorrono tutti a comporre insieme uno spettacolo magico e surreale».
Che cosa rappresenta questa realizzazione nel percorso creativo e artistico della sua compagnia?
«Vorrei usare una metafora per raccontare i mesi passati quando a causa della pandemia tutti gli spettacoli sono stati sospesi. Inoltre i nostri artisti sono di venti nazionalità diverse e dunque molti erano tornati nei loro Paesi d’origine. Ebbene questo periodo è stato tuttavia fervido di idee, progetti, elaborazioni. Mi piace dire che abbiamo cucinato un po’ di tutto, abbiamo apparecchiato lauti banchetti, ma poi anziché consumarli, abbiamo congelato tutto, in attesa di poter nuovamente aprire le porte a tanti commensali. Ora questo momento sembra essere finalmente arrivato e siamo pronti ad accogliere degnamente gli ospiti».
Possiamo soffermarci su questo “sistema di volo” che costituisce un elemento particolarmente importante dello spettacolo. In che cosa consiste?
«L’invenzione di macchine di scena costituisce un elemento importante di tutta la storia del teatro e nei nostri spettacoli vi abbiamo sempre fatto ampio ricorso. Nell’allestimento della cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici invernali di Torino ho addirittura fatto volare degli sciatori grazie all’utilizzo di particolari getti d’aria. In ogni spettacolo si può dire che cerchiamo di inventare qualcosa di nuovo o almeno di perfezionare soluzioni già adottate con successo. Dobbiamo inoltre tenere conto del fatto che il nostro è molto spesso un teatro itinerante e che dunque ogni sera i macchinari devono essere rapidamente smontati, imballati e ricostruiti poi in un altro palcoscenico».
Che risposta si aspetta da parte del pubblico di fronte alle tante novità presenti in Nuda?
«Voglio raccontarle un piccolo episodio accaduto qualche giorno fa nel corso di una passeggiata in montagna in cerca di funghi. Incontro un altro cercatore, mi riconosce, scambiamo quattro parole, poi mi dice: “Sa, io ho visto tutti i suoi spettacoli al LAC, ho sofferto molto per questa sospensione dell’attività di un teatro che rappresenta un motivo d’orgoglio per noi ticinesi”. Ecco, vorrei dire a tutti che il rapporto di simpatia che ci lega al nostro pubblico non si è mai interrotto, siamo tornati e lo spettacolo può cominciare».
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