Ruth Metzler-Arnold, un passato importante, una storia fatta di decisione e di coraggio, com’è entrata la prima volta la filantropia nella sua vita?

«Nella mia vita ho fatto diverse esperienze in campo filantropico, assumendo incarichi in organizzazioni che avevano uno stretto rapporto con altri ambiti significativi della mia persona, dei miei valori, delle mie competenze. Cito, in particolare, la mia presidenza della Fondazione dell’aiuto sportivo, un tema che mi stava specialmente a cuore in quanto ex-sportiva agonistica. Mi sono quindi impegnata a fondo per i giovani talenti sportivi – tra cui alcuni nomi sono diventati più tardi conosciuti e persino campioni del mondo e campioni olimpionici! La Guardia Svizzera in Vaticano incarna valori che hanno per me un significato molto importante e, inoltre, rappresenta un simbolo d’eccellenza per la Svizzera e diffonde un’immagine prestigiosa del nostro Paese in tutto il mondo. Impegnarsi a favore della Guardia Svizzera non riguarda solo i cattolici, pertanto nel consiglio di Fondazione abbiamo sempre potuto contare anche su membri protestanti e questo vale anche per i donatori. Impegnarsi per la Svizzera e la sua immagine all’estero è peraltro parte del mio lavoro in quanto Presidente di Switzerland Global Enterprise, un’organizzazione privata sovvenzionata dalla Confederazione che sostiene le aziende nelle loro attività all’estero e promuove la Svizzera come entità economica a livello internazionale».

Quanto l’ha toccata il tema della generosità nella sua vita personale prima e professionale poi?

«Io e mio fratello siamo cresciuti in un ambiente familiare dove oltre al lavoro ci si impegnava concretamente in attività pro bono, come l’impegno di mia madre in quanto Presidente della Commissione d’asilo infantile e di associazioni a favore delle donne. Mio padre ha operato prima come avvocato e poi come Presidente del tribunale andando oltre – se così si può dire – nel sostenere i casi bisognosi. Fin dall’adolescenza ho collaborato nel mondo associativo (movimenti di giovani, associazioni sportive) e più tardi ho assunto responsabilità presso il Forum delle donne ad Appenzello e, successivamente, in politica. La mia funzione di giudice, nonché il mio impegno in politica, hanno sempre rappresentato per me delle attività a favore della società e della comunità in cui vivo, ovvero per i miei concittadini. Solo poche persone hanno l’opportunità di operare a favore della nostra società da determinate posizioni paragonabili a quelle che ho avuto la possibilità, e la fortuna, di assumere personalmente. Il mio impegno nella filantropia, o come mi piace chiamarlo “pro bono”, è legato al mio desiderio di restituire alla collettività quanto io stessa ho ricevuto».

C’è una branca dell’economia, l’economia del dono, che ritiene che la generosità sia un valore centrale per avere società più equilibrate e sane, lei che cosa ne pensa?

«Sono completamente d’accordo. Il modello implica due aspetti fondamentali: il primo riguarda il fatto che tutti gli uomini agiati sostengano organizzazioni e persone che si trovano in situazioni difficili di precarietà economica. Il secondo consiste nel fatto che determinate attività o istituzioni che servono l’interesse comune vengano sostenute. Esistono poi anche piccole attività quasi invisibili, come per esempio l’SOS-fondo per “situazioni di emergenza” del mio Rotary Club, che tutela la popolazione locale che non è rimborsata da assicurazioni sociali e di cui nessuno pertanto si occuperebbe. Cito anche che con le colleghe e i colleghi del mio club ho recentemente trascorso una settimana nel sud ovest dell’Uganda per sostenere un progetto d’aiuto e di assistenza medicale promosso dall’attuale Presidente del mio club, una ginecologa, che si reca in questo luogo ogni anno con altri colleghi per praticare interventi chirurgici».

Se dovesse citare un paio di personalità del mondo della filantropia che ha incontrato e che l’hanno particolarmente impressionata chi citerebbe?

«Il parroco Ernst Sieber mi ha sempre colpito per il suo grande impegno a favore dei senzatetto, dei tossicodipendenti e dei sieropositivi. Le sue fondazioni rappresentano anche un esempio efficace nel campo della filantropia, perché prevedono una precisa direzione finanziaria e amministrativa a favore di un impiego durevole, efficace ed efficiente dei soldi ricevuti dai donatori. Competenze, capacità di leadership, processi semplificati e un’efficiente amministrazione sono fondamentali – in modo particolare quando coinvolgono molte persone che donano pro-bono e si impegnano per una buona causa. Esse vanno ripagate con ragione, persistenza, trasparenza e proficuità per il loro impegno».

Da quasi due anni è Presidente della Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia, che cosa l’ha spinta ad accettare questa carica?

«Sono sempre stata impressionata dalla disciplina, dalla competenza e dal fervore con cui le guardie e i loro superiori svolgono la loro esigente missione al servizio del Santo Padre. Nello stesso modo mi ha colpito lo straordinario lavoro svolto dalla Fondazione negli anni passati, grazie anche all’impegno delle consigliere e dei consiglieri di Fondazione che hanno dedicato e continuano a dedicare le loro competenze e il loro tempo alle attività della Fondazione. Trovo semplicemente grandioso il sostegno diffuso da parte di numerosi piccoli e grandi donatori che con il loro contributo offrono alla Fondazione molteplici possibilità materiali per sostenere la Guardia Svizzera Pontificia.  Per questo motivo sono pronta a dare il mio contributo e sono felice di impegnarmi anch’io».

Di che cosa si occupa concretamente la Fondazione?

«La Fondazione della Guardia Svizzera Pontificia sostiene la Guardia Svizzera e i suoi membri a livello finanziario, materiale e sociale. Con il suo contributo, la Fondazione vuole svolgere quindi un’importante funzione di collegamento tra la Guardia in Vaticano e la Patria delle guardie. Per perseguire questo scopo la Fondazione sostiene tra l’altro le famiglie e i loro bambini con assegni per i bambini in base ai criteri in vigore in Svizzera e alleggerisce quindi il budget delle famiglie. Inoltre, la Fondazione assume anche le tasse scolastiche per la scuola svizzera a Roma, che ammontano dai 2‘000 ai 4‘500 euro in base al livello educativo. Finanzia la formazione e la formazione continua nel campo della sicurezza e della protezione ma anche la formazione linguistica per quanto riguarda le lingue straniere, che sono dei requisiti che permettono alla Guardia Svizzera Pontificia di essere sempre e quotidianamente in grado di affrontare nuove sfide.
Il Comando della Guardia è sostenuto con la messa a disposizione di materiale pubblicitario, una presenza attiva durante le fiere dei mestieri e con contributi finanziari per l’organizzazione della “Schnupperwoche” per eventuali nuovi candidati e la Fondazione si impegna comunemente nell’ambito delle relazioni pubbliche per la Guardia Svizzera. La Fondazione si impegna anche per l’acquisto di materiale storico, in modo particolare per gli elmi e le corazze portate per Pasqua, Natale e per il giuramento nonché per il restauro dei preziosi affreschi della cappella svizzera nella chiesa S. Maria della Pietà, presso il Campo Santo Teutonico in Vaticano che rappresenta in qualche modo la patria spirituale della Guardia Svizzera Pontificia. La Fondazione si affida al sostegno di donatrici e donatori per finanziare quei progetti.
L’obiettivo della nostra Fondazione consiste anche nel garantire costantemente l’efficacia della Guardia in modo durevole. A questo riguardo le attività della Fondazione già menzionate contribuiscono in modo fondamentale, perché si tratta di mantenere delle condizioni di vita accettabili per le guardie e garantire un numero sufficiente di giovani uomini per assicurare il servizio. Un progetto centrale per il miglioramento delle condizioni di vita nei prossimi anni è anche la costruzione della nuova caserma in Vaticano. Per la raccolta dei mezzi finanziari necessari, tre anni fa è stata appositamente creata una Fondazione indipendente in Svizzera. Questa Fondazione ha il compito di cercare la metà delle spese complessive, che ammontano a circa 55 milioni di franchi, tramite donatrici e donatori svizzeri».

Come comunica la Fondazione?

«La Fondazione ha un sito internet https://schweizergarde.ch/stiftungen/de/gardestiftung/ a cui si aggiunge l’attività di ufficio stampa e la pubblicazione di un rapporto annuale».

Il suo sogno per il futuro?

«Garantire il reclutamento sufficiente di guardie per la nostra missione al servizio del Santo Padre, contando su una sempre maggiore generosità di donatrici e donatori che vogliono sostenere la Guardia Svizzera».