Il 18 settembre 2026 Locarno aggiungerà un nuovo luogo alla propria geografia della memoria. Al Parco della Pace verrà inaugurato il Giardino dei Giusti di Locarno, progetto promosso dalla Fondazione Federica Spitzer insieme alla Città di Locarno e dedicato a quattro persone che, in epoche differenti e attraverso esperienze diverse, scelsero di intervenire di fronte alle persecuzioni, alla marginalità e all’ingiustizia.

I nomi scelti sono quelli di Polia Rusca, Lilly Volkart, Luigi Rusca e Wladimir Rosenbaum. Quattro biografie che attraversano il Novecento e raccontano altrettanti modi di intendere la responsabilità individuale: dall’assistenza ai bambini profughi all’aiuto agli esuli politici, dall’impegno medico e sociale alla costruzione di luoghi capaci di offrire protezione e libertà di pensiero.

L’obiettivo del nuovo Giardino non è soltanto conservare il ricordo di queste figure. Il progetto punta infatti a trasformare la memoria in uno strumento di educazione civile, mettendo in relazione le vicende del passato con questioni ancora presenti: la solidarietà, la libertà, l’accoglienza e la capacità delle singole persone di assumere una posizione anche quando le circostanze sembrano rendere difficile ogni scelta.

L’inaugurazione arriva al termine di un percorso iniziato nella primavera del 2026, quando quattro appuntamenti hanno permesso di approfondire separatamente le vicende dei Giusti individuati dalla Commissione storica. Con l’apertura del Giardino, quel lavoro trova una sede permanente e accessibile alla cittadinanza.

Quattro biografie legate al Locarnese

Le storie ricordate nel Giardino hanno origine geografica e professionale differente, ma sono accomunate dal rapporto con il territorio locarnese e dall’aiuto offerto a persone esposte a difficoltà, discriminazioni o persecuzioni.

Lilly Volkart, nata a Zurigo nel 1897 e morta ad Ascona nel 1988, dedicò gran parte della propria vita all’assistenza umanitaria, con particolare attenzione all’infanzia. Dal 1942 collaborò con il Comitato svizzero di soccorso nel Kinderheim di Ascona, dove accolse bambini indigenti e abbandonati e orfani ebrei. Tra il 1943 e il 1945 proseguì l’attività in una casa sul Monte Verità, destinata a bambini profughi provenienti dall’Italia.

La sua vicenda si colloca quindi in una delle pagine più drammatiche della storia europea e mostra il ruolo svolto dall’assistenza civile nel soccorso a persone costrette a lasciare i propri Paesi.

Wladimir Rosenbaum, nato a Minsk nel 1894 e morto ad Ascona nel 1984, fu avvocato e funzionario di origini russo-ebraiche. Insieme alla moglie Aline Valangin-Ducommun acquistò a Comologno la residenza estiva La Barca, che negli anni divenne un punto di riferimento per artisti e intellettuali.

Tra coloro che frequentarono quella casa figurano Ernesto Rossi, Elias Canetti, Jean-Paul Samson, Kurt Tucholsky, Wladimir Vogel e Ignazio Silone. La storia di Rosenbaum si lega dunque anche alla capacità del territorio di offrire ospitalità a persone provenienti da ambienti culturali e politici differenti, in un’epoca segnata da regimi autoritari e persecuzioni.

Luigi Rusca, nato a Locarno nel 1885 e morto nella stessa città nel 1966, fu imprenditore e dirigente dell’Ospedale La Carità. Di orientamento liberale radicale, sostenne il giornale antifascista Avanguardia e durante gli anni 1943-1945 prestò aiuto, in modo discreto ma concreto, a esuli politici.

La sua attività si sviluppò quindi in una fase nella quale il confine tra Italia e Svizzera rappresentava anche una linea di passaggio per persone che cercavano rifugio dalle persecuzioni politiche.

A completare il gruppo è Polia Rusca, nata a Cholmetz nel 1884 e morta a Locarno nel 1975. Oftalmologa di origine bielorussa e moglie del medico locarnese Franchino Rusca, durante la Prima guerra mondiale lavorò in un ospedale da campo della Croce Rossa in Slesia.

Trasferitasi a Locarno nel 1916, contribuì alla riorganizzazione dell’ospedale e rivolse una parte significativa della propria attività alla cura di bambini e rifugiati. Promosse inoltre iniziative per la distribuzione di vestiti e alimenti, organizzò trasfusioni e corsi di cura nelle valli. Il suo impegno si estese anche alla richiesta del suffragio femminile e alla difesa dei diritti delle donne.

Locarno e una lunga storia di accoglienza

Secondo lo storico Marino Viganò, che ha coordinato i lavori della Commissione incaricata di individuare le figure da ricordare, la scelta dei quattro nomi riflette una caratteristica sviluppatasi nel Locarnese nel corso di diversi secoli.

La posizione geografica e la particolare storia della regione contribuirono infatti, dalla fine del XVIII secolo, a fare del territorio una destinazione per esuli, intellettuali e persone alla ricerca di ambienti meno vincolanti dal punto di vista politico e sociale.

Il Locarnese divenne così luogo di incontro tra tradizioni culturali italiane e istituzioni svizzere, favorendo la presenza di persone e gruppi che cercavano alternative a sistemi politici repressivi o a contesti sociali particolarmente rigidi.

In questa prospettiva, le quattro figure individuate dalla Commissione non rappresentano soltanto singole esperienze individuali. Le loro biografie vengono lette come espressione di una storia più ampia, nella quale accoglienza e apertura verso l’altro hanno assunto forme diverse a seconda delle epoche.

Dalla memoria alla responsabilità civile

Per il sindaco di Locarno Nicola Pini, il nuovo Giardino si inserisce nella più ampia riflessione della città sui temi della pace e della democrazia. Nel presentare il progetto, il sindaco ha richiamato un principio del Consiglio d’Europa: «Insegnare la storia significa costruire la democrazia».

Il riferimento alla storia europea del secondo dopoguerra assume un significato particolare nel progetto del Giardino. I valori alla base della nascita del Consiglio d’Europa – dalla cooperazione alla convivenza pacifica tra i popoli – vengono messi in relazione con le scelte compiute dai quattro Giusti.

La dimensione locale diventa così parte di una riflessione più generale. Il Giardino non propone infatti una lettura astratta della pace, ma parte da vicende personali e da decisioni concrete prese da persone che vivevano in una determinata comunità.

Un progetto che guarda anche alle nuove generazioni

La Fondazione Federica Spitzer, promotrice dell’iniziativa, ha già sviluppato un percorso didattico destinato alle scuole ticinesi. La piattaforma Le Vite dei Giusti raccoglie materiali dedicati alle biografie dei Giusti e, dall’autunno 2026, includerà anche le figure ricordate nel nuovo Giardino di Locarno.

Il collegamento sarà accessibile direttamente dal luogo della memoria attraverso il sito indicato sulla targa commemorativa. In questo modo la visita potrà essere accompagnata da un approfondimento storico sulle singole biografie e sul periodo nel quale si sono svolte.

La Fondazione Federica Spitzer, attraverso il proprio sito www.fondazionespitzer.ch, porta avanti così un’attività che affianca alla conservazione della memoria anche una componente educativa rivolta alle generazioni più giovani.

È previsto inoltre un ulteriore sviluppo del progetto: le ricerche e i contributi storici dedicati ai quattro Giusti confluiranno in una pubblicazione che sarà presentata nel 2027.

Il secondo Giardino dei Giusti in Svizzera

Quello di Locarno sarà il secondo Giardino dei Giusti realizzato in Svizzera dalla Fondazione Federica Spitzer in collaborazione con un’autorità cittadina.

Il primo è stato inaugurato a Lugano nel 2018, dando vita a un’esperienza che ora viene ripresa e sviluppata anche nel Locarnese. La scelta di due città ticinesi permette di costruire una rete territoriale attorno al tema della memoria civile e delle persone che, attraverso le proprie azioni, hanno contribuito a proteggere altri esseri umani in situazioni di particolare vulnerabilità.

Il Giardino di Locarno nasce quindi con una duplice funzione. Da un lato conserva il ricordo di quattro persone legate alla storia del territorio; dall’altro propone uno spazio nel quale affrontare il passato attraverso una prospettiva orientata al presente.

Il cinema come seconda tappa della giornata

Il programma del 18 settembre non si fermerà alla cerimonia pomeridiana. Alle 20:30, al PalaCinema di Locarno, sarà infatti proiettato Irkalla: Gilgamesh’s Dream, film del 2025 diretto dal regista iracheno Mohamed Al-Daradji.

La proiezione, realizzata in collaborazione con il Locarno Film Festival, sarà in lingua originale araba con sottotitoli in italiano.

Il film segue due bambini durante la guerra in Iraq, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019. Attraverso la loro esperienza, l’opera affronta perdita, memoria e speranza, collegando la dimensione individuale della guerra alla possibilità di immaginare un futuro diverso.

La scelta del film accompagna quindi il tema centrale del Giardino con una storia ambientata in un contesto contemporaneo. Il collegamento tra le due iniziative passa attraverso concetti come resistenza e resilienza, ma anche attraverso la domanda su quale spazio possa avere l’individuo quando la violenza e la guerra sembrano prevalere.

Un appuntamento aperto alla cittadinanza

La cerimonia inaugurale del Giardino dei Giusti di Locarno si terrà venerdì 18 settembre alle 17:00 al Parco della Pace. L’accesso sarà libero e gratuito.

La seconda parte della giornata inizierà alle 20:30 al PalaCinema di Locarno, con la proiezione gratuita di Irkalla: Gilgamesh’s Dream.

Due appuntamenti differenti, ma costruiti attorno a una medesima idea: la memoria non come semplice celebrazione del passato, bensì come occasione per interrogarsi sulle scelte individuali e collettive.

Nel progetto della Fondazione Federica Spitzer e della Città di Locarno, le biografie di Rusca, Volkart e Rosenbaum diventano così uno strumento per leggere una storia fatta anche di gesti quotidiani, decisioni personali e forme concrete di solidarietà. Un patrimonio che dal 18 settembre avrà un luogo riconoscibile nella città e che, attraverso le attività didattiche e la futura pubblicazione, potrà continuare a essere approfondito negli anni.