Vogliamo iniziare con una sua breve presentazione?
«Ho 46 anni, sono sposato, e con mia moglie abbiamo 5 figli, di età compresa tra la 4a liceo e il 2 anno di scuola dell’infanzia. Siamo entrambi professionalmente attivi: con una numerosa famiglia da crescere ci vogliono grandi partner educativi che lavorino con noi nel complesso ma allo stesso tempo entusiasmante lavoro di crescere dei figli, come le Scuole della Fondazione San Benedetto. Quando nel 2008 ci siamo trasferiti da Ginevra a Lugano, mi sono messo subito a disposizione entrando nell’associazione genitori e amici e dal 2018 sono membro del Consiglio di fondazione e mi occupo degli aspetti legati alle risorse umane».
Come nasce la Fondazione San Benedetto?
«All’origine della Fondazione San Benedetto sta l’iniziativa di alcuni genitori di proporre ai propri figli un cammino educativo in cui genitori e insegnanti accompagnino i bambini alla scoperta del mondo. L’esperienza di fede cristiana e la passione per l’educazione dei propri figli di questo gruppo di genitori ha fatto sì che nel 1990 nascesse per cinque allievi la scuola elementare a cui si sono gradualmente aggiunti gli altri ordini scolastici, la scuola media e quella dell’infanzia. Oggi la realtà delle Scuole della San Benedetto conta oltre 300 allievi e circa 1’600 ex-allievi.
Educare i propri figli è da sempre una grande sfida per i genitori. La scuola gioca un ruolo fondamentale essendo un partner affidabile non solo dal punto di vista dell’istruzione da fornire, ma anche e soprattutto sotto l’aspetto educativo. Non significa che la famiglia deleghi alla scuola i suoi compiti ma significa che scuola e famiglia avanzano a braccetto per il bene dei bambini e dei ragazzi.
“Ci vuole un intero villaggio per far crescere un bambino”. Questo noto proverbio africano mette in rilievo quanto sia importante che la famiglia, pur rimanendo il nucleo educativo primario, sia tuttavia inserita in una comunità educante, una rete di famiglie e di docenti che lavorano con lo stesso obiettivo. Aggiungerei anche che la scuola è un’avventura da vivere insieme aiutando i ragazzi a mettere a frutto i loro talenti, educandoli alla responsabilità e all’impegno. Il percorso che i ragazzi fanno nelle Scuole San Benedetto pone delle basi solide nella loro vita, per sempre, dando loro un’importante impronta di certezze e di apertura positiva alla realtà. Questo non è poco nel mondo di oggi».
Qual è lo scopo statutario della fondazione?
La Fondazione San Benedetto favorisce esperienze di educazione cristiana nel Canton Ticino; le sostiene spiritualmente e materialmente, assicurando in particolare l’esistenza e lo sviluppo della scuola materna “La carovana”, della scuola elementare “Il Piccolo Principe” e della scuola media “Parsifal” e permette loro di mantenere la loro libertà. Le scuole gestite dalla Fondazione San Benedetto sono parificate e sono aperte a tutti senza distinzione di classe, di ideologia e di religione».
Di quali progetti si occupa al momento la fondazione?
«Dal 2018 al 2021 abbiamo progettato e costruito la nuova scuola media Parsifal che ad oggi è la prima scuola media in Ticino con il label Minergie plus, fatto significativo trattandosi di un edificio scolastico, quindi con un importante ruolo educativo per noi e per le nuove generazioni.
Oggi siamo impegnati in due progetti che ci stanno particolarmente a cuore: la sistemazione della scuola elementare Il Piccolo Principe, che ha un costo di circa 190.000 franchi, e il nostro fondo borse di studio che viene in aiuto a quei ragazzi la cui famiglia non riesce a farsi carico dell’intera retta annuale. Su 320 ragazzi abbiamo circa 40 famiglie che ci chiedono un sostegno, vuoi perché hanno più figli iscritti, oppure perché sono temporaneamente in difficoltà. Come Fondazione vogliamo esserci anche per loro e proporre un aiuto. Se questi sono i progetti “grandi”, le nostre scuole ospitano poi tanti micro-progetti: dai progetti artistici (teatro e musical, ad esempio) a quelli sul territorio (la scuola nel bosco), ai progetti individuali degli allievi e delle allieve che accogliamo con storie o bisogni particolari».
Come ha vissuto personalmente gli ultimi due anni e a quali progettualità ha dato vita con la vostra fondazione a tutela dei bambini e delle loro famiglie?
«Siamo entrati nel periodo pandemico in maniera molto dinamica e pronti con tutti gli strumenti per gestire la scuola a distanza. All’inizio con blocchi di mezze giornate e poi via via si sono strutturati e intensificati. I ragazzi non hanno perso nemmeno una giornata di scuola. Come è stato possibile? Di sicuro il fatto di avere un Presidente del Consiglio di fondazione che è un appassionato professionista nel campo delle tecnologie aiuta non poco. Luca Botturi lavora nel campo delle tecnologie digitali nella formazione, in particolare sui temi di progettazione formativa e formazione a distanza. Luca ha lavorato insieme ad un team di docenti allo spostamento della didattica dalla scuola alla casa di ogni allievo in tempi record. Le famiglie sono state molto contente di poter contare su un partner, la scuola, affidabile. Abbiamo poi seguito le indicazioni cantonali e del DECS, mettendo sempre al primo posto la possibilità di fare scuola e di educare. La pandemia si è rivelata insomma un’occasione per approfondire la corresponsabilità e il dialogo scuola-famiglia, che ci stanno da sempre a cuore».
Qual è secondo lei il valore aggiunto di una realtà come la vostra?
«Se mi sta chiedendo perché questo progetto funziona da 30 anni generando un valore sociale significativo, la risposta risiede nella grande disponibilità a lavorare insieme – sia gli insegnanti tra di loro che con i genitori – in una stima e fiducia reciproche per un bene comune, avendo una direzione chiara e valorizzando tutti gli attori coinvolti (ragazzi, insegnanti, genitori, professionisti esterni). Questo è un punto fondamentale: la valorizzazione delle persone e la disponibilità a costruire sempre. È provato che i ragazzi imparano meglio in un ambiente accogliente, valorizzante e responsabilizzante. Inoltre negli anni siamo venuti incontro anche a genitori che hanno esigenze particolari dovute a situazioni contingenti (sovraccarico di lavoro, malattia, vedovanza)».
Quali sono invece i presupposti perché la relazione fra beneficiari e fondazioni diventi ancora più efficiente?
«Dare fiducia a un progetto non è per nulla cosa scontata, soprattutto all’inizio, quando non ci si conosce: è possibile se la visione di ciò che si vuole realizzare è chiara e il metodo di lavoro è strutturato, dinamico, ma soprattutto condiviso tra tutti. Noi cerchiamo la collaborazione di partner filantropici che comprendano il valore sociale positivo della nostra realtà e ci sostengano con fedeltà negli anni. In questo modo possiamo avere una progettualità solida anche su iniziative minori e possiamo concentrarci su ciò che sappiamo fare, accompagnando nella crescita futuri adulti responsabili e felici di contribuire al bene comune all’interno della società».