Andrew Holland, Lei è un professionista di lunga esperienza e con una reputazione internazionale. Quali sono state le tappe della sua vita professionale?

«Conosco il mondo del finanziamento privato sia dal punto di vista dei donatori che dei beneficiari. Ad esempio, ho scritto la mia tesi di dottorato sulla promozione delle arti e, prima di diventare Direttore generale della Fondazione Mercator Svizzera, ho ricoperto diverse posizioni dirigenziali nell’ambito delle arti, della promozione culturale e della politica culturale, da ultimo come direttore della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia. Parallelamente, mi sono impegnato per molti anni in attività di pubblica utilità, tra cui come membro del comitato direttivo di SwissFoundations, come membro del consiglio di amministrazione della Swiss Photo Foundation e in vari comitati scientifici».

C’è una persona in particolare che l’ha ispirata e quando ha capito che la filantropia sarebbe stata parte della sua vita lavorativa?

«Non è stata una persona o un momento specifico a spingermi a questa scelta, ma piuttosto numerosi incontri con personalità diverse. Durante queste conversazioni, mi è apparso sempre più chiaro quanto sia importante ed efficace l’impegno della società civile per costruire un futuro orientato al bene comune. Tutti questi incontri hanno anche ripetutamente rafforzato la mia convinzione che le grandi sfide del nostro mondo possono essere risolte solo insieme dalla politica, dalle imprese e dalla società civile».

Oggi lei è Direttore Generale della Fondazione Mercator Svizzera. Qual è lo scopo della fondazione?

«La nostra visione è quella di una società democratica, con pari opportunità ed ecosostenibile. Con questa visione alle spalle, vogliamo contribuire a costruire il futuro. Insieme a un’ampia gamma di attori, promuoviamo, sviluppiamo, testiamo e diffondiamo idee per affrontare le attuali sfide a livello sociale. Tre cose sono fondamentali per noi: rafforzare la società civile, creare ampie alleanze e applicare un approccio sistemico. Tutto ciò ci aiuta non solo a combattere i sintomi, ma anche ad affrontare le cause sottostanti per contribuire ad avviare un cambiamento sociale».

Nel 2020 la Fondazione ha cambiato radicalmente strategia, perché?

«Viviamo in un mondo interconnesso, complesso e, in molti settori, globalizzato, in continua evoluzione. Allo stesso tempo, ci troviamo di fronte a grandi sfide sociali: La democrazia è sotto pressione, le disparità in termini di opportunità sono in aumento, la trasformazione digitale pone questioni elementari per la società e la crisi climatica continua a farsi sentire. L’urgenza di risolvere le grandi sfide del nostro tempo cresce di giorno in giorno e per noi è diventato chiaro: se come fondazione di erogazione di fondi vogliamo dar forma in modo attivo e sostenibile al cambiamento sociale, abbiamo bisogno di basi strategiche e organizzative che possano essere continuamente oggetto di riflessione e di ulteriore sviluppo in termini di contenuti, processi e metodi. Una strategia e un metodo di lavoro agili e orientati all’impatto sono quindi fondamentali per noi.

Tutto questo include l’impegno in esperimenti strategici, dai quali impariamo a sopportare le battute d’arresto e ad accogliere gli imprevisti. Questo significa che lasciamo un percorso familiare e ci addentriamo nell’incertezza, ma è un cammino più entusiasmante ed efficace che ci fa crescere continuamente come fondazione».

Quali progetti sta attualmente portando avanti la fondazione?

«Nel 2022 abbiamo finanziato 110 progetti di pubblica utilità, per un totale di 16,9 milioni di franchi. La maggior parte sono progetti operativi che rientrano nei nostri settori e programmi (clima, apprendimento per il futuro, democrazia, digitalizzazione + società, diversità). Inoltre, sosteniamo le organizzazioni della società civile che supportiamo anche nel loro sviluppo organizzativo, affrontiamo le questioni relative al futuro e rafforziamo gli ecosistemi in cui siamo attivi con un’ampia gamma di offerte. Per quest’ultimo aspetto, abbiamo creato di recente il programma “Società civile + filantropia”. Inoltre, organizziamo regolarmente workshop e scambi per rafforzare il personale delle organizzazioni non profit nel loro lavoro progettuale e condividiamo conoscenze ed esperienze nella rivista del nostro sito web».

Come si finanzia la Fondazione Mercator Svizzera?

«La Fondazione finanzia le proprie attività con il reddito del proprio capitale di dotazione, integrato da contributi annuali della famiglia dei fondatori provenienti dal patrimonio dedicato a cause filantropiche, gestito sotto l’egida della Fondazione Meridian».

Cosa pensa che i filantropi e le fondazioni erogative debbano fare per ottimizzare l’impatto delle loro attività a favore della società civile?

«Ascoltare e avere fiducia nei propri beneficiari. Agire anche in partnership e reti, e non solo a livello di progetto: una trasformazione sociale sostenibile richiede una cooperazione intersettoriale a livello strategico. Invece di concentrarsi su iniziative di finanziamento selettive e isolate, le fondazioni dovrebbero puntare su metodi di lavoro collaborativi orientati all’impatto, che partano dal livello sistemico.

In questo modo, queste ultime possono fare molto di più che “solo” dare soldi. In quanto istituzioni che creano ponti, possono riunire un’ampia varietà di attori e quindi promuovere l’innovazione intersettoriale e transfrontaliera. Possono creare l’accesso alle reti, contribuire con il loro know-how e fare da sparring partner in un percorso di apprendimento comune.

Questo non vale solo per la cooperazione con i partner finanziari. Anche le collaborazioni tra fondazioni o le alleanze intersettoriali sono aree importanti per lo scambio, il networking e l’apprendimento condiviso e offrono grandi opportunità per l’ulteriore sviluppo del settore filantropico.

Laddove altri attori sono riluttanti per ragioni economiche o politiche, lefondazioni e i filantropi hanno la libertà di sperimentare e rischiare. Possono usare questa libertà per provare approcci non convenzionali. Perché non sostenere un progetto il cui successo non è ancora assicurato al cento per cento? Perché non sostenere un’idea o un processo di sviluppo di un’idea invece di un progetto completamente concepito? Nel migliore dei casi, il progetto avrà successo; nel peggiore, si sarà imparato qualcosa!

Infine, ma non meno rilevante: le fondazioni erogative possono anche utilizzare il loro patrimonio per impegnarsi a favore di finalità di pubblica utilità, investendolo secondo gli stessi valori e principi che utilizzano per realizzare il cambiamento sociale con i loro progetti filantropiciChe si tratti di investimenti sostenibili o di impact investing: attraverso investimenti mirati del proprio patrimonio, le fondazioni erogative possono generare importanti benefici sociali».

Qual è la sua visione : che ruolo avrà la filantropia nei prossimi anni?

«La filantropia si basa su valori, non sul profitto. Il “profitto” della filantropia è l’impatto sociale positivo. Ciò dà origine a una libertà di cui la filantropia dovrebbe approfittare. Una libertà che è però allo stesso tempo un obbligo a fare ciò che altri settori non possono fare, o almeno non ancora. Questo è particolarmente efficace se la filantropia riesce a monitorare le tendenze, a riconoscere i segnali e a continuare a mettersi in discussione e a svilupparsi in modo critico.

Così inteso, il settore filantropico può continuare a dare un contributo centrale alla difficile ricerca di soluzioni sostenibili. Per farlo, però, dovrebbe anche impegnarsi con idee coraggiose, visionarie e audaci – proposte che non hanno paura di mettere in discussione i paradigmi esistenti e di cercare soluzioni orientate al futuro. E questo, laddove possibile, facendo affidamento su approcci collaborativi e sistemici».

*Andrew Holland è Direttore Generale della Fondazione Mercator Svizzera. In precedenza, è stato attivo nel settore della cultura per 20 anni in un’ampia gamma di ruoli – nella produzione culturale, nella promozione culturale e nella politica culturale. Più recentemente, Holland, che ha conseguito un dottorato in legge, ha diretto la Fondazione svizzera per la cultura, Pro Helvetia.