Sopraceneri: vigneti tra collina e pianura
Possiamo suddividere il Sopraceneri in due regioni viticole ben distinte: la prima è il Locarnese con i vigneti che sono dislocati a sud di Bellinzona, costeggiano la sponda destra del Ticino proprio sul piano di Magadino e proseguono fino in fondo alla Valle Maggia. La seconda è il Bellinzonese e Valli con i vigneti che, dalla Leventina, si susseguono fino nel Gambarogno. Qui, la placca europea, la quale se ben ricordate proprio al Ceneri incotra quella africana, è composta da rocce cristalline acide, ricche di minerali che ne conferiscono le note ai vini rendendoli leggermente più sapidi rispetto ai vini del Sottoceneri.
Da nord a sud partendo dalle Valli
Chi giunge dalla “Via delle genti” trova i vigneti più a nord del Ticino e più precisamente nel comune di Giornico. Coloro i quali, invece, arrivano dal Passo del Lucomagno incontrano i vigneti di Malvaglia e Semione. In questa zona, la vite viene spesso coltivata sui pendii montagnosi con strutture ancora legate al passato: le pergole. Sono strutture onerose nel loro mantenimento che prevedono carasch di granito a sostengno dei pali in castagno. Questo tipo di produzione permetteva ai contadini di coltivitare gli ortaggi necessari al loro sostentamento sul terreno sottostante. Molto caratteristico è anche il vigneto di Ludiano, dove macigni, pergole e filari si intrecciano in un gioco geometrico. Costeggiando la sponda destra del fiume Ticino e i vigneti della Riviera, arriviamo nel Bellinzonese. Oggi, con la fusione dei comuni che hanno dato vita alla grande Bellinzona, è diventato il comune viticolo più importante del Cantone. I piccoli appezzamenti di Daro e i vigneti attorno ai Castelli, iscritti dal 2000 nella lista UNESCO del Patrimonio mondiale dell’umanità, fanno da cornice alla capitale ricordando il passato rurale del Cantone, con i comuni di Sementina e Montecarasso da una parte e i vigneti di Camorino dall’altra. La regione viticola del Bellinzenese prosegue sulla sponda sinistra fino in fondo al Gambarogno.
Locarnese e Val Maggia
Attraversando il Piano di Magadino con i cuoi campi coltivati, giungiamo nel Locarnese viticolo e, seguendo la spoda destra, da Sementina verso Locarno, tra ville e zone edificabili si arroccano vigneti di viticoltura eroica che arrivano a lambire il margine boschivo. Piccoli appezzamenti, che con grande resilienza, anno dopo anno, cercano di resistere all’avanzamento del cemento. Infatti, il maggior abbandono di vigneti è avvenuto proprio su questi pendii. Passando a Locarno, ritroviamo il nettare di Bacco sul Delta della Maggia con un’azienda che, oltre a produrre vini, coltiva cereali, riso compreso. I vigneti, tuttavia, non finiscono qui ma si estendono fino a Brissago con incantevoli paesaggi vista lago e seguono il fiume Maggia fino al fondo valle mostrando filari la cui coltivazione domanda impegno e sacrifici.
Alla ricerca degli angoli sperduti
Per chi ama andare alla scoperta di particolarità e di vigneti eroici, nel Sopraceneri bisogna andare a trovarli tra boschi e valli. Quando li si scova, sembra di tornare indietro di cinquant’anni e pare impossibile che, in un’era meccanizzata come la nostra, viticoltori appassionati lavorino ancora del tutto manualmente. Tra i più caratteristici ci sono quelli di Ludiano, i terrazzamenti di Linescio e il vigneto della Pioda, per citarne solo alcuni. Anche qui, come nel Mendrisiotto, ci sono dei sentieri tematici che ripercorrono la storia della viticoltura: quello lineare da Sementina a Gudo e il nuovo sentiero Vitea, un percorso circolare tra i vigneti di Gordola.
La Bondola
Nel Sopraceneri, si coltiva ancora un vecchio vitigno autoctono: la Bondola. Da qualche tempo, Slow food Ticino si sta impegnando per far sì che questo antico uvaggio non vada perso. La Bondola in particolare, assunse una diffusione significativa dopo la crisi fillosserica di metà Ottocento, specialmente nel Sopraceneri, fornendo quasi metà della produzione vinicola. Infatti, a quei tempi, si prediligevano vitigni a bacca grossa e grappolo grande per ottenere raccolti abbondanti, da cui verosimilmente deriva il nome di Bondola con una chiara preferenza per la quantità a scapito della qualità. Gli anziani si ricordano addirittura di una Bondola bianca, a Gordemo (frazione di Gordola), purtroppo mai catalogata. Il successo crescente negli anni del Merlot e i cambiamenti del gusto dei consumatori, ha fatto sì che questo vitigno perdesse importanza. Oggi, sono ancora una decina le cantine che, adattando le conoscenze enologiche, portano avanti la tradizione di questo vino.
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