RoomTheatre è uno spettacolo itinerante messo in scena fra le stanze della sede della Fondazione, costruita nel 1700. Un viaggiare nel luogo e nel contempo nel mondo, in quanto svoltato l’angolo o aperta una porta si può approdare in Spagna, in Sudamerica, a Milano o a Parigi per ritrovarsi infine tutti assieme, spettatori ed artisti, a dar vita a un momento composto da relazioni. Lo spettacolo RoomTheatre è stato concepito come esperienza immersiva, un evento partecipato in cui lo spettatore si sente costantemente parte attiva, un modo per sostenere la missione della Fondazione in favore del territo[1]rio e per conoscere i suoi locali adibiti a molteplici usi. Nel corso della serata si attraversano atelier e angoli remoti o nascosti, affinché la sorpresa della scoperta si possa manifestare assieme all’avvenimento artistico eseguito in luoghi privi di palco e platea. E in questa combinazione di arti non poteva mancare il design. L’allestimento di RoomTheatre è infatti stato curato da studenti e docenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, i quali hanno sviluppato un progetto in cui fosse costante l’idea del cammino, uno spostarsi che durante l’evento è arricchito da un numeroso cast di professionisti capaci di avvolgere lo spettatore con svariati linguaggi fra cui il lavoro d’attore, la poesia, pittura, fotografia e scultura. La destrutturazione del luogo teatrale, ovvero la rottura di quella linea che separa la platea dal palco, ha radici lontane. Sono gli anni ’50 del ‘900 quando Judith Malina e Julian Beck rappresentano il loro primo spettacolo nel proprio appartamento. Negli anni ’60 Jerzy Grotowski sviluppa il concetto di un teatro capace di fare a meno di tutto, fuorché dell’attore e dello spettatore, focalizzando la sua ricerca su una comunione tra i due. Il suo lavoro ispirerà moltissime avanguardie teatrali europee che porteranno il teatro fuori dal teatro e lontano dai luoghi solitamente dediti alla rappresentazione, per riversarlo nelle strade, nelle piazze, negli ospedali, al fine di rendere il pubblico, insieme all’attore, protagonista dell’opera. RoomTheatre, raccogliendo questo insegnamento, vuole essere un’esperienza, un evento partecipato. Il pubblico si confronta con diverse forme d’arte. In questo viaggio sono coinvolti personaggi diversi ognuno dei quali proviene da un percorso artistico e umano differente e questo rappresenta una grande ricchezza. La commistione va infatti intesa come un valore, per guardare il mondo, e per guardarci dentro, ogni volta da punti di vista nuovi e sempre in movimento, per non accontentarci mai di ciò che già conosciamo, nella convinzione che ogni esperienza, artistica e non, per crescere ed evolvere ab[1]bia bisogno di un approccio aperto, curioso e libero da ogni preconcetto. E l’arte, con la sua forza trasformatrice, ce lo insegna da sempre. Attraverso un’esperienza capace di sti[1]molare domande, riflessioni, sensazioni, ogni partecipante vive un’esperienza rara, che, per l’alto coinvolgimento psicofisico, lascia un segno nella memoria. Il pubblico è protagonista, come a voler suggellare con l’arte un patto, come a voler dire che ogni rituale di partecipa[1]zione e condivisione ha bisogno non so[1]lo di committenti ma anche di destinatari, non solo di attori ma anche di spettatori e tutti, insieme, contribuisco[1]no a costruirne il valore