Lei è stato un campione dello sport capace di passare con successo dal mondo dell’hockey ad attività in vari altri campi. Come è avvenuto questo passaggio e quali sono le future prospettive di sviluppo?
«Lo sport mi ha insegnato molto, tramite grandi sacrifici, dalla disciplina alla metodica per il raggiungimento di un obiettivo personale. L’hockey su ghiaccio agli occhi dello spettatore è un’attività particolarmente rude e violenta, ma se una persona è incline alla sensibilità posso assicurare che questo sport la sviluppa permettendo di esplorare altre discipline in modo diverso. Il passaggio dallo sport alle altre mie attività è stato favorito da qualità che ho acquisito appunto nell’hockey. Le prospettive di sviluppo sono sicuramente legate alla ricerca di nuove sfide, sia professionali che personali».
Qual è la sua idea dell’attività di terapista manuale medicale e come si è preparato e avvicinato alla pratica di questa professione?
«Dopo sei commozioni celebrali ho definitivamente dovuto interrompere la carriera professionale portando la mia determinazione nello studio del corpo umano, nella terapia manuale e nel movimento. L’amore verso la terapia l’ho provato fin dalle prime volte che il fisioterapista della squadra mi trattava. Ho subito cominciato a viaggiare durante le pause estive del campionato per frequentare corsi all’estero ed ho avuto spesso la fortuna di trovare maestri speciali per apprendere l’arte naturale dell’uso delle mani. Le tecniche spaziano da massaggi manuali fino ad arrivare a tecniche di osteopatia funzionale, mentre per quanto riguarda la parte attiva utilizzo la tecnica pilates e antara (ginnastiche posturali)».
Il progetto Deseo è stato definito “un luogo dell’anima”. Come è nata l’idea e quali sono i suoi punti di forza?
«Lo studio Deseo è stato amore a prima vista, una cantina di 350 mq in pieno centro città, lo sentivo come una corazza protettiva per la mia anima, un luogo magico dove potevo accogliere le persone ed aiutarle ad entrare in contatto con sé stessi, sentendosi protetti da tutte le pareti in pietra naturale. Deseo esiste da quasi 20 anni ma non ho mai amato pubblicizzarlo ritenendolo un luogo dove se una persona deve arrivare…arriva. I nostri punti di forza sono la serietà e l’esperienza diversificata di ognuno degli istruttori pilates e di ogni terapista».
Accanto al lavoro lei trova lo spazio per percorrere interessanti progetti artistici. Come è nata questa passione?
«L’intera vita di ognuno di noi è un’opera d’arte, la mia l’ho improntata allo sport, essendo comunque particolarmente dotato per il disegno e la fotografia ho portato avanti queste discipline solo in maniera amatoriale, frequentando corsi di fotografia, una materia che mi interessava molto. Mi sono appassionato soprattutto fotografare il mondo da prospettive un po’ inusuali come ad esempio scatti da terra verso l’alto. Poi un giorno ho scoperto i lavori aerei di Yann Arthus-Bertrand e mi sono appassionato anche alla fotografia aerea scattata dal cielo, visioni contrarie alle mie iniziali prospettive colte sdraiato a terra. Quindi 5 anni fa ho comprato il primo drone e ho cominciato ad esplorare dal cielo la terra. Mostrare alle persone dei luoghi conosciuti ma scattati da punti di vista inusuali può farci aprire la mente e provare nuove emozioni».
In campo fotografico lei ha elaborato un originale processo di trattamento delle immagini. Di che cosa si tratta e come si è andato sviluppando?
«Si, di recente ho avuto l’opportunità di esporre una selezione di lavori fotografici, dal titolo complessivo: AEREA. È nato per soddisfare il bisogno di emozione delle persone, oramai dipendenti dai social network e ipnotizzate da notizie con un focus spesso monotematico. Gli scatti aerei permettono di viaggiare con la mente, con le emozioni e di esplorare la splendida e simbolica natura che ci circonda ritornando ad ampliare il panorama visivo ed emozionale. Ho dunque deciso di creare delle immagini completamente inusuali in grado di attirare l’attenzione delle persone attraverso la loro bellezza magica. Osservandole inizialmente si prova una sensazione di smarrimento. Le immagini sembrano infatti dipinti ma sono fotografie con motivi speculari che lo spettatore può interpretare a dipendenza del suo stato emotivo. Le fotografie aeree sono frutto di un iniziale lavoro di ricerca su foto satellitari, che grazie ad uno spirito di osservazione e di immaginazione vengono subito individuate ed interpretate ma talvolta risultano anche spontanee ed intuitive».
Davanti ad una così grande varietà di passioni e interessi, cosa vede nel futuro di Davide Jelmini?
«Sicuramente come prima cosa l’amore verso le mie due figlie. La mia vita, una continua evoluzione e trasformazione, pertanto continuerò a crescere nell’ambito dei miei progetti artistici e professionali, dove a livello personale è protagonista la ricerca di un equilibrio psico-fisico. La mia vita è una continua evoluzione e trasformazione, pertanto continuerò ad apprendere e crescere nell’ambito dei progetti artistici e professionali. Al momento sto preparando una mostra privata ad Ibiza per maggio, ed in seguito probabilmente a Zurigo, sicuramente entro la fine dell’anno anche a Lugano».