Partiamo da una necessaria premessa. Possiamo riassumere brevemente che cosa rientra sotto la definizione di arte NFT, acronimo di Non-Fungible Token?

«La digitalizzazione dell’arte si sta affermando come una nuova frontiera, capace di superare i limiti dello spazio e del tempo. Gli NFT sono dei certificati di proprietà e autenticità materiale che hanno come oggetto delle opere digitali. In pratica, questi meccanismi vengono utilizzati per registrare il dominio acquisito tramite il contratto di acquisto, regolarmente stipulato tra venditore e acquirente. In conclusione, la valenza di questo meccanismo è racchiusa dal duplice scopo dello stesso, in grado di fornire sia una prova di autenticità che di proprietà del titolo oggetto di transazione. Nell’avvento degli NFT, Cortesi Gallery riconosce un’innovazione tecnologica che rappresenta un’opportunità per l’arte digitale di trovare un proprio mercato».

In che misura e in che modo queste forme d’arte rinnovano il concetto tradizionale di spazio ancorato alla dimensione fisica e materica del reale?

«Le opere fisiche legate al concetto di arte tradizionale non verranno sostituite dall’opera digitale; infatti, questi due modi di fare arte non si escludono a vicenda ma bensì coesistono. Lo scopo dei progetti che la galleria ha presentato finora è proprio quello di mostrare che l’arte digitale, è sì principalmente qualcosa di immateriale, ma che può al contempo essere tradotto in qualcosa di fisico. Un altro obbiettivo fondamentale per noi è quello di mostrare come artisti NFT possano interagire con le opere di artisti storicizzati con cui Cortesi Gallery ha sempre lavorato. La Galleria continuerà dunque in primo luogo a concentrarsi su arte post-war italiana ed europea: tuttavia abbiamo deciso di seguire allo stesso tempo tutte le nuove tendenze, le tecnologie e gli strumenti oggi a disposizione, con l’obbiettivo di avvicinarci sempre di più alle giovani generazioni interessate all’arte che vivono sempre di più nel digitale. Vogliamo fare parte di questa nuova community culturale. Perché così dev’essere considerata la Crypto Art: non solo un movimento artistico, ma – appunto – un movimento culturale. L’arte digitale sarà sempre più presente e sarà considerata arte contemporanea, senza distinzioni. La nostra sfida è concentrarci sul valore artistico di queste opere. Già valutare un’opera d’arte materiale è molto difficile e i fattori che ne determinano il prezzo sono molteplici e non sempre trasparenti. Quando poi cerchiamo di capire cosa determini il prezzo di un’opera digitale associata a un NFT, il compito si fa ancora più complesso».

Ad aprile avete inaugurato a Lugano la mostra REDEFINING SPACE. Che cosa rappresenta nella programmazione artistica della vostra galleria e più in generale per la vita culturale della città?

«Realizzata in collaborazione con The Cryptonomist, la mostra ha voluto presentare lavori di Leo Caillard (1985, Parigi), Matteo Mauro (1992, Catania) ed Emanuele Dascanio (1983, Garbagnate Milanese), tre artisti le cui opere segnano per la nostra galleria l’avvio di un che vedrà susseguirsi altre indagini nel mondo della crypto arte come in quella dell’arte generativa. L’obiettivo è quello di arrivare a costituire una vera e propria sezione della Cortesi Gallery che prenderà il nome di C-VERSO. Questa nuova sezione è focalizzata sui progetti NFT e sulla Crypto Fine Art ed ha inoltre sviluppato una piattaforma Web3 basata sulla Tezos Blockchain, il cui focus è l’arte generativa. La piattaforma è stata lanciata il 12 maggio 2022 in occasione di ArteFiera Bologna presentando un drop dell’artista digitale ippsketch.cverso.io sarà fondamentale per lo sviluppo di future mostre fisiche, creando un dialogo tra l’arte generativa e gli artisti del dopoguerra che hanno lavorato con l’arte programmata, cinetica e randomizzata negli ultimi 60 anni. Un esempio significativo di questa nuova apertura è dato dal progetto NFT di Edo Bertoglio riguardante una delle sue fotografie più iconiche, un’edizione unica di un ritratto del noto artista americano Jean- Michel Basquiat».

Quali sono le principali caratteristiche della ricerca portata avanti dai tre artisti presentati?

«Non a caso abbiamo voluto esporre sette opere fisiche e sei NFT al fine di instaurare un interessante dialogo tra classico e contemporaneo. Con questi lavori ci è cercato di coinvolgere il pubblico e invitarlo a riflettere intorno al concetto tradizionale di spazio, ancorato alla dimensione fisica e materica del reale, per estenderlo oltre sé stesso nella sfera virtuale del mondo odierno».

Che previsioni si sente di fare riguardo all’evoluzione futura del mondo dell’arte chiamato a confrontarsi con l’espansione della dimensione digitale e la nascita di nozioni come universo, multiverso e metaverso?

«Il caos di questi ultimi due anni ci dovrebbe almeno indurre a riconsiderare ogni ambito artistico e a tentare una riformulazione che abbia l’ambizione di riportare in auge il linguaggio artistico quale potenza creatrice capace di dare senso nuovo al modo di stare al mondo. Il potenziale di questo nuova forma d’arte consiste proprio nel dare a un’immagine virtuale la dignità di opera d’arte, resa unica, eterna e collezionabile tramite l’associazione a un token che ne prova provenienza, autenticità e proprietà.

Molti iniziano a parlare di una bolla speculativa intorno alla Crypto art. Sicuramente un po’ di speculazione c’è, ma con gli NFT non si può ragionare in maniera troppo semplicistica e riduttiva. Moltissimi artisti hanno intravisto in questi token un nuovo potente mezzo a disposizione, sia dal lato creativo – grazie alle possibilità tecnologiche che permettono di realizzare – sia dal lato economico – per la creazione di nuovi paradigmi di vendita e diffusione. Stiamo vivendo una rivoluzione artistica, tutto si sta evolvendo. Si sta aprendo un nuovo mercato artistico e un nuovo modo di collezionare arte. L’arte si sta spogliando del proprio peso diventando virtuale. Questa nuova rivoluzione cambierà per sempre l’idea di concepire l’arte e il possesso dei beni artistici».

Cortesi Gallery Lugano