«In terza elementare ci proposero il classico tema “cosa vuoi fare da grande” e io risposi “il giornalista”. Ma in quel momento pensavo alla carta stampata, al classico quotidiano che entrava in casa ogni giorno. Forse questo è stato il mio primo contatto con la fortuna: mio padre aveva vinto l’abbonamento a un giornale e aveva chiesto che la copia arrivasse a nome mio. Io ero molto geloso di quell’oggetto così adulto che però mi apparteneva in modo tanto esplicito, addirittura nominale. Poi c’è stato un secondo incontro con la fortuna che ha influenzato l’inizio della mia carriera professionale. Quando avevo 15 anni, mia madre parlò di questo mio sogno a Boris Piffaretti, conduttore di Radio3i, così lui mi propose uno stage estivo. Il passaggio alla tv come professione è avvenuto quando sono entrato nella squadra di Teleticino, con Marco Bazzi direttore dell’informazione».

Una cosa che mi stupisce sempre della sua professionalità è la dizione perfetta. Pochi giornalisti in Ticino e Nord Italia rispettano in modo così puntuale la fonetica del nostro idioma…

«Quando avevo 19 anni ho studiato dizione al Centro Teatro Attivo di Milano. La spinta è venuta da alcuni colleghi che avevo allora e che parlavano molto bene, li sentivo ed ero affascinato dalla pulizia e dal senso di autorevolezza che emanava dal loro linguaggio. Il modo in sé, la dizione, dava un tono non soltanto professionale ma ne aumentava la credibilità. Penso che il nostro lavoro sia fatto, oltre che di etica, anche di una certa etichetta, che esista un galateo del giornalismo. E se nella carta stampata i dettami sono altri, per me la dizione in radio e Tv fa parte di queste norme di buon comportamento».

Arriviamo a oggi. Sono veramente tanti i progetti che la coinvolgono e il suo doppio ruolo le impone ritmi estremamente serrati. C’è però il senso di soddisfazione a compensare tutto questo impegno?

«Certamente sì. Sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose sia in Tv che in radio. Ora poi stiamo lavorando a un progetto nuovo, in cui ho messo personalmente cuore, anima e testa, un progetto in cui credo molto. Ritengo che sia un momento fondamentale per investire energie nel rinnovamento. Avremo un nuovo studio e una nuova linea grafica con l’obiettivo di assicurare un futuro a Teleticino, in un periodo che non è affatto facile per chi fa Tv. E poi ancora vogliamo puntare sulla multimedialità spinta, sia per quanto riguarda il sito che per la radio».

A questo proposito, qual è oggi la sua visione dei media? In questo mondo dell’informazione che cambia e in cui trovare la verità per l’utente è sempre più difficile, gli organi di informazione tradizionali avranno comunque il loro spazio?

«Io ritengo che proprio per questo i media saranno sempre più necessari, saranno il baluardo che garantisce la qualità contro le fake news. E se da una parte potrebbe scemare il loro ruolo di dare notizie – visto che di dati ne arrivano a frotte da mille canali – saranno sempre più attivi nel delinearsi come bussole. Oggi non c’è più alcuna difficoltà a trovare le informazioni, il difficile per l’utente finale è capire quali siano vere e quali false, quali fonti siano affidabili e quali no. Ecco perché i media hanno il dovere di far dissolvere questa nebbia. Detto questo, non si può far finta di niente rispetto al problema dell’approvvigionamento finanziario. In questo momento è sempre più difficile muoversi in un mercato così frammentato e affollato. La mia opinione è che un’informazione che sia davvero tale, cioè che dica la verità e che sia completamente libera, è un’informazione che costa, di questo penso dovremmo renderci tutti conto. Mi auguro che le testate non diminuiscano, ma che insieme alla costellazione di siti che è nata negli ultimi anni, possano garantire la democrazia. In questi anni poi si è visto come spesso i pronostici si sono rivelati errati. L’esempio lampante è la radio, che è stata data per morta e poi è risorta e io credo che il suo superpotere sia quello di essere ovunque: anche gli altri media devono imparare a viaggiare».

Con tutti i progetti che ha in campo su Radio3i e Teleticino, non le chiedo neanche se nel suo futuro vede un cambio di bandiera…

«Infatti, sto bene dove sto. In generale è un mestiere bellissimo, se poi hai la possibilità di lavorare in un gruppo come questo, con gente come il nostro direttore Matteo pelli, che ascolta tutti e dà a ognuno la possibilità di crescere, non potresti desiderare di meglio. Io sto benissimo dove sto, perché qui ho la possibilità di mettere in campo tutta la mia professionalità e anche la mia umanità, ho la possibilità di sperimentare, di battere nuove piste».