L’eccellenza, nelle tue competenze, conoscenze e abilità. L’autenticità, rispetto ai tuoi valori, opinioni, identità e anche desideri, emozioni, fragilità. Lo scopo altruistico, il fine ultimo di ciò che fai, che esula da te stesso e i tuoi cari. A quale di queste tre spinte evolutive del leader desideri rispondere maggiormente in futuro rispetto a quanto già fai oggi?

«Non riesco a scegliere perché, in un qualche modo, una alimenta l’altra verso un perfetto equilibrio. Fossi costretto, sceglierei quella che mi manca di più, lo scopo altruistico».

Si parla molto di autenticità del leader e si fa molta fatica ad uscire dalla propria area di comfort. Fin dove la prima si spinge in te come leader?

«Nel mio mondo il termine leader non esiste, ci sono invece i punti di riferimento. È l’autenticità che li contraddistingue. L’essere autentico è l’essenza di ciò che faccio. Ce ne vuole assolutamente, senza è impossibile guidare certe avventure. Mi permette di non agire d’impulso, mi permette di affinare l’intuizione, permette di fermarsi e di non muoversi per un attimo. Così affiorano le soluzioni».

Come la pandemia ha cambiato il tuo stile di leadership?

Ho cercato di stare zitto, sono entrato in silenzio. Troppa gente troppe parole. Molto pacato, tutti noi della mia cerchia, nel pericolo siamo restati in silenzio. Così ascolti meglio, senti meglio».

La pandemia è stata un promemoria di vulnerabilità e incertezza per tutti: in che modo lo è stato per te, come individuo e come leader?

«Mi ha sorpreso molto, nonostante fosse prevedibile come situazione. Mi hanno colpito i tanti paradossi: compriamo aerei militari, costruiamo rifugi anti-atomici, …».

Ti porgo questo specchio. Ci sei tu e la tua immagine riflessa. Se io ti guardassi come stai facendo tu, con i tuoi occhi, cosa vedrei di diverso che da qui fuori non vedo?

«Le cose che so abilmente nascondere! Quanto in questo periodo ho paura, il che mi fa agire talvolta in modo aggressivo».

Immagina che questo specchio rifletta la tua anima. Com’è e come vorresti fosse diversa?

«Adesso è un po’ rossa e vorrei che fosse blu. Rossa è infuocata, passionale, accesa. Invece blu è pacata, meditativa, trasparente, leggera».

Guardandoti allo specchio, cosa non vuoi vedere di te?

«Non voglio vedere che talvolta assomiglio a cose che detesto o dalle quali ho cercato di scappare e che cerco di cambiare di e in me. Per esempio, c’è una fatica a perdonare».

Di intimo e rilevante per me, non sapete ancora che…

«…soffro di vertigini».

Di intimo, rilevante per me e bello, non sapete ancora che…

«…anche se ci gioco su tanto nei miei spettacoli, ho paura di morire per mancanza d’aria, affogando».

Cosa di te ti fa sorridere?

«Ragionare spesso come un bambino mi regala sorrisi».

Cosa di te, invece, ti intristisce?

«Sono triste quando penso che posso incupirmi per delle scemate».

Giri la ruota delle avversità e si ferma sulla vergogna, la più grande sinora nella tua vita. A suo tempo, nella situazione che hai in mente ora, come ne traesti beneficio?

«Non trassi nessun beneficio. Non potei farci nulla, non tornai indietro. Nella vita bisogna sapere che si fanno degli errori e serve imparare a conviverci pacificamente. Non ho bisogno di perdonarmi, accusarmi o trasformarli».

In ogni negatività, grande o piccola, c’è del positivo, grande e piccolo. Cosa ti ha regalato di bello, grande e piccolo, il virus?

«Non lo so bene, non lo so ancora. Me ne renderò conto più avanti, ne sono convinto».

Torna a quel momento in cui hai chiesto un aiuto importante: come hai vinto i timori e che impatto ha avuto nella tua vita?

«Non ho avuto timori, sono molto bravo a chiedere aiuto. Ho provato un senso di gratitudine e ha rappresentato un legato».

Mi hai appena detto che gli scatti di irascibilità sono un tuo punto debole influente. Immaginiamo che siano il mio. Siamo amici e vengo da te per un consiglio: Daniele come faccio a trasformarlo in un punto di forza?

«Guardalo in un modo diverso. È natura, magari hai bisogno di sfogarti. Vedi se veramente è un punto debole, forse scopri che ti serve a qualcosa. Non concentrarti sulla sensazione negativa che ti dà, ma sull’utilità che ha per te».

Immagina di avere tre mesi di vita. Cosa cambi della tua quotidianità?

«Non ti so rispondere. Meno futilità penso. Bisogna trovarsi nella situazione».

Quale sogno tiri fuori dal cassetto?

«Ho tanti cassetti…».

A chi dai l’ultima carezza?

«Ad un oggetto significativo, per che rimanga come una traccia».

Torna a quel momento in cui hai pianto col singhiozzo e visualizzalo: quelle lacrime, potessero parlare, cosa ti direbbero?

«Precipizio, rabbia, impotenza, dolore, bruciore. Aiuto! Spostati di lì!».

Mi faccio piccolo, così piccolo da entrare in te e camminare fino al tuo cuore. Apro la porta, accendo la luce: cosa vedo?

«Un templio gigante, navate enormi, teli sospesi color zafferano, una fonte di acqua, persone sedute che guardano l’acqua e gente che canta».

Com’è un mondo senza rancori, con maggiore consapevolezza della propria responsabilità, empatia e accettazione di sé stessi e degli altri?

«È un mondo trasparente, leggero, armonico. Ci vuole un altro Dio che riscriva tutto».

E un mondo che funziona ad obiettivi emozionali invece che fattuali o numerici?

«Non è detto che sia un bene, dipende dall’ambito. Adoro gli equilibri e le proporzioni. L’armonia è questione di pesi e di misure distribuiti in modo elegante. L’emozione ha pure i suoi eccessi. Per far galleggiare la nave uso le leggi della fisica, per inventare il vento in tempo di bonaccia uso l’emozione del canto».

Ti dono una bacchetta magica prepagata per uno specifico desiderio: quale nuova qualità regali alla leadership ticinese di tutti gli ambiti, non solo quello politico, che oggi non vedi?

«Alla leadership ticinese regalo la fierezza del successo del vicino, dell’altro».

Che domanda vuoi che ti faccia in dirittura d’arrivo?

«Le tre domande fondamentali della vita, che sono: da dove vengo, dove si va e cosa si mangia stasera? Ma non saprei risponderti all’ultima…».

Che sensazioni provi da questa chiacchierata?

«Bello! Bello perché sono domande senza risposte precise. Provochi come degli echi che portano a chiarire e a cristallizzare e, quindi, intravedi meglio com’è».

Che valore ha avuto per te?

«Scoperta. Ne ho fatte tante di interviste ma mai così!».

Di che colore è?

«Verde. Molto verde. Paisible come dicono i francesi. Serena».

Riprendi per favore lo specchio. In conclusione, cosa sussurri nell’orecchio della tua immagine riflessa?

«Non avere paura».

E in quello di chi ti sta leggendo in questo istante?

«Non avere paura».