Nel vasto mercato dell’arte le banche hanno assunto un ruolo di crescente prestigio e la loro presenza è sempre più capillare e diversificata. Tale ruolo viene esplicato con modalità diverse a seconda degli istituti; non tutti possiedono delle collezioni, ma la loro presenza in campo artistico e culturale è sempre più rilevante. Non rappresenta una novità il fatto che le banche vengano spesso a colmare i vuoti lasciati dal momento pubblico, in veste di moderni principi promotori dell’arte e della cultura.
Le banche dispongono delle risorse finanziarie necessarie per portare avanti progetti di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico, al fine di renderlo fruibile alla collettività. Questo dovrebbe essere l’obiettivo fondamentale a cui giungere, indipendentemente dal modo di porsi nei confronti della collettività stessa.
Le banche sono presenti sia in qualità di sponsor di mostre, restauri, attività di tutela e conservazione, in un’ottica di investimento per avere un ritorno in termini di immagine (sponsorizzazione), sia in qualità di benefattori, devolvendo quote di utile per scopi culturali e artistici (mecenatismo). Inoltre si occupano di studi, ricerche documentali, catalogazione ed attività editoriali.
Il pubblico che fruisce delle diverse iniziative organizzate e/o finanziate dalle banche difficilmente distingue la sponsorizzazione dal mecenatismo, anche se è importante tenere ben separati i due concetti, in quanto rappresentano due realtà distinte. La sponsorizzazione rientra tra le attività di marketing e quindi rappresenta un costo dal quale ci si attende un risultato economico, in questo caso in termini di immagine, di comunicazione globale dell’azienda; gli interventi sono spesso occasionali, senza responsabilità sociali e culturali.
Il ruolo di mecenate implica un impegno continuativo, con delle responsabilità di impatto culturale e ambientale. Nel senso letterale del termine, mecenate è colui che aiuta e protegge le arti e le lettere. Pur mantenendo inalterato l’aspetto della liberalità, questo concetto si è evoluto nel tempo. Non vengono più elargite somme a favore di artisti affinché producano le loro opere senza preoccupazioni finanziarie: l’interesse si è spostato dalla creazione alla conservazione e tutela del patrimonio artistico già esistente, per salvarlo dall’incuria e dal degrado o per valorizzarlo ulteriormente.
Se per sponsorizzare una iniziativa può essere sufficiente coprirne il lato finanziario, con un impegno di breve-medio periodo, fare del mecenatismo significa prendere parte alla sua realizzazione sin dalla fase di progettazione, con un impegno che può protrarsi nel medio-lungo periodo.
L’impegno culturale manifesta i suoi effetti nell’immagine che la banca riesce a dare di sé, sia all’interno che all’esterno dell’azienda, per migliorare i rapporti con l’ambiente in cui opera o in cui vorrebbe inserirsi e sviluppare le proprie attività. I servizi offerti dalle banche sono ormai tra loro molto omogenei e quindi la necessità di differenziazione si realizza anche mediante l’attività sociale e culturale.
Hanno partecipato all’inchiesta:
– Sébastien Pesenti (S.P.), Responsabile Private & Wealth Management Clients in Ticino di Credit Suisse (Svizzera) SA
– Cinzia Sanvido (C.S.), Relationship Manager di Julius Bär & Co. SA
– Francesca Martinoli (F.M.), Responsabile Art Management di EFG Bank SA
– Giorgio Hassan (G.H.), Direttore di Succursale di Lugano di LGT Bank (Schweiz) AG
– Luca Pedrotti (L.P), Group Managing Director, Direttore Regionale UBS Ticino
1. Quali sono le principali strategie adottate dal vostro istituto nei confronti del mondo dell’arte e quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere?
S.P.: «Da oltre 40 anni lo sponsoring è un elemento importante della strategia imprenditoriale e di comunicazione di Credit Suisse. Come tale contribuisce sotto molteplici profili al successo aziendale, per esempio mediante il rafforzamento della notorietà del marchio, mediante il posizionamento e la cura delle relazioni con clienti attuali e potenziali. Inoltre, attraverso le attività di sponsoring la banca si assume la propria responsabilità sociale fornendo un contributo in ambito culturale. In particolare, Credit Suisse sostiene importanti musei, insieme ai quali allestisce mostre di richiamo internazionale. Tra i partner della banca figurano per esempio il MASILugano, il Kunsthaus di Zurigo, la Fondation Pierre Gianadda di Martigny e anche la National Gallery di Londra».
C.S.: «La strategia è quella di sostenere i giovani artisti svizzeri nelle prime fasi della loro carriera, acquisendo loro opere d’arte, e di seguirli fintanto che sia necessario e opportuno. Naturalmente si effettua una scelta molto accurata sia di quest’ultimi che delle opere prodotte. Ciò avviene grazie ad un costante impegno di ricerca portato avanti dalla Curatrice e dalla Commissione d’Arte, che è composta da esperti del settore e da 4 dipendenti dell’Istituto che hanno affinità e sensibilità per questo mondo. In secondo luogo promuoviamo il nostro impegno in questo settore proponendo delle mostre in musei, oppure durante Fiere d’Arte nel mondo; presentando una volta all’anno le nuove acquisizioni durante una manifestazione interna e allestendo delle esibizioni virtuali sul nostro sito. Il nostro obiettivo è quello di costituire una Collezione d’Arte che rispecchi gli sviluppi e le tendenze nel mondo dell’arte contemporanea svizzera, profilandola al meglio per essere annoverata tra le Collezioni istituzionali di riferimento nel nostro Paese».
F.M.: «Il nostro impegno nel campo dell’arte, così come in quello della musica, dello sport ma anche del sociale, nasce dalla convinzione che, condividendo interessi e valori con i clienti, sia possibile alimentare la comprensione reciproca. Per quanto riguarda l’arte, abbiamo maturato nel corso degli anni delle buone competenze che ci hanno consentito di sviluppare un rapporto dinamico e fecondo con questo mondo. La nostra attività si sviluppa su due grandi filoni. Da un lato abbiamo dato vita ad una nostra collezione, le cui opere sono esposte nelle nostre sedi in tutto il mondo ma anche prestate a musei in occasione di mostre temporanee – e questo che ci rende dei partner credibili quando operiamo su progetti artistici con altre istituzioni. Dall’altro lato, abbiamo poche ma significative collaborazioni con istituzioni di primo piano, come ad esempio la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia con la quale lavoriamo dal 2001».
G.H.: «La Famiglia regnante del Liechtenstein, nostra proprietaria, colleziona arte con passione da più di 400 anni, e ha nel frattempo costituito una delle piú importanti collezioni private con opere primarie di cinque secoli d’arte europea. Le radici delle collezioni affondano nell’ideale barocco, per il quale le persone più abbienti si sentivano tenute a sostenere le belle arti. Attraverso il suo impegno, la Famiglia regnante intende contribuire a conservare valori culturali e a trasmetterli alle generazioni future. La conservazione e il passaggio di valori materiali, ma anche ideali e culturali, rappresenta un obiettivo centrale anche per la LGT. Uno dei nostri principali impegni in veste di sponsor è perciò il promovimento delle Collezioni dei Principi del Liechtenstein. In particolare, sosteniamo esposizioni temporanee nel mondo intero, rendendo in tal modo accessibili questi tesori culturali assolutamente unici al vasto pubblico».
L.P.: «UBS vanta una lunga tradizione nel sostegno di iniziative culturali e artistiche a livello globale. Il nostro impegno si focalizza in particolare sull’arte contemporanea: una vera passione per molti nostri clienti, che noi condividiamo. Riteniamo infatti che l’arte contemporanea di qualità rifletta e influenzi la nostra società e possa talvolta persino indicare le tendenze future. Il nostro obiettivo è quello di aiutare la clientela a navigare il complesso mondo dell’arte e nello stesso tempo di avvicinare il pubblico alle diverse proposte culturali»
2. Quali operazione avete portato avanti negli ultimi anni e quali sono i vostri programmi a breve-medio termine?
S.P.: «La nostra collaborazione con primarie istituzioni culturali è improntata a una partnership di lungo termine. Infatti, iniziammo nel 1992 a sostenere una mostra ogni anno presso il Museo d’Arte della Città di Lugano. Questa collaborazione si è sviluppata negli anni, trasformandosi in un partenariato dal 2008, con il sostegno di tutte le mostre al Museo d’Arte e al Museo Cantonale d’Arte. Con l’inaugurazione del LAC i due musei si sono uniti costituendo il MASILugano (Museo d’Arte della Svizzera italiana). Abbiamo quindi ulteriormente intensificato la collaborazione diventando partner principale sia del MASILugano, sia del centro culturale LAC. Ci fa particolarmente piacere che MASILugano e LAC oggi attirino nella nostra città un ampio pubblico di interessati all’arte e alla cultura».
C.S.: «Negli ultimi anni abbiamo svolto un lavoro approfondito di “screening” della Collezione, fissandoci degli obiettivi ben precisi per valorizzare e/o completare gruppi di opere di alcuni artisti preponderanti e di riferimento per la Svizzera. Ne abbiamo approfittato pure per procedere con alcuni lavori di restauro necessari: è infatti anche questa una responsabilità importante da percorrere per mantenere in buono stato le opere. E’ un segnale di rispetto per tutti: per le opere, per gli artisti, per il Management che ci permette di continuare questa affascinante attività».
F.M.: «Innanzitutto vi è la realizzazione di veri e propri progetti espositivi delle opere della nostra collezione nelle nostre sedi sparse nel mondo, affinché ne possano fruire i clienti ma anche i collaboratori. Siamo poi in dialogo con il nostro territorio, come a Lugano ad esempio dove il LAC ha in prestito dall’anno scorso tre opere iconiche della nostra collezione: l’installazione Luoghi senza strada di Mario Merz, la scultura Minster di Tony Cragg e un kilim della serie Alternando da uno a cento e viceversa di Alighiero Boetti. Quest’ultimo è esposto all’interno della mostra Boetti/Salvo attualmente in corso. Oltre alla collaborazione istituzionale, da due anni lavoriamo anche con il dipartimento di conservazione della Collezione Peggy Guggenheim sostenendo degli importanti progetti di restauro. L’anno scorso si è trattato di un dipinto di Picasso e di uno di Pollock per il cui restauro sono stati usati dei nuovi trattamenti non invasivi che impiegano le nanotecnologie. Anche quest’anno partecipiamo all’intervento conservativo di un’opera. Si tratta di un’esperienza entusiasmante che ci offre anche la possibilità di organizzare delle anteprime e assistere alle fasi del restauro».
G.H.: «Parti delle Collezioni dei Principi del Liechtenstein sono state esposte negli ultimi anni in mostre di altissimo livello in Austria, Giappone, Singapore, Cina, Russia, Taiwan e Francia. Dal 12 novembre 2016 al 19 marzo di quest’anno, le Collezioni sono state esposte nell’ambito di un evento temporaneo unico presso il Kunstmuseum di Berna. Queste seguitissime esposizioni internazionali consentono alla LGT di offrire ai propri clienti un’esperienza culturale unica».
L.P.: «Nel 2016 UBS è stata committente e sponsor di un tour mondiale di nuove fotografie di Annie Leibovitz. La mostra, intitolata «WOMEN: New Portraits», durante gli ultimi mesi è stata ospitata in 10 diverse città e ha attirato oltre 170.000 visitatori. Nel lungo termine, UBS ha il piacere di sostenere le prestigiose manifestazioni internazionali di Art Basel a Basilea, Miami Beach e Hong Kong, in qualità di Lead Partner globale. Inoltre collaboriamo con la prestigiosa Solomon R. Guggenheim Foundation alla Guggenheim UBS MAP Global Art Initiative, con l’obiettivo di supportare la sfera artistica nelle regioni emergenti del mondo. Completano le nostre attività di sponsorizzazione nel campo artistico numerose partnership e piattaforme regionali, tra cui la Fondation Beyeler in Svizzera, il Nouveau Musée National de Monaco, il Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, la Galleria d’Arte Moderna a Milano, il Swiss Institute New York e l’Art Gallery of New South Wales a Sydney, in Australia. Per quanto riguarda il Ticino, siamo particolarmente orgogliosi di essere sponsor principale del centro culturale LAC Lugano Arte e Cultura – dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche – e partner unico del programma di mediazione culturale LAC Edu, che coinvolge la popolazione, i giovani e le famiglie, in interessanti attività formative che toccano tutte le arti presenti al LAC. Oltre alle attività di sponsoring offriamo la consulenza dell’UBS Art Competence Center, le visite ai nostri UBS Art Forum e non da ultimo l’innovativa app Planet Art, che fornisce una preziosa panoramica sulle novità artistiche di rilievo, sulla critica e sugli artisti di tendenza».
3. Il mercato dell’arte si presenta sempre più difficile da interpretare e valutare nei suoi valori reali e in quelli finanziari. L’arte costituisce davvero un buon investimento e quali sono le ragioni di questo perdurante successo?
S.P.: «A mio avviso l’investimento migliore nell’arte è quello fatto perché un’opera piace e la si acquista per creare una propria collezione, per esporla ad esempio in casa, traendo piacere dall’ammirarla, o prestandola ai musei. Oppure, come facevano i mecenati, per sostenere un artista. Occorre essere coscienti del fatto che l’opera d’arte non ha una valutazione borsistica come altri investimenti (azioni, obbligazioni, ecc.) e quindi non figura nel portafoglio bancario del cliente. Di conseguenza non può neanche essere messa a pegno in banca».
C.S.: «Parlare d’investimento nel campo dell’arte non è facile. Come ben dice, è molto difficile valutare il valore reale di un’opera e il valore finanziario. Come in tutti i mercati, anche qui possiamo assistere a “mode” e/o “tendenze”. Sempre più questi trend sono dettati dagli attori primari che agiscono sul mercato, soprattutto le grosse gallerie d’arte che sono diventate degli “hub” sparsi nelle piazze principali del mondo. Ormai sempre più agiscono con una organizzazione capillare, aprendo sedi negli USA, Europa e Asia (e qui mi riferisco per esempio a Gagosian, Hauser & Wirth, Zwirner, giusto per nominarne alcune). Le giovani e piccole gallerie fanno fatica ad emergere e negli ultimi anni abbiamo assistito a diverse chiusure, anche qui in Svizzera. Il successo va ricercato non solo nella qualità delle opere, ma ad un gran lavoro di marketing e promozione degli artisti da parte di questi attori, anche grazie ad aste mediatizzate in modo sistematico. Naturalmente la forte crescita di ricchezza avvenuta nel Nuovo Mondo, alla quale abbiamo assistito negli ultimi anni, ha portato nuova linfa nel mercato dell’arte e la voglia di accaparrarsi uno o l’altro artista ha contribuito alla lievitazione dei prezzi. Non di meno la decisione di diversificare i propri investimenti in oggetti d’arte».
F.M.: «Concordo con le difficoltà oggettive che possono esistere nella valutazione dell’effettivo valore che ha il mercato dell’arte a livello globale, come dimostrano anche le differenze che a volte si registrano tra gli studi sul settore. Metodologie scientifiche a parte, ciò che è invece chiaro è che gli investimenti in questo settore sono in crescita grazie anche al fatto che negli ultimi anni si sono affacciati nuovi investitori provenienti da aree geografiche caratterizzate da crescente ricchezza e che inevitabilmente influenzano le nuove tendenze del mercato dell’arte, soprattutto quella contemporanea».
G.H.: «Al pari di ogni altra classe di investimento, anche l’arte in quanto forma di investimento presuppone per l’investitore che mira al successo molto know-how e una rete di relazioni eccellente. Ciò premesso, l’arte può senz’altro fornire un contributo all’ulteriore diversificazione e alla conservazione del valore di un patrimonio. Analogamente alla Famiglia nostra proprietaria, non consideriamo tuttavia in primo luogo l’arte come investimento finanziario, quanto piuttosto sotto l’aspetto del rendimento ideale».
L.P.: «Per UBS l’arte è una delle più alte forme di comunicazione e rappresenta innanzitutto una vera e propria passione, una fonte di emozioni: la sua natura risiede nel godimento estetico del pubblico. Il mercato artistico è estremamente complesso, eterogeneo, sovente illiquido, pertanto non si presta a calcoli d’investimento, e implica conoscenze specifiche. In risposta alla difficoltà di interpretazione del mercato dell’arte globale, altamente frammentato, UBS e Art Basel hanno lanciato all’unisono l’Art Basel and UBS Global Art Market Report, una relazione annuale che riporta un’analisi dettagliata, i risultati chiave e una visione macroeconomica del mercato dell’arte globale. È possibile scaricare gratuitamente il report su www.ubs.com/art».
4. Rispetto al collezionismo d’arte da parte di privati il vostro istituto svolge anche un ruolo di Art Advisor per conto della vostra migliore clientela?
S.P.: «Credit Suisse non offre direttamente servizi di Art Advisory, ma collabora con diversi rinomati esperti d’arte e case d’asta ai quali può indirizzare il cliente interessato».
C.S.: «Di Art Advisory non ci occupiamo. Tali richieste le convogliamo ad esperti di mercato indipendenti».
F.M.: «Sì, offriamo servizi di Art Advisory e consulenza, anche in collaborazione con alcuni partner, a chi intende investire in opere d’arte, come pure a chi è solo alla ricerca di informazioni relative al mondo dell’arte che, come è noto, è mosso da una ristretta cerchia di operatori, collezionisti e istituzioni».
G.H.: «Noi non siamo direttamente attivi nel mercato dell’arte e neppure consigliamo i nostri clienti in relazione agli investimenti in opere d’arte. Tuttavia, qualora lo desiderassero, abbiamo la facoltà di dar loro accesso al know-how e alla rete di relazioni dei titolari delle Collezioni dei Principi del Liechtenstein».
L.P.: «Le famiglie e le persone facoltose destinano una parte consistente del loro patrimonio alle loro passioni. Per sostenere gli amanti dell’arte UBS ha fondato l’UBS Art Competence Center, che mette a disposizione dei clienti le competenze di esperti in materia e fornisce una consulenza indipendente su qualsiasi tema collegato all’arte. I nostri consulenti sostengono i clienti nella gestione e nelle transazioni di opere d’arte, aiutandoli a minimizzare i rischi a livello finanziario. Al fine di soddisfare appieno le esigenze personali dei clienti, il supporto dell’UBS Art Competence Center è incluso integralmente nella programmazione finanziaria complessiva».
5. Quali sono state le principali tappe attraverso le quali è stata costituita la vostra collezione d’arte e quali sono i suoi principali punti di forza?
S.P.: «La collezione di Credit Suisse, nata nel 1975, comprende ad oggi circa 10.000 opere d’arte contemporanea. Nel 1997 si sono aggiunti importanti quadri e disegni dell’arte svizzera d’inizio Novecento provenienti dalla collezione dell’ex Banca Popolare Svizzera. La banca presenta queste opere all’interno dei propri spazi o le concede in prestito a mostre in Svizzera e all’estero. Nell’ampliare la propria collezione, la nostra banca punta alla promozione delle giovani leve attraverso l’acquisto di opere di artisti selezionati, molti dei quali stanno muovendo i primi passi di una carriera promettente. In questo modo aiutiamo gli artisti ad affermarsi e allo stesso tempo ampliamo la nostra collezione in modo organico, includendo le opere di importanti esponenti dell’arte contemporanea svizzera. In occasione della ristrutturazione completa della nostra sede in Piazza della Riforma a Lugano abbiamo per esempio incluso l’opera “Crystal Column” di John Armleder, una colonna di cristalli di Murano e luci LED che parte dal lucernario sul tetto e giunge fino al pianterreno, portando luce in tutto l’edificio. Complessivamente, la collezione d’arte di Credit Suisse è espressione di una cultura aziendale che cerca apertamente il dialogo e vive quotidianamente il suo impegno per l’arte».
C.S.: «Le principali tappe risalgono al 1981 quando la famiglia Baer, appassionata d’arte e collezionista a sua volta, decise di dotarsi di una Collezione istituzionale e costituì una Commissione d’Arte interna indipendente, con il compito di selezionare e di procedere agli acquisti. Il passo seguente fu quello di dotarsi di un regolamento e un budget annuale. A tutt’oggi posso ribadire che tale impegno è sempre stato riconfermato e che il promovimento della Collezione è supportato da tutto il Management. Attualmente la Collezione conta ca. 5000 opere. I suoi punti di forza sono sicuramente l’indipendenza nelle scelte, la Curatrice e il suo staff (che hanno competenze in storia dell’arte), un consulente esterno (storico dell’arte, curatore, direttore di museo o simile) attualmente tale incarico è affidato a Giovanni Carmine, oltre che a 4 dipendenti del Gruppo appassionati e conoscitori, che mettono molto impegno e passione in questa missione».
F.M.: «La nostra collezione d’arte conta circa 1.500 opere. È frutto dell’accorpamento di almeno due importanti nuclei collezionistici nati in due momenti storici distinti e con finalità diverse. Si tratta innanzitutto del corpus di “Giovane Arte Svizzera” e fotografie proveniente dalla ex Banca del Gottardo, avviato già alla fine degli anni ’60 in linea con quanto intraprendevano a quel tempo diverse aziende d’oltralpe. Abbiamo di opere di noti artisti svizzeri come Jean Tinguely, Franz Gertsch e Markus Raetz, che ci consentono di documentare in modo quasi enciclopedico 40 anni di storia dell’arte del nostro territorio. Vi è poi una collezione d’arte contemporanea di impronta minimalista e concettuale e di respiro internazionale che è nata nel 2000 con l’intenzione di avvicinare la banca a un pubblico più ampio. Infine abbiamo delle importanti installazioni site specific – realizzate appositamente per la nostra sede di via Canova – con artisti quali Daniel Buren, Robert Barry, John Armleder e Liam Gillick».
G.H.: «Le Collezioni dei Principi del Liechtenstein sostenute dalla LGT comprendono oggi circa 1700 dipinti e sculture, con capolavori che vanno dal primo Rinascimento al primo Romanticismo austriaco, come pure importanti consistenze di opere grafiche, lavori in pietra dura, smalti, avori, armi da parata, porcellane, tappezzerie e mobili che un tempo ornavano i castelli e i palazzi della Famiglia regnante. Tra i punti di forza delle Collezioni spiccano senz’altro gli oltre 30 capolavori di Peter-Paul Rubens, come pure opere di Brueghel, Rembrandt e van Dyck. Gli albori delle Collezioni risalgono al XVI secolo, e un primo momento saliente è quello del passaggio dal XVI al XVII secolo, sotto Karl I. del Liechtenstein, il cui figlio, Karl Eusebius I. del Liechtenstein, fu il primo Principe del casato a ingaggiare in grande stile architetti, maestri scalpellini, stuccatori e pittori. Durante i secoli successivi, le Collezioni vennero sistematicamente curate e ampliate. Nel 1938, la Famiglia regnante spostò la propria residenza da Vienna a Vaduz, dove negli ultimi anni della guerra trasferì anche i suoi tesori artistici. Le Collezioni dei Principi del Liechtenstein fecero ritorno a Vienna solo nel marzo 2004, dapprima nel Gartenpalais Liechtenstein e successivamente, nel 2013, nello Stadtpalais della Famiglia regnante che usciva da un accuratissimo restauro. Per il pubblico interessato all’arte, le Collezioni sono accessibili su prenotazione nell’ambito di visite guidate».
L.P.: «UBS possiede una straordinaria collezione di arte contemporanea, la UBS Art Collection, ampiamente riconosciuta come una delle collezioni aziendali di arte contemporanea più importanti e prestigiose al mondo. La collezione comprende 30’000 opere tra cui dipinti, disegni, fotografie, stampe, video e sculture di artisti degli ultimi 50 anni. Situate nelle sedi UBS di 56 diversi Paesi, queste opere contribuiscono a creare un ambiente piacevole e stimolante per clienti e collaboratori. UBS presta inoltre con regolarità opere a diversi musei internazionali per permettere un più ampio accesso del pubblico ai propri tesori».