La finanza sostenibile si muove in questa direzione, ponendosi come obiettivo di coniugare gli interessi economici del singolo, fondamentali per motivare l’investimento, a valori positivi per l’intera società, tenendo in grande considerazione l’impatto ambientale: solo così sarà possibile garantire delle prospettive solide alle generazioni future. La finanza sostenibile rientra nella più ampia categoria della finanza etica, una nozione più generica che include anche scelte di investimento basate su motivazioni religiose e politiche.

Quando si parla di sostenibilità in ambito finanziario non bisogna inoltre dimenticare che una politica d’investimento sensibile all’ambiente è interessante anche da un punto di vista prettamente economico: diversi analisti hanno dimostrato che a medio e lungo termine le aziende più sostenibili hanno dei benefici economici e non solo a livello di reputazione. Più concretamente, il rapporto tra rischio e rendimento di portafogli sottoposti a delle valutazioni di sostenibilità è di regola migliore rispetto a portafogli i cui manager tralasciano questi aspetti. Anche questa considerazione dovrebbe quindi indurre a sforzi maggiori nell’ottica della sostenibilità. Senza contare che, vista l’attenzione che politica e regulator stanno riservando alla questione, è probabile che in futuro la sostenibilità non sarà più una scelta, bensì una condizione imprescindibile per operare nel mercato. Essere in ritardo su un tema di questa portata è quindi poco opportuno.

In Svizzera 390 miliardi di asset sono gestiti in modo sostenibile. A livello concreto, quali sono esempi di finanza sostenibile? Tra i più noti vi sono i cosiddetti “green bond”, le obbligazioni verdi: titoli di debito che vengono emessi per finanziare progetti di investimento eco-friendly, quindi a vantaggio del contesto ambientale e sociale. Anche scegliere di evitare determinati settori è un esempio di sostenibilità e una tendenza importante in Svizzera riguarda diverse casse pensioni che hanno deciso di non sostenere più settori come quello carbonifero. Questa sensibilità non coinvolge solamente grandi realtà ma anche il cliente retail, il quale appare sempre più interessato alla sostenibilità degli investimenti spingendo le banche a proporre prodotti finanziari in linea con questi valori. Un approccio positivo che non sorprende affatto: la Svizzera, per tradizioni e valori, è sempre stata pioniere della sostenibilità e il settore finanziario non fa eccezione.

L’ampia offerta di prodotti sostenibili è quindi una caratteristica sulla quale la piazza finanziaria ha puntato. Ciò è dimostrato dal fatto che in Svizzera attualmente 390 miliardi di asset sono gestiti secondo principi sostenibili. Il dato è contenuto nel report 2018 della Swiss Sustainable Finance (SSF). La pubblicazione evidenzia altri segnali positivi: l’aumento generale degli investimenti sostenibili rispetto al 2016 è stato dell’82%, con gli attori istituzionali che hanno raggiunto un incremento del 128%. Sempre a proposito di investitori istituzionali, lo scorso aprile il fondo pensioni del Cantone di Basilea campagna ha annunciato una strategia di investimento orientata alla sostenibilità: non parliamo di cifre da poco, considerato che il fondo gestisce 9.4 miliardi di franchi.

Esistono tuttavia ampi margini di miglioramento: uno studio di PwC pubblicato lo scorso marzo 2019 mette in luce come, nonostante i dati incoraggianti, la Svizzera non abbia ancora oltrepassato la soglia del 10% di asset sostenibili sul totale in gestione. Questo perché, stando agli analisti di PwC, molti decision-makers considerano ancora la finanza sostenibile un settore di nicchia. Occorre quindi che la cultura della sostenibilità si diffonda maggiormente nel settore finanziario. Sarebbe un peccato mettere a repentaglio la credibilità che la Svizzera sta costruendo: basti pensare che nel Global Green Finance Index i centri finanziari elvetici ricoprono le posizioni migliori, con Zurigo al secondo posto e Ginevra al quindicesimo (il gradino più alto del podio spetta ad Amsterdam). L’obiettivo di consolidare la sostenibilità della piazza è condiviso anche dalla politica: sono infatti in continuo aumento gli atti parlamentari sul tema e anche il Consigliere federale Ueli Maurer prese chiaramente posizione in merito, affermando che «focalizzandosi sulla sostenibilità, la comunità finanziaria svizzera possa migliorare ancora di più il suo profilo nel confronto con i concorrenti internazionali e, allo stesso tempo, dare un contributo vitale agli obiettivi ecologici». La stessa volontà si è manifestata nelle scelte della FINMA, che ha recentemente aderito al Network for Greening the Financial Sysetem, di cui fanno parte 36 attori tra banche centrali e regolatori nazionali e internazionali.