Come ogni anno, il 21 giugno vivremo il solstizio d’estate che decreta ufficialmente l’inizio della stagione estiva.
La parola solstizio deriva dal latino sol (sole) e sistere (fermarsi) perché sembra che il sole si fermi e torni indietro sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto. Durante il solstizio d’estate il sole rimane nel punto più lontano dall’equatore, lo Zenit, decretando il giorno dell’anno in cui la luce dura di più, mentre il 21 dicembre con il solstizio d’inverno si ha il giorno più corto con il minimo di luce solare, mentre la durata delle ore notturne raggiunge il suo massimo.
È il giorno dedicato a Santa Lucia, definita la protettrice degli occhi, per il nesso pagano instaurato fra la luminosità e il senso della vista.
Fin dalle primissime civiltà umane il solstizio d’estate è stato celebrato come l’inizio di un periodo di benessere e ricchezza ed è rimasto circondato da un velo di magia, mistero e leggenda, ancora oggi connotato da una fortissima carica simbolica.
Cerimonie, antiche feste pagane, falò, banchetti e danze venivano organizzati come forma di connessione spirituale tra madre natura e la vita umana, tra l’energia vitale che la luce del sole porta con sé e i suoi energetici influssi sulla Terra come fertilità e abbondanza.
Dagli antichi Egizi alle popolazioni del nord Europa, dalle civiltà precolombiane in America latina agli Indiani d’America Sioux con le loro coreografiche danze del sole, ognuno ha reso omaggio alla forza della luce.
In generale, la data del solstizio di giugno è sempre stata presa come riferimento temporale per organizzare semina e raccolta dei campi o per unirsi in matrimonio. Secondo un’antica leggenda pagana nel giorno del solstizio si pensava che il Sole si fermasse per sposarsi con la Luna. L’acqua e il fuoco sono così considerati i simboli solstiziali che si ritrovano in molte feste e tradizioni popolari, le cui celebrazioni si basavano sulla osservazione dei corpi celesti. Con l’avvento del Cristianesimo la Chiesa, consapevole delle difficoltà di sradicare queste credenze della cultura popolare, cominciò a introdurre nuovi riti: in particolare associò la festa del solstizio d’estate alla festa di San Giovanni Battista il 24 giugno, sei mesi esatti prima del Natale.
Un momento legato a numerosi rituali e usanze come accendere fuochi, bagnarsi all’alba, raccogliere piante officinali con cui poi lavarsi viso e mani. I falò solstiziali erano considerati propiziatori e ad essi venivano attribuite virtù purificatrici e rigenerative: i fuochi, simbolo del sole, scacciavano demoni e streghe. Nella notte della vigilia di San Giovanni, si raccoglievano molte erbe, e si continuano a raccogliere, con la convinzione che abbiano particolari poteri benefici e terapeutici grazie all’intercessione salvifica del santo: con queste “misticanze” si preparava un’acqua “magica”, da impiegare per abluzioni reputate assolutamente rigeneranti e curative. Durante tutto l’anno, molte di queste erbe, ma anche bacche, semi, radici, venivano spesso anche aggiunte al pane, producendo così un cibo stuzzicante nel sapore e terapeutico negli effetti. Il rituale popolare collegato ai riti religiosi del “Natale estivo” prevedeva l’usanza di bruciare erbe vecchie e di ballare intorno ai falò, per allontanare la cattiva sorte, fino all’alba, momento ideale per camminare tra l’erba e sdraiarsi nei prati bevendo la rugiada, utile a scacciare il malocchio e a favorire la fecondità. In questa notte le giovani in età da marito erano solite preparare erbe o altri cibi per compiere alcune pratiche misteriose e potervi così leggere ed interpretare segni sulle possibilità di sposarsi entro l’anno.
Il mazzetto di erbe portafortuna, detto proprio “il mazzetto di San Giovanni” dovrebbe comprendere almeno l’iperico o erba di San Giovanni perché i suoi fiori giallo-oro sbocciano a fine giugno, in concomitanza con la festa del santo, detta anche scacciadiavoli, l’artemisia o cintura del diavolo, la ruta, la mentuccia, il prezzemolo, il rosmarino, l’aglio e la lavanda. Meglio ancora se non sono meno di 24, dalle ginestre ai petali di rosa, dal finocchio selvatico al basilico. Tutto può diventare ingrediente “miracoloso”. Sempre secondo la tradizione, le erbe bagnate dalla rugiada nella notte tra il 23 e il 24 giugno si caricano di energia nuova. Per la preparazione di quella che viene chiamata acqua di San Giovanni le erbe aromatiche e fiori dovrebbero essere raccolti in luoghi non contaminati, ponendo tutto in un recipiente con dell’acqua e lasciare la mistura fuori tutta la notte per catturare la rugiada del mattino del 24, raccolta in un panno steso tra l’erba e successivamente strizzato. Inoltre, e cosa più importante, le condizioni climatiche registrabili nella giornata di San Giovanni erano più o meno propiziatorie per l’imminente annata di raccolti.
Secondo una credenza secolare in questa fase solstiziale dell’anno le streghe o altre creature malefiche erano solite darsi convegno nella notte tra il 23 ed il 24 giugno attorno ad un antichissimo albero di noce. Ed esattamente con i frutti di questi alberi stregati, colti ancora verdi e madidi di rugiada nella notte di San Giovanni, si preparava il nocino, liquore considerato terapeutico, usato inizialmente per scopi divinatori e medicinali, o anche il vino “nociato” e “nocellato”. A raccogliere le noci in numero dispari, erano donne a piedi nudi. Le più esperte nella preparazione dovevano salire sull’albero per staccare a mano i frutti migliori, con un legno duro, rigorosamente non di noce, senza rovinare la buccia e poi esporli alla rugiada per tutta la notte e metterli in infusione il giorno successivo. Ancora oggi, secondo la tradizione, è nella notte di San Giovanni che devono essere raccolte le noci per preparare il liquore ottenuto dai malli delle noci ancora acerbe, conservando il frutto ancora una carica simbolica positiva molto importante, legata al successo e alla salute. Sognare le noci, ad esempio, significa che si potrebbe scoprire qualcosa da utilizzare a proprio vantaggio.
Un altro frutto di questo periodo è la fragola, che secondo una leggenda difendeva dal morso dei serpenti, ma solo se raccolte sempre nel giorno di San Giovanni, fatte essiccare e composte in una cintura che avrebbe protetto dal veleno. Simbolo di abbondanza è considerato anche l’aglio: bisognerebbe comprarlo il 24 giugno per non rischiare di essere poveri tutto l’anno. E per alcuni portarlo addosso l’antivigilia di San Giovanni serve a proteggersi dagli spiriti maligni. Legato a questo momento non poteva mancare il melograno, apprezzato fin dall’antichità per le proprietà terapeutiche, riconosciuto come simbolo di fertilità e buon auspicio.
Non bisogna dimenticare poi le fave che tradizionalmente sono state un modo originale per avere certezze sulla vita sentimentale delle ragazze. Sempre nella notte di San Giovanni, infatti le giovani mettevano sotto il cuscino una fava intera, un baccello completamente aperto e uno solo in parte. Al risveglio, senza guardare, in base a quanto preso, avrebbero scoperto se il loro destino sarebbe cambiato sposando un uomo ricco, uno molto povero, oppure nessuno. In alternativa, si poteva provare con “l’incantesimo campestre” che consiste nel cogliere un quadrifoglio, in cui ogni foglia esprime un diverso significato – amore, rispetto, salute e ricchezza – per poi nasconderlo vicino al cuore.
Giornate molto impegnative quelle collegate al solstizio d’estate per chi ci vuole credere: in ogni caso, vista la durata delle ore di luce, è sicuramente il momento migliore per la ricerca degli introvabili quadrifogli.
L’immagine:
Stonehenge, uno dei monumenti più enigmatici del mondo, è conosciuto anche per le celebrazioni del solstizio d’estate quando folle di persone si ritrovano per vedere sorgere il sole da dietro la Heel Stone.