Il rapporto tra produttività a lavoro e felicità è stato indagato e applicato come obiettivo aziendale e come naturale conseguenza del work-life balance, ovvero il giusto equilibrio tra vita e attività lavorativa https://www.helloworld.it/money/la-teoria-dei-quattro-fuochi-ottenere-giusto-equilibrio-vita-lavoro. È chiaro che il clima che respira il dipendente in ufficio, così come la serenità con cui lo svolge, incidono sulla sua capacità di produrre migliori risultati. Ma è anche vero che Branson intende applicarlo in un modo sui generis: imponendo ai suoi dipendenti di sconnettersi dai dispositivi digitali e quindi dai social network per due ore a settimana, per incrementare la loro creatività.  

È possibile? Sorprendentemente sì. Secondo il più grande sondaggio su scala europea mai condotto sulle giovani generazioni di lavoratori, per il 70% di loro si può essere felici – e quindi creativi e prolifici – senza internet. La nuova forza lavoro è infatti sempre più lontana e distratta dai social media, nel senso buono però: per i giovani lavoratori, i social network generalisti, come Facebook, sono ormai come la televisione, un rumore di fondo che quasi disturba e da cui è opportuno prendere le distanze. L’effetto domino di un’attitudine così diffusa è già da tempo un fenomeno popolare: pop-star, dj di fama mondiale, scrittori di successo, personaggi del mondo dello sport-biz, hanno già abbandonato i social e sono ormai nella fase detox, pur non mancando di occasioni di visibilità e condivisione. Anzi, il loro auto-oscuramento ne accresce la fama. 

La condivisione, insomma, stanca. Certo, per i dipendenti e noi comuni mortali, la questione è diversa. Non è per notorietà che se ne fa uso, anche se in qualche misura narcisismo ed egocentrismo ci spingono ad abusare della vetrina offerta dai social media. Branson non è nuovo a piccoli e grandi rivoluzioni nei luoghi di lavoro. Dopo le ferie illimitate e un anno di riposo a stipendio pieno per i neogenitori, anche questa iniziativa del detox digitale stimolerà riflessioni e accrescerà il consenso per il milionario. Ma quel che è più importante è che la disconnessione dai social richiesta da Branson trasformerà una necessità e una pratica diffusa tra i più – se pur non ufficializzata – in una tendenza condivisa e anche molto gradita dai dipendenti. La nuova policy del detox, già introdotta in giugno sia negli uffici Virgin degli Stati Uniti che in quelli del Regno Unito, per un totale di 200 dipendenti, è infatti un regalo. Gli impiegati hanno “l’obbligo” di allontanarsi dalle loro scrivanie ogni mercoledì mattina, dalle 10.00 alle 12.00, di spegnere i loro smartphone e prendersi qualche ora per passeggiare all’aria aperta, andare in palestra o usufruire di uno dei tanti servizi proposti dall’impero di Branson. L’importante è che alla fine i progetti affidati a ognuno siano portati a termine con successo.  

Anche se apparentemente di un sorta di pausa prolungata e accordata si tratta, il detox di Branson parte da una considerazione rilevante: un lavoratore, anche quando non si dedica al lavoro e resta connesso tra mail, notifiche e chat, non sta spendendo quel tempo per sé ma lo sta dedicando ancora al lavoro, con il risultato di sentirsene frustrato, come illustra anche un rapporto di Ofcom su media e tlc. https://www.ofcom.org.uk/.   Quello che emerge da studi come questo, è che, oltre il luogo di lavoro, la nostra attenzione per mail, notifiche, chat, aggiornamenti di news, rimane costante durante tutto il giorno – per qualcuno perfino la notte – creando dipendenza, alterazioni psicologiche, patologie, e limitando le nostre capacità intellettive. Ecco perché l’idea di Branson – tecnicamente nudging, ovvero teoria comportamentale che prevede una spinta gentile dall’esterno per sollecitare attitudini più virtuose – verrà probabilmente seguita da altri. Sempre che ai lavoratori la proposta piaccia e li renda davvero più felici.