Morena Ferrari Gamba, di recente Lei è diventata la nuova Prima cittadina di Lugano, dopo aver ricoperto il ruolo di Vicepresidente nel precedente Ufficio presidenziale. Che valore attribuisce a questo riconoscimento, a livello personale e per il suo partito?
«La carica di Presidente del CC viene assunta ogni anno a rotazione dai partiti di maggioranza (PLR, Lega, PS, il Centro). L’ultimo anno di legislatura normalmente spetta al PLR. È una carica che mi onora molto e che assumo con riconoscenza, umiltà e responsabilità, alla fine di una relativamente lunga carriera, in seno al partito a livello cantonale e comunale.
Il lavoro del Consiglio Comunale non è facile, ma è fondamentale per garantire una gestione equilibrata e sostenibile della nostra città. Le istituzioni e l’interesse comune devono sempre venire prima di tutto. Per me questo è sempre stato importante».
In una recente intervista lei ha dischiarato, suscitando un certo scalpore, che al Municipio di Lugano manca un leader. Che cosa intendeva dire?
«Intendevo dire esattamente questo. Certo, oggi è molto diverso rispetto al passato. Con una città che ha triplicato le sue dimensioni, la perdita di importanti entrate dal settore finanziario, e non solo, l’impatto sull’economia e la gestione di Lugano è stato significativo. Nel frattempo, dopo un periodo quasi fermo, si sono rimessi in moto molti progetti. Ma fra crisi economiche, sociali, energetiche, pandemia, la gestione dell’ente pubblico si è parecchio complicata e di certo non può essere tutto sulle spalle di una sola persona. Lo capisco e non entro nel merito dei singoli municipali, ma se mi chiedete se vi è un leader trascinatore, non c’è. Mi sembra che ognuno alla fine pensi per sé, pur avendo un Sindaco che stimo e che potrei dire sia un leader partecipativo, questo sì».
Che cosa non funziona nell’attività del Consiglio comunale e quali nuove pratiche vorrebbe vedere applicate?
«Il Consiglio Comunale fa un grande lavoro, di cui la gente non si rende conto. Messaggi e mozioni sul tavolo sono tanti, spesso anche complessi e necessitano di approfondimento. Essendo la composizione delle commissioni rappresentata da tutte le forze politiche le discussioni possono essere lunghe perché ognuno porta il suo sentire e arrivare ad un rapporto condiviso non è semplice. Per migliorare le cose, ci vorrebbe da parte di tutti un maggior impegno nell’approfondimento dei dossier, una maggior condivisione e non un arroccamento sulle proprie posizioni, una migliore conoscenza della macchina pubblica e dei regolamenti e … un maggior rispetto verso i propri elettori proprio perché si è preso un impegno verso di loro. Forse così si lavorerebbe meglio, più celermente e con più attenzione all’impatto che hanno le nostre decisioni sulla collettività».
Cosa le piace e cosa invece non approva nel modo di fare politica oggi, in cui un commento espresso sui social sembra avere un valore maggiore di una opinione articolata e documentata?
«Purtroppo, la politica, e non solo alle nostre latitudini, fa un largo uso dei social, usati come cassa di risonanza per sé stessi e non veramente per comunicare qualcosa di costruttivo. Si semplificano le questioni e, peggio, si polarizzano le opinioni su temi complessi riducendoli a semplici affermazioni o slogan. Di conseguenza, i dibattiti politici diventano superficiali e mancano di contesto, quando va bene, ma molto spesso addirittura portano alla disinformazione o informazioni fuorvianti».
Parlando di cose concrete, qual è la sua visione riguardo al futuro di Lugano e quale realizzazione le sta più a cuore?
«Nessuna città moderna, rivolta al futuro può pensare di avere una sola dimensione. Tutti i progetti in corso sono tutti essenziali: Polo congressuale, Polo sportivo, Stazione, aeroporto, Piano Unitario, e altro ancora. Ma questi progetti stati ideati oltre venti anni fa e vanno realizzati quanto prima.
Ora, dobbiamo immaginare la città fra 20/30 anni e iniziare oggi a pensare ciò di cui la società avrà bisogno domani. Ovviamente oltre a questo, bisogna anche saper dare risposte veloci alle difficoltà contingenti che il cittadino si ritrova ad affrontare quotidianamente, così come implementare condizioni che favoriscano l’arrivo di nuove imprese, la collaborazione con le università ed istituti di ricerca, la creazione di spazi per l’arte e la cultura humus ideale di un fermento culturale anche tra i giovani; e ancora, migliorare le infrastrutture della città, come trasporti pubblici efficienti, reti digitali avanzate e spazi urbani e abitativi innovativi e ben progettati, coinvolgendo anche le periferie, fattori che contribuiscono a rendere Lugano più attraente sia per gli investitori, per i turisti e soprattutto per i residenti. Un esercizio non facile, soprattutto se mancano personalità, visioni e se si ragiona nello spazio ristretto di una legislatura».
Nel corso della sua lunga carriera politica lei si è sempre mantenuta coerente rispetto all’idea che il Ticino, e non solo, sconti un deficit di cultura politica, Quali sono a suo giudizio le cause di questa carenza e cosa bisognerebbe fare per colmare questo vuoto?
«Purtroppo, abbiamo una classe politica che disorienta i propri elettori, incapace di dare indicazioni chiare e, per quel mi riguarda, un’idea progressista di società. Ancor più grave, che le agende politiche non hanno quasi più come priorità la Cultura, che sembra ormai scomparsa dai radar dei programmi politici. Una volta si cresceva all’interno dei partiti, “palestre” in cui si imparava molto a contatto con personalità importanti aiutando i giovani a capire meglio il sistema politico, i diritti civili e la partecipazione democratica. Oggi, i partiti hanno abdicato a questa funzione e chiunque si lanci in politica si sente già “imparato” e quindi non si preoccupa di “conoscere prima di deliberare”, di conoscere il passato per avere una lettura più vera del presente e del futuro. In definitiva, colmare il deficit di cultura politica richiede un impegno collettivo da parte di istituzioni, media, educazione e individui stessi per promuovere una partecipazione informata e responsabile nella vita politica».
Ha annunciato che non si presenterà alle elezioni del prossimo anno ma che non rinuncerà alla politica. Ci può già annunciare dei progetti che intende portare avanti?
«Lascio la politica attiva perché credo di aver dato molto e come avrete capito, non mi piace più ciò che vedo. In ogni caso, qualsiasi cosa noi facciamo per la collettività è fare politica. Ho molti interessi su cui mi vorrei concertare, oltre al lavoro naturalmente che già mi impegna molto. Sono impegnata in diverse associazioni culturali che mi danno molta soddisfazione (fra cui il Circolo Liberale di Cultura Carlo Battaglini, la Fondazione e il Film Festival Diritti Umani). La ricerca e la volontà di poter avere una società più giusta, sostenibile e attenta al prossimo non mi abbandona mai e lo si può fare anche fuori dalle mura di un parlamento.