In verità, nell’ultimo decennio sembra di essere sempre sotto elezioni, in campagna elettorale perenne, molto mediatizzata e dove appaiono sempre più le idee personali, più che quelle di questa o quella forza politica. È questo uno dei fattori, non l’unico, che spinge l’aumento marcato della personalizzazione del voto. A differenza degli anni passati, fatti soprattutto di comizi e incontri sul territorio, o attraverso gli organi di partito, oggi si preferisce pubblicare sui quotidiani le proprie opinioni, fare la passerella nei talk show televisivi (quasi sempre le stesse persone), pubblicarsi sui social in modo martellante, comunicando in remoto con le persone. Gli incontri veri e propri con la popolazione si sono praticamente azzerati. Certo tanti aperitivi ed eventi ad hoc, ma rari i confronti diretti e sempre più rari i confronti di idee, il pepe della politica. Ci si sofferma su “andiamo tutti d’accordo” (noia), “umiltà” (quando?), “coraggio” (dove?), “lavoro per il bene comune” (forse), “i cittadini lo chiedono” (troppo abusato), mentre sembrano essere in pochi ad esprimere idee e progetti a medio lungo termine.
La politica moderna, e non solo alle nostre latitudini, si incentra sempre di più intorno alle persone o ai partiti-persona, invece che su una base ideologica e programmatica di uno o di un altro partito. L’aumento delle schede senza intestazione dimostra quanto si preferisce promuovere le persone e non i partiti. Il voto diventa sempre più un sostegno indefinito a un nome sganciato da qualsiasi programma e funzione di rappresentanza. Questo porta inevitabilmente alla fluidità con cui si può cambiare casacca, andando da destra a sinistra e viceversa. Una bella confusione!
Il cambiamento del mondo politico è evidente. A questo si aggiunga la crescente perdita di consensi dei partiti storici accompagnata da un aumento dei movimenti sovranisti e populisti che catalizzano la rabbia e l’indignazione di larghe fette della popolazione, grazie a promesse di cambiamento radicale ma che puntualmente vengono disattese, perché una volta al governo, gli stessi governano processi e non progetti. Nascono partiti o movimenti, che dir si voglia, come funghi, per lo più monotematici per questa o quella rivendicazione e quasi mai con un progetto globale di società.
Ecco quindi che i parlamenti, comunali, cantonali e perfino federali, si riempiono di una popolazione estremamente variegata e frastagliata. Solo a Lugano, con sessanta consiglieri comunali, sono rappresentati ben otto partiti/movimenti. A livello cantonale e federale è anche peggio. In questa situazione è sempre più difficile raggiungere delle maggioranze, si allungano in modo esasperato i dibattiti e i tempi di decisione su questo o quel progetto si dilatano, al punto che lo stesso diventa vecchio ancora prima di metterlo in atto.
Nel frattempo, i partiti storici, quelli che hanno costruito il Ticino moderno, che fanno? Si sono abituati alle sconfitte, come fosse un ineluttabile destino, senza alcuna autocritica, seppur sempre richiesta dalla base. Siamo ormai giunti al superamento delle ideologie facendo cadere soprattutto l’idealismo, che dovrebbe essere proprio l’ispirazione massima del servizio alla società. Un partito che sottrae all’azione politica il fondamento ideale-culturale che ne cementa le basi cancella ogni possibilità di confronto critico e costruttivo, motore formidabile di crescita e progresso e salvaguardia della democrazia. È proprio in un periodo di crisi politica e polarizzazione crescente che i partiti storici debbono mantengano fede ai principi cardine che ne hanno guidato l’azione politica nel corso degli anni. Ricercare i valori fondanti, non è nostalgia del passato, bensì ritrovare quella bussola morale e ideologica per orientare le decisioni politiche future e quale punto di riferimento per valutare la coerenza e l’adeguatezza delle proposte ed essere così riconoscibili e credibili agli occhi del cittadino!