La prima donna a capo del Dipartimento militare. Lei considera questa sua nomina un successo per le donne in Svizzera oppure un avvenimento tutto sommato senza grandi conseguenze?
«Sempre più donne ricoprono cariche di alta responsabilità ed è un’ottima cosa! Del resto da quando sono Consigliera federale ho incontrato numerosi miei omologhi esteri tra cui molte donne. Non è quindi più un’eccezione ed era ora che anche in Svizzera una donna occupasse questa posizione».
Prima riunione con i vertici dell’esercito: lei apre la porta e vede i suoi interlocutori. Come è stata accolta? Che impressione ha avuto?
«Posso dire che è stata un’esperienza nuova sia per loro che per me. In Consiglio nazionale non mi ero occupata di politica in materia di sicurezza e quindi non mi conoscevano. Sono comunque stata accolta molto bene. Ho incontrato persone appassionate, impegnate, che hanno delle idee e che amano il proprio lavoro. Ho inoltre scoperto un universo interessante che tocca ambiti molto vari, dallo sport, alla cybersicurezza, alle attività informative passando dai geodati».
Come si è sentita lei, prima donna, a entrare in un luogo fino a quel momento esclusivamente maschile?
«Ero curiosa di sapere cosa mi attendeva e ho constatato che nel DDPS vengono trattati temi molto vari e interessanti. Sono stata accolta con cordialità e benevolenza. È vero che nel DDPS lavorano più uomini che donne. Questo è sicuramente dovuto anche al fatto che spesso ci troviamo a occupare posizioni per professioni tecniche e che l’esercito è un ambiente a forte impronta maschile. Sono quindi lieta di avere ora una donna nel ruolo di direttrice dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, come pure di aver nominato la prima donna divisionario e la presidente del consiglio di amministrazione di BGRB Holding SA. Le giovani donne hanno bisogno di questi esempi».
In questi tre anni, ammesso che fosse necessario, è cambiato qualcosa nella percezione che i suoi collaboratori, in particolare gli ufficiali, hanno di lei?
«Penso di essere riuscita a conquistarmi la loro fiducia. Hanno capito il mio approccio. Infatti, per me, gli aspetti più importanti sono conoscere bene i dossier e comunicare in modo chiaro e trasparente. Voglio che si possa contare su di me. Quando non sono del mio stesso parere ne discutiamo e se prendo una decisione, la seguo».
Molte donne in posizione di potere affermano che a loro è sempre richiesto un esame in più rispetto ai colleghi uomini per dimostrare il loro valore e la bontà delle loro idee. È successo anche a lei?
«Siccome, ancora oggi, troppe poche donne occupano posti dirigenziali, il loro operato viene osservato con più attenzione. Ad esempio quando ero una giovane consigliera comunale, in un primo momento le mie proposte non venivano considerate. Se un uomo diceva la stessa cosa, invece, gli si prestava attenzione. Le donne devono conoscere bene i loro dossier, essere tenaci e pazienti e non devono perdere il senso dell’umorismo!».
Esiste a suo avviso uno stile tipicamente femminile nel dirigere?
«Penso che le donne, in ragione del loro percorso, portino un’altra prospettiva e un’altra esperienza di vita. È un dato di fatto che i team misti sono più creativi e ottengono risultati migliori. Ho visto concretamente gli effetti benefici di team misti sul terreno, in particolare in Kosovo, dove i soldati donna riescono ad avere un accesso privilegiato con la popolazione locale, in particolare con le donne».
Esiste uno «stile Amherd»? Nel caso, quale e come è?
«Esiste veramente uno «stile Amherd»? Ciò che è sicuro è che mi comporto sul lavoro come nella vita di tutti i giorni. Mi piace far avanzare le cose, creare, trovare soluzioni, prendere decisioni rimanendo accessibile e disponibile agli altri».
Di cosa è fiera in questi tre anni al DDPS? Dove, in quali ambiti e settori è riuscita a dare la sua impronta?
«La riuscita della votazione sull’acquisto dei nuovi aerei da combattimento per me rappresenta una tappa importante che permette di proteggere, anche dopo il 2030, la nostra popolazione dagli attacchi aerei. Altresì importanti sono i temi cyber e digitalizzazione, che sto portando avanti nel DDPS. Un altro tema da ricordare è quello della promozione delle donne in seno al Dipartimento. A partire dal 1 gennaio 2022 il Servizio specializzato Donne nell’esercito e diversity ha iniziato la propria attività. Inoltre mi fa piacere che ogni anno sempre più donne frequentino la scuola reclute. Con la nuova Carta per lo sviluppo sostenibile e il Piano d’azione energia e clima vogliamo dare un segnale chiaro in questo ambito. Inoltre penso di essere riuscita a dare degli impulsi anche nel campo dell’etica e dello sport».
Ha insistito molto su donne e ambiente: davvero può esistere un esercito «femminile» e «verde»?
«Sono convinta che le donne traggano benefici dal servizio militare e che, viceversa, più donne nell’esercito rappresentino un grande valore aggiunto. Noi tutti, anche l’esercito, abbiamo la responsabilità di comportarci in modo rispettoso dell’ambiente. I compiti principali dell’esercito, tra cui la protezione della popolazione, l’appoggio alle autorità in caso di catastrofi o di una pandemia nonché gli impieghi di promovimento della pace all’estero non vengono trascurati».
Dove invece non è ancora riuscita a far avanzare le cose nella direzione da lei auspicata?
«Ci sono ancora alcune sfide per le quali abbiamo bisogno di soluzioni. Alcune richiedono più tempo. Il mio compito quale Consigliera federale è di affrontare i problemi, proporre idee, dare impulsi e decidere. Per me è importante coinvolgere i collaboratori affinché capiscano e sostengano le decisioni».
Lei sovraintende alla sicurezza della Confederazione. Cosa significa per lei sicurezza?
«Per me sicurezza significa che la nostra popolazione si senta al sicuro, significa avere i mezzi necessari per proteggere la popolazione e il nostro Paese e fornire appoggio in caso di crisi».
Una vita in politica, prima nel Comune di Briga, poi in Consiglio nazionale e infine in Consiglio federale. Per lei meglio un esecutivo o meglio un legislativo?
«Mi piace il lavoro a livello esecutivo perché mi piace decidere, proporre idee e attuarle. Ciò che mi gratifica nell’esecutivo è la gestione dei collaboratori. Anche nel legislativo potevo proporre idee che sono state accolte, o collaborare a testi di legge. Mancano tuttavia gli aspetti di poter decidere direttamente, assumersi responsabilità e gestire i collaboratori».
Da piccola cosa sognava di diventare?
«Archeologa. Probabilmente mi affascinava la ricerca tra le rovine di siti inesplorati che ci hanno lasciato le civiltà antiche».
Le danno una bacchetta magica e…..
«…la pandemia di Covid sparisce! Cosa augurare di meglio a tutti quanti in questo momento?».
Lei compie gli anni in giugno. Quest’anno è una data importante, di quelle che costringono a fare un piccolo bilancio della propria vita. Immagini di potere incontrare lei da bambina: cosa le direbbe?
«Vedi, tutto va bene».
E cosa pensa che lei bambina potrebbe dire alla Viola Amherd adulta?
«Divertiti!».