Giurassiana, francofona di origine svizzero-tedesca, diplomata in scienze sociali, assistente sociale, direttrice di una scuola universitaria, appassionata di cultura, oggi politica di professione… chi è veramente Elisabeth Baume-Schneider?

«Sono una donna impegnata, madre di due giovani figli adulti, appassionata di politica, con un insaziabile desiderio di agire per una maggiore giustizia sociale, una migliore comprensione e più rispetto tra le minoranze e le istituzioni, e anche per il posizionamento del nostro Paese in Europa e sul piano internazionale».

A parte la politica, quali sono le sue passioni e i suoi hobby?

«La passione per i rapporti umani, in particolare attraverso il tempo che trascorro con la mia famiglia e i miei amici. Per quanto riguarda gli hobby, amo molto la letteratura come anche la musica, trascorrere del tempo in giardino o, talvolta, non fare nulla. Anche questo è un hobby!».

Lei proviene da una regione periferica: ha una visione diversa della Confederazione e della politica che si fa a Berna?

«Sì, diciamo di sì: provengo da una regione cosiddetta «periferica», vicina al confine con la Francia. Un particolare curioso è che il Cantone del Giura ha un confine più lungo con la Francia che con la Svizzera. Questa vicinanza ci mostra la necessità di costruire relazioni di fiducia con tutti i nostri partner, che siano i Cantoni, la Confederazione o l’Europa. È coltivando il dialogo con i nostri vicini e lavorando in modo complementare che possiamo fare progressi. Poi, direi che la mia visione della Confederazione è arricchita dalle differenze che alimentano il nostro ecosistema nazionale, costituito da diverse regioni linguistiche, da un tessuto economico forte, da università prestigiose, da città, campagne e zone montane. Insomma, una ricchezza e una diversità notevoli su un territorio relativamente piccolo!».

Una giurassiana, verosimilmente non pro-bernese, a Berna, oltretutto nella sala del Consiglio federale. Ci ha pensato quando vi è entrata per la prima volta? Che emozione ha provato?

«Essere giurassiana è anche un modo per rappresentare il mio Cantone, che quest’anno festeggia il suo 50° anniversario. Vorrei inoltre sottolineare che, all’epoca, il Ticino è stato il Cantone che ha approvato l’ingresso del Giura nella Confederazione con la più alta percentuale di voti a favore! Detto questo, la mia elezione in Consiglio federale mi ha emozionata. Ha suscitato in me il desiderio di essere all’altezza delle aspettative della popolazione giurassiana, che ha saputo battersi per la sua cultura e autonomia, per diventare un membro a pieno titolo della Confederazione».

Dal lavoro nel sociale, quindi a stretto contatto con le persone, a consigliera federale. Non le manca il contatto quotidiano con le persone? Non la disturba la distanza che il suo ruolo attuale le impone?

«Nel lavoro politico è fondamentale il contatto con le realtà vissute dalla popolazione. Formandomi e lavorando nel sociale, ho preso coscienza della specificità delle situazioni individuali e della necessità di rispettare il vissuto delle persone che si sentono ai margini della società. Le relazioni politiche non rientrano nella medesima sfera personale, ma hanno l’obiettivo di instaurare fiducia e un dialogo di qualità. Nella mia funzione di consigliera federale responsabile della cultura sono regolarmente in contatto con la popolazione. Apprezzo molto questa vicinanza, che permette di discutere delle sfide poste alla nostra politica culturale e anche di molti problemi della società, in particolare dei costi della sanità. Il Consiglio federale deve rimanere vicino alla popolazione, in modo da poterne cogliere e comprendere le aspettative e i bisogni, come pure i punti di disaccordo».

Lei è stata ministra della cultura del Cantone del Giura e lo è tuttora come capo del Dipartimento federale dell’interno. Ha il tempo per informarsi sufficientemente sul panorama culturale svizzero?

«Probabilmente non siamo mai abbastanza informati sulla cultura, ma mi prendo il tempo per guardare film svizzeri, andare a teatro, al cinema e partecipare a qualche festival musicale e tutto questo mi fa venire voglia di saperne di più! Ci tengo inoltre a sottolineare l’importanza della nostra pluralità linguistica e la necessità di rispettare gli equilibri nella rappresentanza delle nostre lingue e culture nazionali».

Può rivelarci quali sono i suoi gusti in materia? Che cosa le piace e che cosa, invece, non le piace?

«Per quanto riguarda la musica, amo molto la chanson francese; sto anche scoprendo il rap con mio figlio più piccolo. E naturalmente ci sono i miei «vecchi» classici come i Pink Floyd e altre chicche! Parlando di letteratura, apprezzo Elisa Shua Dusapin e, in generale, i romanzi che propongono testimonianze personali. Penso, ad esempio, a «Triste tigre» di Neige Sinno, o ai libri di Sarah Jollien-Fardel, che affrontano temi sociali dolorosi di cui è necessario parlare.

Che cosa non mi piace della cultura? Quando viene strumentalizzata per asservirla a idee estremiste e pericolose, come fanno ad esempio alcuni gruppuscoli negazionisti dell’Olocausto o neonazisti».

Nella scala di popolarità e apprezzamento dei consiglieri federali, lei è sovente in fondo alla classifica. Come se lo spiega?

«Ovviamente non faccio salti di gioia quando il sondaggio viene pubblicato. Tuttavia, queste inchieste non hanno alcun impatto sul mio impegno e sulla mia volontà di svolgere il mandato all’interno del Consiglio federale».

Dopo un anno e mezzo in Governo, quali conclusioni può trarre?

«È un privilegio poter contribuire al lavoro del Consiglio federale, ma anche collaborare in modo proficuo con i Cantoni, come il Ticino, anche su temi difficili. Constato inoltre una certa polarizzazione del dibattito politico, che deploro». 

Gli episodi di intolleranza e razzismo in Svizzera, Paese multietnico e multiculturale per definizione, si moltiplicano. In che modo la politica, e non soltanto il Consiglio federale, potrebbe invertire la tendenza?

«Lanciando un messaggio molto chiaro di tolleranza zero. Qualsiasi deriva va condannata in modo inequivocabile. Anche in questo caso, è un lavoro che dobbiamo portare avanti in stretta collaborazione con i Cantoni e le Città. Infine, sono lieta che il Parlamento federale abbia accolto il principio di un piano d’azione contro il razzismo e l’antisemitismo, che prepareremo quanto prima».