Tre di loro sono liberali, uno socialista. Tutti vogliono riconfermarsi sindaci dei loro comuni. Tanti gli obiettivi: finanze e aggregazioni, cultura e traffico. Tra Bellinzona, Mendrisio, Chiasso e Locarno, ecco Mario Branda, Samuele Cavadini, Bruno Arrigoni e Alain Scherrer

Per il sindaco della capitale Mario Branda il grande tema della legislatura che sta finendo è stata l’aggregazione. «Essa non si è esaurita con il voto del 2015, c’era da svolgere un grosso lavoro di preparazione e concretizzazione che si è visto poco all’esterno ma che ha richiesto un grande impegno di tutto il Municipio e tutta l’Amministrazione. Essere riusciti a portare il processo aggregativo a questo punto con relativamente poche sbavature è la cosa che mi fa più piacere sottolineare. Andava portato a termine l’impianto organizzativo, siamo arrivati dove speravamo». E ciò aprirà le strade a quattro anni in cui a Bellinzona si spenderà, almeno idealmente: valorizzazione dei castelli, comparto delle officine, realizzazione del nuovo ospedale e del nuovo parco fluviale. «Se riuscissimo a portare a compimento tutto, si sarebbero create le risorse per rilanciare Bellinzona. Serviranno volontà politica e coesione per convincere la popolazione della bontà dei progetti ed è questa la vera sfida. Sarà necessaria una certa sobrietà politica, con anche un occhio alle finanze, aspetto da non sottovalutare», aggiunge Branda.

Un futuro per la città che passa anche dall’apertura della Galleria del Ceneri. «Saremo centrali nel Cantone, lungo l’asse di transito Milano-Zurigo e equi distanti da Lugano e Locarno: sarà più facile per i nostri cittadini spostarsi ma anche per chi vuole venire a vivere qui. Ma per vedere l’incidenza di certe opere servono anni, per me sarà così anche per il Ceneri, forse qualcosa stiamo già venendo dato che conosciamo un aumento della popolazione in controtendenza al resto del cantone ma si potrà valutare meglio nell’arco di una decina d’anni». Due opere che avrebbe voluto realizzare e (ancora) non è riuscito ci sono, si tratta dei magazzini comunali e della caserma dei pompieri.

A Mendrisio Samuele Cavadini ha avuto un sindacato breve, di soli due anni, che lo ha entusiasmato. «Mi permette di vivere di più il territorio e la città e rendermi conto di quanto avviene nel comune, è una sfida continua con progetti da realizzare per il futuro». Il maggiore successo ottenuto è a suo avviso l’apertura della Filanda, che paragona a una piazza al coperto «dove la gente vive un’esperienza trasversale sia per età che per estrazione culturale. La Filanda stessa ha cambiato le abitudini aggregative di Mendrisio, un nuovo modo di concepire un centro culturale, aperto tra l’altro sette giorni su sette».

Non ha grandi rimpianti, però vorrebbe che i tempi della politica fossero più brevi. «Penso in particolare alla pianificazione del territorio, lavoriamo su progetti che si realizzano dopo anni». E la burocrazia per Cavadini è eccessiva. «È un problema che tutti sono consapevoli che esiste ma che non si riesce a risolvere. Per esempio, essa frena la creatività di chi ha buona volontà nell’organizzare qualcosa, ecco uno dei motivi per cui c’è meno partecipazioni alle tradizioni di paese o le società sportive non riescono a rinnovarsi». Per il futuro promette tanto impegno, sottolineando come a suo avviso non tutto il lavoro tocchi all’ente pubblico bensì che con esso «si può collaborare per migliorare la propria città. A proposito di collaborazione, servirà quella fra i partiti».

Un compito gravoso per comune, cantone e anche privati è quello del traffico, non di facile risoluzione. Per Samuele Cavadini, «ciascuno deve capire come può portare un miglioramento. Dal nostro canto continueremo a incentivare la mobilità aziendale (stiamo lavorando in particolare a cercare di capire le necessità in tal senso del comparto medico, ovvero ospedale, case anziani e OSC e dei loro dipendenti), che però deve partire anche dalle aziende stesse, e gli abbonamenti ai mezzi pubblici, oltre a progettare piste ciclabili e sistemi di bike sharing. Si fa tanto ma non basta».

Sul tema del traffico concorda il suo collega di Chiasso Bruno Arrigoni. Che però lo vede da un duplice lato. «Perdiamo popolazione perché, oltre al saldo naturale negativo, diverse persone che lavorano a nord del cantone decidono di lasciare Chiasso, stufi di stare in coda. D’altra parte, arrivano uffici finanziari, di gestione patrimoniale, che sfruttano la vicinanza con l’Italia e la Malpensa». Il lavoro a Chiasso è un argomento chiave. «Non possiamo nasconderci, con l’addio al segreto bancario e a degli scudi fiscali abbiamo perso posti di lavoro, così come molti sono spariti dalla ferrovia. È inutile piangere sul latte versato, bisogna reinventarsi e in particolare negli ultimi due anni sono arrivate diverse società nel fintech e nel digitale. Bisogna concentrarsi sull’offrire dei lavori da attribuire ai residenti: spesso le start up cercano determinati profili che si fatica a trovare. Servono persone che parlino l’inglese e una formazione digitale e ce ne sono poche, quelle disponibili guardano oltre Gottardo».

Il Comune ha raggiunto una stabilità finanziaria che rende orgoglioso Arrigoni. Che ha però un pallino: le aggregazioni. «Siamo un polo di 20mila abitanti ma non riusciamo a fare fusioni. Dal punto di vista politico collaboriamo bene però quando si parla di aggregarsi c’è un muro, mi auguro che con le nuove elezioni qualcosa si muova. Sarebbe importante per le nuove generazioni e permetterebbe di risparmiare tempo». Un fattore che non gli piace proprio, la perdita di tempo. «Alcuni processi sono molto lenti. C’è il via libera per la Scuola di moda però si è solo al concorso di idee, coi ricorsi per il Centro Ovale si perdono 10-12 mesi ogni volta, le procedure vanno troppo alla lunga». A suo avviso, da sottolineare in questa legislatura c’è anche l’introduzione di un sistema di modernizzazione dell’Amministrazione, con valutazioni che per la prima volta interessano tutti i collaboratori comunali.

Sulle aggregazioni mancate pone l’accento anche il sindaco di Locarno Alain Scherrer. «Mi ero illuso che la visione di una nuova Città proiettata al futuro, che pensasse al bene comune di tutti, potesse far breccia nel cuore di tanti politici, facendo metter loro da parte i loro piccoli privilegi di potere locale. Non mi sono certo arreso, né ho smesso di credere in questo progetto: questa è e resta la sfida del futuro. La frammentazione ha reso difficile affrontare l’evoluzione della società, dove si riscontrano sempre più persone in difficoltà, emarginate e sole».

Per Scherrer basilare è mettere il cittadino al centro: «Ho incontrato tante persone e ho potuto parlare con loro ma soprattutto ascoltarle. Ascoltare le loro proposte, reclamazioni, speranze, consigli, gioie, preoccupazioni. E da ognuno ho imparato qualcosa», in particolare i giovani. «Sono stufo di sentire politici che si sciacquano la bocca con il loro nome, magari solo in ottica elettorale per poi dimenticarsene in seguito. Diamogli in mano progetti, come sto facendo io, incontriamoli, sentiamo quella che è la loro visione di Locarno, chiediamo loro quali sono le loro idee per la mobilità, l’ambiente, la sicurezza, ecc. e mettiamo in atto quello che desiderano dando loro la possibilità di portare soluzioni e proposte concrete. I giovani sono generatori di creatività», è convinto. Sottolinea anche l’importanza del Festival del Film: «a poco a poco, andando anche contro corrente, è riuscito a sensibilizzare, a interessare, a far cultura, ad educare. Questo è il ruolo che ha avuto il festival e che, ne sono convinto, avrà anche nel prossimo quadriennio».

Ed ora? «La politica democratica deve sempre tendere al miglioramento, mai cullarsi nell’autocompiacimento», spiega Scherrer. Uno spunto per i sindaci che rimettono la loro poltrona al giudizio delle urne ad aprile.