Possiamo ricostruire il contesto economico ticinese all’interno del quale è storicamente emersa la volontà politica di dare vita alla Fondazione Agire?

«Dobbiamo partire dal considerare il quadro di grande incertezza economica che ha accompagnato i mesi successivi allo scoppio della crisi finanziaria mondiale del 2008. Tutti i Paesi, e dunque anche la Svizzera, si trovarono all’epoca nella condizione di dover “mettere in sicurezza” le proprie economie, individuando rapidamente le soluzioni più idonee per invertire la rotta e avviare un rilancio delle attività economiche. In quel contesto, l’istituzione della Fondazione Agire rispose molto opportunamente all’esigenza di costruire un ponte e un coordinamento tra istituzioni, ricerca, università e realtà produttive, al fine di favorire il trasferimento tecnologico e innescare un processo di nascita e crescita di iniziative innovative operanti all’interno del tessuto economico ticinese, con l’obbiettivo finale di creare nuovi posti di lavoro qualificati e accrescere il complessivo livello di competitività del Cantone. Devo dire che fin da subito vi è stata una disponibilità molto positiva, da parte delle associazioni economiche e delle università, a dare vita a quella che, a proposito della Fondazione Agire, mi piace chiamare un’agenzia per l’innovazione e il trasferimento tecnologico».

In qual modo si è andato evolvendo, nel corso di questi 10 anni, il ruolo assunto da Fondazione Agire?

«I cambiamenti di questo decennio sono stati profondi nell’economia in generale e, di conseguenza, anche nell’organizzazione di Fondazione Agire, senza tuttavia venire mai meno alle finalità che ne hanno determinato la nascita. Basti pensare che in una prima fase Agire aveva anche un ruolo di sostegno finanziario diretto, almeno iniziale, a start up e imprese innovative e che poi questa funzione è stata invece demandata alla Fondazione del Centenario di BancaStato. Agire ha potuto così concentrarsi sempre più sulla messa in rete di tutti i soggetti interessati presenti sul territorio, creando di fatto la più importante piattaforma al servizio dell’innovazione attiva in Ticino. Negli anni poi, è stata ampliata la gamma dei servizi offerti alle start up, mentre il Cantone, da parte sua, ha approvato una serie di misure per agevolare la fiscalità a favore delle nuove imprese. L’esperienza maturata da Agire, nata per far fronte alle difficoltà derivanti da una grave crisi finanziaria, si sta dimostrando quanto mai utile oggi, nel momento in cui, usciti da una grave crisi sanitaria, ci troviamo nella necessità di sostenere e rendere stabile il rilancio delle attività economiche e, in questa chiave, l’innovazione si sta dimostrando sempre più la principale carta vincente».

A proposito di innovazione, quali sono i punti di forza che può oggi vantare il Ticino?

«Credo di poter dire che oggi si cominciano a vedere in modo concreto i risultati degli sforzi compiuti nel corso degli ultimi anni. Innanzitutto, il Ticino vanta una presenza di start up attive nei più diversi settori produttivi, ed ogni anno si registra la nascita di circa 80 nuove imprese innovative. Questo dinamismo si concentra in particolare in alcuni ambiti specifici dove si può già parlare di aree di assoluta eccellenza: penso alle scienze della vita, all’intelligenza artificiale e da ultimo anche ai droni per i quali è stato istituito un apposito centro di competenza. Bisogna poi ricordare due fatti di grandissima importanza come l’associazione al Parco dell’Innovazione di Zurigo e l’avvio del processo per la creazione di un Parco dell’innovazione ticinese a Bellinzona. Infine, va detto che il Ticino, all’avanguardia rispetto a molti altri Cantoni svizzeri, si è da tempo dotato di una specifica Legge sull’innovazione, mirata proprio a sostenere e agevolare, sotto molteplici aspetti, la nascita e la crescita di imprese innovative sul nostro territorio».  

Guardando al futuro, quali sono le prospettive di sviluppo del Ticino, in un quadro nazionale ed internazionale?

«Penso che sia necessario tenere sempre ben presente il quadro geografico e la posizione che il Ticino storicamente occupa, a metà strada tra Zurigo e la megalopoli lombarda. Questa situazione può rappresentare una straordinaria opportunità, ma anche contenere dei rischi se non saremo capaci di trovare un’integrazione con queste due grandi entità economiche e finanziarie, mantenendo tuttavia una nostra specificità, rafforzandola e rendendola sempre più evidente anche a livello internazionale. Alptransit deve unirci e non relegarci in alcun modo a stazione intermedia o, peggio ancora, quartiere dormitorio.  Per questo negli scorsi mesi sono stati stipulati accordi per una nostra qualificata partecipazione ai grandi progetti che, dal punto di vista dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico, stanno già oggi trasformando e facendo crescere Zurigo e Milano. Infatti, oltre all’adesione a Switzerland Innovation, associati al Parco di Zurigo, , abbiamo firmato, grazie a Fondazione Agire, una lettera di intenti per essere parte anche del progetto MIND sull’area EXPO di Milano. L’innovazione può dunque essere il driver per caratterizzare e rendere sempre più riconoscibile l’identità economica e culturale del Ticino, dove già oggi operano tante imprese innovative che intrattengono importanti rapporti internazionali».

Per contro, quali sono i limiti da superare per rendere il Ticino sempre più competitivo e attrattivo?

«Se guardiamo alle nostre spalle è facile accorgersi che il Ticino è stato fino a pochi decenni fa un Cantone con una economia prevalentemente agricola, passando poi ai servizi, soprattutto nel settore bancario, senza attraversare una fase di crescita industriale. Tutto ciò ha fatto sì che, in una certa misura, manchi una vera e propria cultura imprenditoriale diffusa, il che vuol dire anche la capacità di assorbire un fallimento, elemento che fa necessariamente parte della vita di una start up. In questo senso credo sia fondamentale il lavoro che fin dagli inizi svolge Fondazione Agire nella prospettiva di fare crescere a tutti i livelli una cultura dell’innovazione. Un altro aspetto di cui occorre tenere conto riguarda le dimensioni del nostro territorio e dunque dell’ecosistema economico e sociale che deve sostenere lo sviluppo di imprese innovative. Siamo piccoli rispetto ad altre vicine realtà economiche, ma questo aspetto può diventare un punto di forza se riusciremo a rimarcare in modo ancora più incisivo la nostra specializzazione e la capacità di raggiungere l’eccellenza in tutti i settori più innovativi in cui il Ticino è già oggi un punto di riferimento a livello svizzero e internazionale».