Francesca Matteri

Stima incrollabile per un padre e la sua abilità. Affetto incondizionato per una madre e i suoi sogni, tutti assolutamente realizzabili. Poi una laurea in legge che l’ha porta ad avere successo all’estero. Ma Francesca Matteri non ha resistito al richiamo del lago ed è tornata a casa per coltivare quell’amore che papà e mamma le hanno passato insieme al gruppo sanguigno e al colore degli occhi.

Dopo la scomparsa di Carlo Riva, sono poche le famiglie, i cantieri sul lago, a poter dire di aver raccolto la sua eredità. Perché fu lo stesso ingegnere, una volta lasciati gli incarichi ufficiali, a indicare implicitamente i suoi “successori”, semplicemente contornarsi delle persone di cui aveva stima. Gli amici furono così anche coloro a cui Carlo lasciò un’eredità. Che è però prima di tutto un dovere, quello di continuare ad amare le barche e il lago, a fare con passione, ma anche con consapevolezza e abilità, il proprio lavoro, che sia di restauratori o di costruttori. 

Certamente fra coloro che l’ingegnere aveva cari, fra i cantieri che guardava con stima, c’erano i Matteri. Al lor patron, Erio, maestro d’ascia riconosciuto, Riva spesso confidò le sue impressioni, ed anche le sue preoccupazioni, riguardo al mercato nautico in rapido cambiamento, ai nuovi soggetti che vi si affacciavano. Ma sempre senza perdere la fiducia che gli veniva da una certezza: al di là delle fluttuazioni dei prezzi, del pericolo di chi si improvvisa costruttore, delle scelte dei governi, delle mancate o concesse sovvenzioni, alla fine la qualità avrebbe vinto sempre. «Proprio per questo – ci confida Francesca Matteri, legale rappresentante dello Yacht Club Eriolario, legato all’azienda paterna – per questa sua attitudine a comprendere la vita nei cantieri, oltre che i desideri degli acquirenti, Carlo Riva è diventato un’icona. Non solo le sue barche, il suo legno, i “suoi” vip anni ’60 sdraiati a pelo d’acqua, ma il suo pensiero. E il suo cuore, in tutto quello che faceva».  

 

C’è invece qualcuno oggi che si ispira a lui dal punto di vista del design?

«In realtà, dal punto di vista stilistico, fu molto più imitato fino agli anni ’80. In questo momento vanno invece di moda modelli avveniristici anche esteticamente e di solito anche di maggiori dimensioni, rispetto al passato».

Eppure voi siete impegnati in un continuo studio dei suoi modelli e dei suoi materiali…

«Per noi è importantissimo conoscerlo a fondo perché ci occupiamo tanto dei restauri delle barche Riva. Come per ogni arte, anche nella nautica il restauro deve essere a sua volta un capolavoro. Deve essere fatto con passione, ma soprattutto con competenza. Oggi siamo in pochi a occuparcene a questo livello di qualità, mentre molti si improvvisano».

Poi ci sono i modelli Riva che voi stessi possedete…

«Sì, io mi occupo molto da vicino del noleggio della nostra flotta e sono tanti i turisti (statunitensi, nord europei e sud americani, soprattutto) che scelgono un Riva, anche perché cerchiamo di offrire un’esperienza “di Lago” a tutto tondo: si possono visitare i cantieri, essere accompagnati in diverse escursioni, nei migliori ristoranti… Ma in più, le nostre barche sono ricercatissime nel modo della pubblicità, non solo nei famosissimi spot ambientati sul Lario, che vediamo in tv qui da noi. Il nostro Riva Tritone n° 11 Engfals II, per esempio, ha all’attivo un centinaio di campagne, girate in tutto il mondo. I cantieri e la flotta sono stati poi scenario di un blindatissimo reality trasmesso in USA per mesi. Questo anche perché siamo particolarmente apprezzati nell’ambiente, non solo per la bellezza e la continua puntuale e conservativa manutenzione della nostra flotta, ma anche per la grande discrezione: spesso il big che viene sul lago non vuole essere preceduto da una schiera di giornalisti che lo attendono sulla riva e chi pensa una campagna pubblicitaria non vuole che il pubblico e i competitors ne conoscano i dettagli mesi prima delle riprese…».

Ma, oltre al restauro dei Riva e al noleggio della vostra flotta, voi siete ideatori e costruttori di modelli d’avanguardia…

«Siamo stati in assoluto tra i primi a capire che era necessario investire in modo massiccio e ragionato sui motori elettrici. Mia madre in particolare ne ha fatto una missione. Mio padre ha capito che non si potevano riadattare modelli a motore tradizionale. O meglio, che sarebbe stato troppo dispendioso. E così tutti in famiglia ci siamo mossi per trovare la soluzione vincente e negli ultimi anni i nostri sforzi cominciano ad essere ripagati, anche grazie alla nuova consapevolezza delle amministrazioni, che dettano regole ferree riguardo alla navigazione nelle aree protette. In queste zone noi abbiamo parecchi modelli a sfidare le onde. L’ultima nata, varata a marzo, è Arca di Noè, un modello elettrico, a emissione zero, progettato da mio padre e di cui tutti noi andiamo particolarmente fieri». 

Nel presentarla, durante il varo, lei disse “un regalo che papà ci ha fatto”…

«Un regalo speciale, perché quando una barca arriva in cantiere diventa parte della famiglia. Le barche sono sempre state lo scenario della nostra vita, nei momenti belli e in quelli meno felici, a ogni Natale, Pasqua o compleanno. E con quei “doni”, mio padre ci offre tutto sé stesso perché per lui le barche sono lavoro, hobby e passione… Nell’amarci, ci regala anche il suo amore per questo lavoro».

Crisi economica, politica che spesso sembra indifferente ai vostri bisogni, qual è il futuro dei cantieri navali in Italia?

«Per risponderle torno a ciò che diceva Riva a mio padre e di cui abbiamo parlato all’inizio. La mia impressione è che per qualche anno ci sia lavoro ancora per tanti (dopo tutto gli yatch sono per definizione emblema di lusso e nel lusso la crisi a volte si sente meno). Però fra qualche anno, più grazie alla consapevolezza degli acquirenti che a causa del momento economico, sicuramente ci sarà una selezione naturale tra chi si improvvisa restauratore o, peggio, costruttore, e chi è veramente bravo».